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Cronaca Casteldaccia

"Tangenti e assunzioni di amici e parenti a Casteldaccia": prosciolti sindaco e assessore

Per il gip di Termini Imerese gli elementi portati dalla Procura non sono neppure sufficienti per avviare un processo contro Giovanni Di Giacinto e Maria Marilena Tomasello, che furono arrestati a dicembre del 2019. Non luogo a procedere anche per altre 4 persone. Rinviati a giudizio il vicesindaco, una funzionaria e un geometra

Un presunto giro di tangenti e favori, di servizi affidati in cambio dell'assunzione di parenti e amici. E' per questo che a dicembre del 2019 finrono in manette anche il sindaco di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto, e l'assessore alla Pubblica istruzione, Maria Marilena Tomasello: oggi il gup di Termini Imerese, Valeria Gioieli, ha deciso che per i due, sulla scorta degli elementi portati dall'accusa - rappresentata dal procuratore Ambrogio Cartosio e dal sostituto Daniele Di Maggio - non ci siano neppure gli estremi per celebrare un processo e li ha prosciolti.

Al termine dell'udienza preliminare, il giudice oltre che per Di Giacinto (difeso dagli avvocati Nino Zanghì e Pietro Siragusa) e Tomasello (assistita dall'avvocato Salvatore Sansone), accusati di corruzione, ha disposto il non luogo a procedere anche per Antonino Amato, Valentina Tomasello, Marianna Rosalia Cirone, Pietro Guzzo e pure per un'azienda, la Fisma srl. Gli unici ad essere stati rinviati a giudizio, ma non per tutte le contestazioni mosse dalla Procura, sono il vicesindaco Giuseppe Montesanto, la funzionaria comunale Rosalba Buglino, il geometra Salvatore Merlino (anche loro erano stati arrestati) e Giovanni Corrao: il processo inizierà il 6 ottobre davanti al tribunale di Termini.

L'inchiesta aveva determinato un terremoto nel Comune in provincia di Palermo, il sindaco era stato pure sospeso dalla sua carica. In base alla ricostruzione dell'accusa, Di Giacinto avrebbe ottenuto da una cooperativa di volontari del servizio civile l'impiego di alcune persone indicate non solo da lui, ma anche dal suo vice e dall'assessore. Avrebbe poi brigato per velocizzare le pratiche per l'accreditamento della coop all'assessorato regionale alla Famiglia per ottenere fondi pubblici.

Secondo la Procura, inoltre, il sindaco avrebbe usato gli stessi trucchi e meccanismi per affidare il servizio di raccolta differenziata: nessuna gara, ma l'assunzione di persone gradite, sosteneva sempre l'accusa. Il giudice, però, non ha ravvisato gli elementi sufficienti per procedere contro di lui. Il primo cittadino invece è sotto processo per la strage di Casteldaccia, quella in cui per via dell'esondazione del fiume Milicia, morirono nove persone. 

L'avvocato Sansone, per conto dell'assessore Tomasello, afferma: "Una vicenda complessa caratterizzata da un quadro d'accusa lacunoso che ha provocato grave sofferenza personale e famigliare alla mia giovane assistita alla sua prima esperienza politica. La disanima degli atti, compiutamente eseguita dal gup, ha restituito alla verità condotte ingiustamente contestate".
 

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