Cronaca

Si spengono le luci del Ditirammu, sui social lanciata raccolta fondi: "Non mollate"

Si abbassa il sipario sul piccolo teatro della Kalsa, impossibile sostenerne i costi, ma non svaniscono i ricordi. Tantissimi sono coloro che hanno lasciato su Facebook un pensiero o un ricordo per i fratelli Parrinello

Un tempio della cultura che si sgretola, una fucina per le nuove generazioni che si dissipa, una speranza che si spegne. Lo show non può andare avanti. Cala il sipario sul piccolo teatro Ditirammu, nel cuore della Kalsa, ma con lui non vanno di certo via i ricordi di quanti hanno occupato uno di quei 52 posti da cui assistere a riti e cunti. Impossibile, infatti, per i fratelli Elisa e Giovanni Parrinello, figli dello storico fondatore, sostenere i costi degli spettacoli dello storico teatro che ha visto le sue prime luci nel 1996 e che a 21 anni di distanza è costretto oggi a chiudere i battenti.

Si spegne la speranza ma non i ricordi. E così sono tantissimi coloro che, appresa la notizia, hanno voluto lasciare sulla pagina Facebook del teatro, un pensiero di solidarietà a vicinanza per questo piccolo grande pezzo della storia di Palermo. "Ragazzi, non mollate. Avrete l'appoggio di tutta la città. E' un patrimonio a cui non possiamo rinunciare", è il messaggio di Maurizio Maiorana. "E' un pezzo di storia artistica e teatrale di Palermo, capitale della Cultura 2018. Non si può perdere", aggiunge Ugo Arioti.

Cala il sipario sul teatro Ditirammu

Anna Maria Guzzio lo saluta così: "Una stella per l'accoglienza, una stella per la competenza, una stella per l'aria che si respira, una stella per la bellezza di ciò che sta dentro quel luogo, un'ultima stella, la più luminosa, per Vito e il suo amore per la vita". "Un luogo di incontri necessari - scrive Salvatore Nocera Bracco - riflessioni, libertà, di inizi, capoversi, canzoni, libri, cultura con l'orgoglio di esserlo e l'umiltà di divulgarla attraendo a sé anche i riottosi e gli stupidi saccenti ai quali convertiti non rimane che il sorridere dello stesso sorriso di chi scopre che la musica, la poesia, il teatro, la letteratura qui regnano come legittima espressione e formazione a quella umanità di cui tutti facciamo parte allo stesso modo ma a cui ognuno concorre con la sua stupenda diversità".

Silvana Iacovino rammenta la prima volta che mise piede dentro al Ditirammu. "Era un Natale di un po' di anni fa, Ninnarò. Vito e Rosa, Elisa e Giovanni quasi ragazzini, Filippo Luna stupendo. E poi la sensazione di essere tra amici che ti accolgono offrendoti il panettone e un sorriso. Da allora Ditirammu per me non è stato un teatro ma un incontro con un mondo che riscalda il cuore e io a dicembre Ninnarò lo voglio vedere". Per Pino Cappello "Vito Parrinello con la sua famiglia ha creato qualcosa di davvero prezioso e meraviglioso che non può andare perduto, perché va perduta la tradizione siciliana", mentre Rossana Salerno racconta di aver citato il Ditirammu più volte nella sua tesi di dottorato e invita i fratelli Parrinello a lottare "altrimenti un pezzo della cultura siciliana morirà con la vostra chiusura".

Memorie antiche quelle di Flavia Virga: "Conserverò per sempre il dolce ricordo di vostra mamma Rosa che a me, dietro i banchi di scuola, ha insegnato l'arte del passato, delle tradizioni e quella, soprattutto di potersi meravigliare ancora, della semplicità delle cose. A voi spetta una responsabilità enorme, quella di poter essere ancora orgogliosi della nostra storia. I politici che non vi/ci ascolteranno continueranno ad esserci, ma la vostra passione merita di avere il nostro supporto perché i giovani vanno via, ma c'è ancora qualcuno che ha bisogno di vivere la propria città".

Emilia Adelfio paragona Palermo a un bell'abito "ormai dismesso, disegnato da un grande stilista, indossato dalle più belle e nobili (non per rango ma per cuore) donne della città. Ormai liso dal tempo non piace più a nessuno, nessuno vuole indossarlo, nessuno ricorda quanto era bello. Allora l'abito diventa pezza, una pezza che ormai nessuno vuole nei suoi armadi". Se Marilena Basiricò invita a lanciare una raccolta fondi sotto l'hashtag #ilteatroditirammu, Giulia Mancino lancia un accorato appello: "Che possa una volta essere ascoltato il coro di anime ispirate da tanto amore e da vera e sudata bellezza, contro ogni ignavia che accompagna la nostra stanchezza. Non perdiamo ciò che ha parlato ai nostri cuori e che ha tanto da donare ancora. Grazie Ditirammu, grazie popolo palermitano".

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