Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Detenuta si suicida in cella al Pagliarelli, il Sappe: "Si fermi questa spirale di morte"

"E' il nono suicidio di una persona detenuta nelle carceri italiane negli ultimi quaranta giorni - sottolinea il sindacato di polizia giudiziaria - il numero 31 dall'inizio dell'anno"

Foto archivio

Una detenuta straniera di 58 anni si è tolta la vita all'interno del carcere Pagliarelli. Ne dà notizia il Sappe, il sindacato di polizia giudiziaria. "E' il nono suicidio di una persona detenuta nelle carceri italiane negli ultimi quaranta giorni, il numero 31 dall'inizio dell'anno", afferma in una nota il sindacato che chiede al ministro della Giustizia Andrea Orlando "interventi concreti ed urgenti per fermare questa spirale di morte".

"La donna  - spiega Donato Capece, segretario generale del Sappe - era entrata in carcere per spaccio di droga alle 3 notte nonostante le disposizioni di legge che prevedono che nessuno debba fare ingresso di notte in un penitenziario e al mattino alle 10.30 si è impiccata alle sbarre della cella. Il suicidio è avvenuto nella giornata di sabato scorso, 5 settembre, ma solamente oggi se n'è avuto notizia".

"Prima di Palermo Pagliarelli, in questi ultimi 40 giorni, altri detenuti si erano suicidati nelle carceri di Roma Regina Coeli, Terni, Teramo, Pisa, Alba, Carinola, Gela, Como", aggiunge Donato Capece. "Questo dato oggettivo ha sollevato fin da subito le nostre legittime perplessità - prosegue - soprattutto in relazione al fatto che sentiamo sempre più spesso dire che il numero dei detenuti è calato, che 'l'emergenza penitenziaria non c'è più' e, quindi, i problemi sarebbero tutti (o quasi) risolti. Ma niente è stato fatto, partendo dalla revisione della vigilanza dinamica nelle carceri che non cambiato affatto le cose nelle celle ma, anzi, sembra acuire le criticità penitenziarie. Nove detenuti che si tolgono la vita in soli 40 giorni dovrebbero fare riflettere seriamente il Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Altro che chiacchiere: qui ci vorrebbero soluzioni immediate e concrete, e non nascondere la testa sotto la sabbia!". "Servono gli agenti di polizia penitenziaria, oltre seimila, che mancano dagli organici del Corpo - conclude il sindacalista - . E riflettere sull'opportunità di mantenere il regime penitenziario 'aperto' e la vigilanza dinamica che, se non sono associati al lavoro in carcere, favoriscono l'ozio e, quindi, l'acuirsi dei drammi personali di chi sta in cella".

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