Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca Bagheria

Ubriaca dopo la serata in discoteca e stuprata in una villa di Mongerbino: due condanne

Il tribunale ha inflitto sei anni di carcere a Pasquale Testa e a Andrea D'Alcamo, accusati di aver abusato a turno di una giovane. La presunta vittima si sarebbe accorta solo dopo alcune ore dell'accaduto e non erano stati riscontrati segni di violenza dai medici. Uno degli imputati incastrato dal dna

Aveva bevuto quella sera, a tal punto da sentirsi anche male e, quando - ancora stordita dall'alcol - aveva riaperto gli occhi si sarebbe ritrovata distesa su un letto in una villa di Mongerbino, con gli short slacciati e una collana spezzata al collo, in mezzo a due ragazzi. Soltanto lentamente la giovane si sarebbe resa conto di essere stata stuprata, anche se gli imputati, Andrea D'Alcamo, 31 anni, e Pasquale Testa, di 28, hanno sempre respinto l'accusa. Ora però sono stati condannati a sei anni di carcere ciascuno dalla seconda sezione del tribunale.

I giudici hanno quindi ritenuto credibile il racconto della ragazza e accolto le richieste del sostituto procuratore Chiara Capoluongo, che aveva cooridinato le indagini della squadra mobile e che aveva chiesto una pena un po' più alta per i due, otto anni ciascuno.

Il presunto stupro di gruppo sarebbe avvenuto la sera del 24 agosto del 2013, dopo una serata trascorsa in un locale di Bagheria. La giovane era con un gruppo di amici, tra i quali c'erano anche D'Alcamo e Testa, che lei però avrebbe conosciuto solo di vista. La comitiva di ragazzi, dopo aver ballato, nella notte si era trasferita nella villa di D'Alcamo. Come ricostruito dagli inquirenti, la presunta vittima sarebbe stata completamente ubriaca e si sarebbe sentita pure male, tanto che i suoi amici sarebbero scesi in una farmacia per comprare un farmaco e le avrebbero fatto anche un'iniezione. Visto il suo stato, la ragazza si sarebbe poi appoggiata su un letto, in una delle camere dell'abitazione di Mongerbino.

Secondo i testimoni, sarebbe rimasta da sola con i due imputati per almeno un quarto d'ora, ma nessuno avrebbe visto cosa sarebbe accaduto all'interno della stanza.

Soltanto più tardi, passata la sbornia, la giovane avrebbe realizzato di essere stata abusata dai due imputati e lo avrebbe subito riferito a delle amiche. A quel punto sarebbe stata ricaccompagnata a casa e proprio da Testa (un elemento che per la difesa strideva con l'ipotesi della violenza sessuale). La ragazza era poi andata al pronto soccorso, ma i medici non avrebbero riscontrato alcun segno di abuso. Per il pubblico ministero questo dato non proverebbe che la vittima non fosse stata stuprata: secondo l'accusa, infatti, visto lo stato di alterazione in cui si trovava, la vittima non avrebbe comunque potuto opporre alcune resistenza ai suoi aggressori.

D'Alcamo e Testa hanno sempre respinto le accuse e negato di aver abusato della giovane. La squadra mobile, però, era riuscita ad estrapolare tracce di liquido seminale di Testa sugli abiti della vittima e anche un'altra traccia di dna - compatibile però solo in parte - con quello di D'Alcamo. Ma come ha sostenuto la difesa in questo secondo punto non vi sarebbe nulla di strano, visto che il letto in cui si era distesa la giovane era proprio quello in cui l'imputato dormiva.

Durante il dibattimento gli (ex) amici della ragazza non l'hanno certo difesa e, anzi, sono arrivati a dipingerla come "facile" e come una "poco di buono", una che non si sarebbe fatta problemi ad avere sessuali con il primo che le sarebbe capitato: argomenti che, anche se fossero veri, non potrebbero comunque in alcun modo giustificare o autorizzare uno stupro.

Testa durante il processo ha spiegato che avrebbe avuto un rapporto orale con la vittima, ma che lei sarebbe stata consenziente. A dire dell'imputato, la giovane si sarebbe inventata tutto per ripicca perché lui avrebbe giudicato il rapporto poco soddisfacente e lei si sarebbe offesa. Una versione alla quale i giudici non hanno creduto.

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