Lunedì, 25 Ottobre 2021
Cronaca

Addio a Sviluppo Italia Sicilia: dichiarato il fallimento

Nell'aprile del 2016 la società era stata posta in liquidazione volontaria dallo stesso socio unico Regione Siciliana. La società si è occupata di misure a sostegno dell'autoimprenditorialità

Si chiude con la vicenda di Sviluppo Italia Sicilia. Il tribunale ha dichiarato il fallimento della società partecipata dalla Regione, respingendo il ricorso presentato dal liquidatore Andrea Vincenti, che chiedeva l'ammissione alla procedura di concordato preventivo. Fondata nel 2001, fino al 2008 ha fatto capo al ministero del Tesoro. Successivamente è passata nell'orbita della Regione e sono iniziati i problemi economici. Nell'aprile del 2016 la società era stata posta in liquidazione volontaria dallo stesso socio unico Regione Siciliana. Sviluppo Italia Sicilia si è occupata di misure a sostegno dell'autoimprenditorialità.

"Si tratta di una sentenza che pone rilevanti interrogativi in ordine a eventuali responsabilità da parte degli amministratori nell'attività di gestione e controllo, ma ancor di più del socio unico Regione Siciliana - commentano i legali Simona Rizzo, Annunziata Falletta e Salvo Cangialosi dello studio Varisco-Fiore -. Dopo aver esperito ogni possibile tentativo giudiziale volto alla tutela e al recupero dei crediti vantati dai nostri assistiti (31 ex dipendenti), non avendo ottenuto un concreto riscontro in ordine a un tangibile piano di risanamento del debito, il ricorso per la dichiarazione di fallimento della società ha rappresentato l'extrema ratio". "Gli ex dipendenti di Sviluppo Italia Sicilia  - si legge in una nota - da 14 mesi non percepivano lo stipendio sebbene continuassero a garantire comunque la loro prestazione lavorativa alla società. E così, nell'ottobre del 2016, hanno richiesto l'assistenza dello studio legale Varisco-Fiore, al fine di tutelare le proprie ragioni".

"Il deposito del ricorso è stata una scelta difficile, rigorosamente ponderata ma, purtroppo, divenuta inevitabile non solo al fine di garantire agli ex dipendenti il recupero parziale del Tfr (trattamento di fine rapporto) e di alcune mensilità, ma anche assicurarne, per il proseguo, la gestione al Tribunale fallimentare", spiegano i legali.

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