Cronaca

Tania investita e uccisa in via Libertà, l'automobilista concorda la pena: inflitti 3 anni

Il panettiere Pietro Sclafani in appello ha così ottenuto uno sconto di 11 mesi e la sentenza è definitiva. Col suo furgone travolse la giovane scultrice che di domenica, a maggio del 2015, stava andando a lavorare in un call center. Scappò senza prestarle alcun soccorso e venne arrestato qualche ora dopo

Tre anni e un mese. E' questa la condanna definitiva per Pietro Sclafani, il panettiere che - il 17 maggio del 2015 - travolse e uccise col suo furgone Tania Valguarnera, scultrice di 29 anni che quella domenica mattina andava a lavorare in un call center di via Libertà, all'altezza di via Cordova. L'imputato scappò dopo l'incidente, senza prestare alcun soccorso alla vittima, che peraltro avrebbe dovuto sposarsi qualche mese dopo. Tuttavia, all'epoca dei fatti il reato di omicidio stradale (che prevede pene pesanti), non era stato ancora introdotto e Sclafani rispondeva di omicidio colposo.

L'imputato, assistito dall'avvocato Ninni Reina, ha concordato la pena in secondo grado con il pg Umberto De Giglio e la prima sezione della Corte d'Appello presieduta da Adriana Piras l'ha ritenuta congrua. La sentenza ora è definitva. In primo grado, invece, il giudice monocratico Daniela Vascellaro aveva respinto il patteggiamento concordato tra accuasa e difesa, ritenendo la condanna troppo bassa, e aveva condannato Sclafani con il rito abbreviato a 4 anni, come richiesto dal sostituto procuratore Renza Cescon.

La storia di Tania Valguarnera aveva commosso tutta la città, anche perché inizialmente era stata diffusa la notizia (errata) che fosse madre di due gemellini. La mattina del 17 maggio la giovane stava percorrendo via Libertà per andare a lavorare - di domenica - negli uffici di Almaviva. Una giornata di pioggia intensa e, proprio il maltempo, secondo la difesa avrebbe impedito a Sclafani di vedere la ragazza. Lei aveva invece attraversato sulle strisce pedonali (in un punto in cui dopo la tragedia è stato installato un semaforo a chiamata) e aveva anche un grande ombrello colorato. I consulenti della Procura avevano per questo escluso che la visibilità dell'automobilista fosse compromessa.

Processo Pietro Sclafani (3)-2

Ad incastrare Sclafani (nella foto), che venne arrestato qualche ora dopo l'incidente e la fuga, erano state le immagini di riprese dalle telecamere di soverglianza di via Libertà. In un primo momento la Procura sostenne che l'imputato fosse sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, ma il dato venne poi smentito perché l'esito delle prime analisi era in realtà un falso negativo.

Di fatto non si è mai capito come in una strada dritta e in quel momento libera, viaggiando alla velocità media di 50 chilometri orari e senza usare il cellulare alla guida, Sclafani possa aver provocato l'impatto mortale. La sua difesa ha sempre parlato di "una tragica fatalità", ma la famiglia della giovane - così come la Procura - è stata sempre convinta che quel terribile incidente poteva essere evitato. In primo grado erano state concesse provvisionali per 100 mila euro ai genitori di Tania Valguarnera, al fidanzato che non ha mai potuto sposare e al fratello, che si erano costituiti parte civile nel processo. Cosa a cui hanno rinunciato in appello.

La storia della giovane ebbe eco a livello nazionale e il ministero dell'Università decise, a giugno del 2015, di assegnare il premio Abbado per la scultura prioprio alla ragazza investita e uccisa. Un concorso al quale la vittima aveva partecipato e con tante speranze: la sua vera passione infatti era l'arte, ma per mantenersi - come tanti giovani - era appunto costretta a lavorare in un call center. La sua vita era stata però stroncata proprio mentre raggiungeva quegli uffici.

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