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Carceri, al Pagliarelli due suicidi in quattro mesi: solo a Como ce ne sono stati di più

Secondo i dati pubblicati dal Dap nell'anno appena passato 61 persone si sono tolte la vita all'interno degli istituti di pena italiani. E' quanto emerge dal rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione: "Erano quasi vent'anni che non si registrava un numero così alto"

Secondo i dati pubblicati da Ristretti e dal Dap, nell'anno appena passato 61 persone si sono tolte la vita all'interno degli istituti di pena italiani. Nel 2020 tale tasso è risultato significativamente superiore agli anni passati, attestandosi a 11 casi di suicidio ogni 10.000 persone. E' quanto emerge dal XVII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, dal titolo "Oltre il virus", presentato oggi. Al Pagliarelli di Palermo sono stati registrati due suicidi fra il mese di giugno e quello di settembre. Solo nella casa circondariale di Como ce ne sono stati di più (3).

"Erano quasi vent'anni che non si registrava un numero così alto", sottolinea l'associazione. Guardando l'età, vediamo come nella maggior parte dei casi si è trattato di persone giovani: l'età media delle persone che si sono tolte la vita in carcere nel 2020 è di 39,6 anni. La fascia più rappresentata - con quindici decessi - è infatti quella delle persone fra i 36 e i 40 anni, tristemente seguita da otto decessi di ragazzi con un'età compresa tra i 20 e i 25 anni. I più giovani erano due ragazzi di 22 anni morti a pochi giorni di distanza, uno a Benevento e l'altro a Brescia. La persona più anziana era un uomo di 80 anni deceduto nel carcere di Cagliari. Tredici i morti dopo le rivolte. "Un numero tragico che non ha precedenti nella storia repubblicana".

Dalle informazioni raccolte tramite le visite effettuate da Antigone nel corso del 2020, emerge una media di 23,86 casi di autolesionismo ogni 100 persone detenute. Numerosi sono gli istituti con un numero di casi ben superiore, fra questi i primi cinque sono le case circondariali di Cassino (60,98), Imperia (49,3), Venezia Santa Maria Maggiore (47,62), Pisa Don Bosco (44,19) e Milano San Vittore (43,11). Osservando i dati raccolti, "notiamo come negli istituti con numerosi casi di autolesionismo vi siano alti tassi di sovraffollamento, ben superiori alla media nazionale pari circa al 120%". "Altro elemento interessante è la presenza media di psichiatri e psicologi all'interno degli istituti". Nelle case circondariali di Cassino, Venezia e Pisa, nonostante l'alto numero di episodi di autolesionismo, si registra infatti una ridotta presenza in ore settimanali di entrambe le categorie di professionisti, ben al di sotto della media, pari a quasi 9 ore per gli psichiatri e a quasi 17 per gli psicologi per ogni 100 persone detenute.

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