Arrestato per tentato omicidio, ma le vittime non lo riconoscono: scagionato

Alessandro Cutrona era finito in manette nel maggio 2016: fu accusato di avere partecipato a una spedizione punitiva contro tre nigeriani a Ballarò. Per lui è arrivata adesso l'archiviazione

Era stato arrestato nel maggio 2016 con l’accusa di avere partecipato ad una spedizione punitiva contro tre nigeriani. In manette per avere fatto parte di un gruppo "che teneva sotto controllo una parte del quartiere Ballarò terrorizzando a lungo i commercianti del Bangladesh: ma Alessandro Cutrona, 34 anni, adesso è stato scagionato perché nessuna vittima lo ha riconosciuto. L'uomo era stato arrestato nell'ambito della maxi operazione di polizia - chiamata Maqueda - che portò al fermo di 10 persone, definite tutte "le nuove leve di Cosa nostra". Decisiva - ai fini dell'arresto - la ribellione dei commercianti stranieri che avevano deciso di reagire alle continue richieste di pizzo denunciando alla polizia le continue vessazioni subite. Decine di reati aggravati dal metodo mafioso e dalla discriminazione razziale, ad opera di uomini vicini alle famiglie mafiose di “Palermo Centro”. Indagini che trovarono un decisivo impulso dopo il fermo di Emanuele Rubino per il tentato omicidio di Yusupha Susso, giovane gambiano ferito con un colpo d’arma da fuoco alla testa, e 'colpevole' di avere reagito all’ennesimo atto di sopraffazione gratuita.

Con il passare dei mesi gli indagati per il rogo della casa dei nigeriani sono più che raddoppiati, e sono arrivati a nove, ma i riconoscimenti sono stati piuttosto ballerini e per molto l’inchiesta si è praticamente chiusa. Uno di questi è proprio Cutrona, per il quale il suo legale, l’avvocato Rosanna Vella, ha chiesto e ottenuto il decreto di archiviazione. Non è stato riconosciuto da nessuna delle tre vittime extracomunitarie durante un lungo incidente probatorio. I testimoni oculari sono stati condotti in un’aula speciale del palazzo di giustizia e da dietro un vetro hanno visto gli indagati posti accanto ad altri personaggi del tutto estranei all’inchiesta. In virtù di questo risultato Cutrona è stato prosciolto e la sua posizione archiviata.

Cutrona - già sottoposto alla misura di sorveglianza speciale per due anni a partire dal mese di gennaio 2016 - poco dopo l'operazione Maqueda subì il sequestro dei beni per un valore di 200 mila euro (un internet point e un negozio di casalinghi in via dei Candelai). Cutrona, già condannato per una rapina aggravata e lesioni personali per dei fatti avvenuti nel 2005, era stato arrestato per due tentativi di estorsione, aggravati dalla modalità mafiosa, avvenuti nel 2010. Poi a maggio 2016 il nuovo arresto. Ed è stato proprio grazie a quest'ultima operazione che si venne a sapere, da segnalazioni anonime, che Cutrona era titolare di alcune attività commerciali. Da qui le indagini patrimoniali sul 34enne e sulla sua famiglia che fecero emergere uno squilibrio tra il reddito e le spese effettuate. Il Tribunale di Palermo accolse la richiesta della Questura di sequestrare i beni del Cutrona. Ma lui, però, con il rogo di Ballarò non c’entra nulla.

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