Teatro Biondo, i conti non tornano: 12 lavoratori a casa per sei mesi

L'obiettivo del teatro è arrivare al pareggio di bilancio. I lavoratori potrebbero fermarsi già da lunedì. Percepiranno l'80% dello stipendio. I sindacati protestano e minacciano di occupare lo stabile

Il terremoto annunciato la settimana scorsa al teatro Biondo è puntualmente arrivato: dalla prossima settimana 12 lavoratori resteranno a casa per sei mesi. La drastica decisione ha lo scopo di far quadrare i conti raggiungendo il pareggio di bilancio alla fine dell'anno. I lavoratori usufruiranno del fondo d'integrazione salariale previsto dal Jobs Act di Matteo Renzi: percepiranno l'80% dello stipendio. Non si sa ancora chi, molto probabilmente già da lunedì, sarà costretto ad incrociare le braccia.

Sindacati e lavoratori non ci stanno e minacciano di occupare lo stabile. Chiusura totale dall'altro lato delle barricate: il consiglio di amministrazione, nel corso di un incontro con i lavoratori, ha chiaramente detto di non vedere alternative.

Il piano industriale. Il teatro va risanato. Operazione che anche il Comune ha sollecitato ad agosto inviando una lettera con la quale ha chiesto di avviare politiche per la riduzione degli sprechi, privilegiando riduzione di costi in ogni settore e anche scelte - meno traumatiche - già praticate di prepensionamento che consentano all'Associazione di guardare con maggior fiducia al proprio futuro.

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Per Paolo Caracausi, consigliere comunale Idv, però la causa dei conti in negativo sarebbe da attivare al Comune di Palermo, colpevole dei mancati trasferimenti di denaro. "Si tratta di un paradosso - dice - se si considera che lo Stabile di via Roma è in default a causa dei suoi soci. L'ex Provincia è sparita senza essere stata rimpiazzata, la Regione ha diminuito il suo contributo, il Comune tra il 2008 e il 2009 ha tagliato la sua quota per 3,4 milioni, a cui si aggiungono gli interessi bancari. In tutto 5 milioni di buco, parzialmente coperto grazie ai sacrifici dei lavoratori che adesso potrebbero, da soli, pagare il prezzo degli errori della politica". Caracausi conclude così: "Chiediamo al Comune di pagare al più presto quanto deve, facendosi parte attiva per l'accensione di un mutuo che estingua il debito residuo e permetta di rilanciare il Teatro come polo culturale a livello regionale e nazionale''.

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