Villa Sofia, paziente ricoverato in Neurologia positivo al Covid dopo il quarto tampone

Si tratta di un migrante 28enne arrivato dall'hotspot di Lampedusa e ricoverato il 24 agosto per un principio d'ischemia. I primi tre tamponi erano risultati negativi, non ha sintomi riconducibili a patologie respiratorie. Nessun contagio tra i pazienti e il personale sanitario

(foto archivio)

Scoperto al quarto tampone un caso di Coronavirus a Villa Sofia. Un paziente ricoverato nel reparto di Neurologia è risultato positivo al Covid-19 ed è stato trasferito nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Cervello, ad oggi ancora attrezzato per trattare casi di contagio da Coronavirus. Si tratta di un migrante 28enne, originario del Camerun, arrivato dall’hotspot di Lampedusa. Gli altri tamponi effettuati su pazienti e personale del reparto, circa un’ottantina, hanno invece dato esito negativo scongiurando l’esistenza di un focolaio all’interno della struttura sanitaria.

La notizia, inizialmente smentita dalla direzione di Villa Sofia, è trapelata direttamente dall’ospedale. Ricostruendo la vicenda è emerso che il giovane, ricoverato lo scorso 24 agosto per un principio di ischemia cerebrale, era stato sottoposto - come previsto dai protocolli sanitari - a tampone rinofaringeo. I primi tre accertamenti  avevano però escluso la presenza del virus all’interno del suo organismo. Giorni dopo, al momento delle sue dimissioni, il giovane camerunese è stato nuovamente sottoposto al tampone che, questa volta, ha dato esito positivo.

Una volta accertato il caso, è stata attrezzata un’ambulanza di biocontenimento che ha portato nella struttura sanitaria di via Trabucco il giovane, che non avrebbe alcuna sintomatologia da patologie respiratorie. I medici di Villa Sofia, sulla scorta delle informazioni acquisite, ritengono di potere escludere che il 28enne sia rimasto contagiato all’interno dello stesso ospedale. “Verosimilmente - spiegano - potrebbe aver contratto il virus all’interno dell’hotspot, uno scenario in cui gli assembramenti sono inevitabili, rappresentando una seria condizione di rischio”.

Resta chiarire come mai il paziente, da considerarsi potenzialmente un soggetto a rischio proprio per la provenienza dall’hotspot, sia stato ricoverato in un reparto che non è destinato all’emergenza Covid. “Siamo preoccupati - spiega il dirigente medico nonché sindacalisti del Cimo Giuseppe Bonsignore - perché le misure adottate sino ad ora, cioè quelle di limitare le visite dei parenti, sono saltate. Vediamo frotte di persone, famiglie con bambini, che girano nei reparti. Bisognerebbe fare marcia indietro, come accaduto per le discoteche, limitando gli accessi”.

Un altro problema riguarderebbe i pazienti provenienti dagli ambulatori. “Molti colleghi - continua Bonsignore - mi hanno chiamato allarmati chiedendo lumi sui controlli. Riteniamo che l’attività ambulatoriale andasse spostata al vicino Cto, così da mantenere una netta separazione con il resto delle attività che vengono espletate all’interno dell’ospedale”.

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