Il raid contro gli immigrati dopo la rissa: "Spari per far capire chi comanda"

Ricostruiti movente e dinamica dell'agguato di sabato pomeriggio in via Fiume: fermato un 28enne, Emanuele Rubino. Alla reazione di un 21enne gambiano, il "branco" di Ballarò ha risposto con calci e pugni. Poi spunta una pistola...

Il momento in cui Rubino cerca di sparargli in via Maqueda

Ha voluto dimostrare la sua potenza, il suo predominio sul territorio, sedando la reazione a un’aggressione con un colpo di pistola, dopo aver percorso via Maqueda per una settantina di metri con l’arma in mano, di fronte a una folla impaurita. Questa la ricostruzione della polizia che ha fermato un pregiudicato di 28 anni, Emanuele Rubino (nella foto in basso), accusato di tentato omicidio dopo aver esploso un colpo di pistola mirando alla testa di un gambiano di 21 anni, Yusupha Susso. La sua “colpa” sarebbe stata quella di aver risposto a un “branco” di Ballarò, all’interno del quale c’era colui che poco prima lo stava per investire con lo scooter e al quale ha chiesto solamente di stare più attento. “Ci sono gruppi in questa zona - spiega il questore Guido Longo - che credono con grande strafottenza di comandare in questo quartiere. Ma si sbagliano di grosso e glielo abbiamo dimostrato”.

LA SPARATORIA IN DIRETTA/VIDEO

Tutto ha avuto inizio nel pomeriggio di sabato, in pieno centro, quando Susso stava passeggiando con altri due africani, uno dei quali minorenne. Un uomo li avrebbe speronati con uno scooter e forse il 21enne gli avrebbe lanciato un’occhiataccia. Poco dopo, sempre a bordo del mezzo a due ruote, l’uomo gli ha tagliato la strada per dirgliene quattro e al tentativo di reazione ha chiamato a raccolta il “branco”. I primi due africani, arrivati a Palermo nel 2013 e ospiti di un centro accoglienza, si sono presi due schiaffi, mentre Susso ha deciso di non piegarsi. In pochi secondi sono volati calci e pugni, sino a quando Rubino non avrebbe lanciato un segnale ai suoi amici che improvvisamente si sono fermati.

A quel punto il 28enne, accennando una corsa, è andato a recuperare una pistola, tenendola nascosta dietro la schiena mentre attraversava la strada e percorreva un tratto del marciapiede. “Ha tentato di sparargli già in via Maqueda, poi - spiega Rodolfo Ruperti, capo della Squadra Mobile - lo ha seguito in via Fiume e proprio lì ha fatto fuoco. Pur avendo spostato le auto parcheggiate e ispezionato il luogo non abbiamo trovato il bossolo e quindi non possiamo dire con certezza quale arma abbia utilizzato. Devono avere ripulito la scena del crimine in questo giorno e mezzo di indagini”. Gli agenti di polizia, però, hanno rivenuto un’altra pistola con l’otturatore chiuso utilizzata probabilmente per le rapine.

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Rubino, infatti, ha precedenti per reati contro il patrimonio. Due anni fa, insieme a un complice, ha rapinato una gioielleria di Torino (GUARDA VIDEO) travestendosi con una divisa ufficiale delle poste rubata da una filiale di Moncalieri. E quello non sarebbe l’unico colpo messo a segno nel suo passato da “rapinatore free lance”, come lo ha definito Ruperti. “Nessun testimone ha fornito informazioni utili. Tra la conoscenza del quartiere - aggiunge il capo della Squadra Mobile - e le foto segnaletiche mostrate agli altri due africani, siamo riusciti in poco più di un giorno a chiudere il cerchio”. La vittima, colpita da un proiettile che gli ha attraversato la testa, è stata ricoverata all’ospedale Civico, dove i medici lo stanno tenendo in coma farmacologico e lotta tra la vita e la morte.

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