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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Termini Imerese

Quindicenne accusa l'ex di averla stuprata, prima condannato e ora assolto: "Fu una vendetta"

All'imputato in primo grado erano stati inflitti 3 anni e 4 mesi, ma in appello la sentenza è stata ribaltata. La giovane lo aveva denunciato dopo che lui aveva deciso di chiudere la loro relazione: "Il rapporto sessuale c'è stato, ma lei era consenziente". Dai referti medici nessuna traccia di violenza. Revocato anche il risarcimento

L'aveva detto sin dall'inizio: "Abbiamo avuto un rapporto consensuale e lei si è poi inventata lo stupro per vendetta perché l'avevo lasciata e non volevo tornare con lei". In primo grado i giudici del tribunale di Termini Imerese non avevano creduto a C. V., che oggi ha 31 anni ed era stato infatti condannato a 3 anni e 4 mesi perché avrebbe violentato la sua ex che, all'epoca dei fatti, aveva appena 15 anni. Adesso, però, la sentenza è stata totalmente ribaltata dalla terza sezione della Corte d'Appello, che ha assolto l'imputato con la formula "perché il fatto non sussiste".

Il collegio presieduto da Antonio Napoli ha accolto le tesi della difesa dell'uomo, rappresentata dall'avvocato Claudia Di Gati (nella foto), che ha smontato l'accusa di violenza sessuale su minore. E' stato anche revocato il diritto al risarcimento della presunta vittima e dei suoi genitori, che si sono costituiti parte civile nel processo.

avvocato Claudia Di Gati-3Il presunto stupro sarebbe avvenuto il 4 dicembre del 2014, vicino a un giardino pubblico di Termini bassa. C. V., che allora aveva 25 anni, sarebbe stato fidanzato per sei mesi con la ragazza e ad ottobre di quell'anno avrebbe deciso di lasciarla. Lei avrebbe però continuato a cercarlo e quella sera di dicembre lo avrebbe incontrato non lontano dalla villa.

Fin qui le due versioni combaciano. E' su quanto accaduto dopo che i racconti diventano inconciliabili. La ragazza ha riferito che si sarebbe appartata con C. V. e che lui all'improvviso l'avrebbe afferrata con la forza, sbattuta su una macchina e l'avrebbe violentata. Uno stupro che sarebbe durato 15 minuti, come la giovane aveva detto durante il dibattimento di primo grado, e che sarebbe stato interrotto solo grazie all'arrivo di suo fratello.

Il giorno successivo la presunta vittima era andata in ospedale: i medici avrebbero rilevato i segni di un rapporto sessuale, ma nessuna traccia di violenza, neppure lividi o altri segni sul corpo. Era stato il padre della quindicenne a presentare una denuncia alla polizia, facendo quindi scattare le indagini.

La versione dell'imputato - sin dal primo momento - è stata ben diversa: a suo dire, la giovane avrebbe continuato a cercarlo nonostante lui non avrebbe voluto portare avanti la relazione, pretendendo anche che si presentasse alla sua famiglia. La sera del 4 dicembre di 7 anni fa avrebbe effettivamente incontrato l'ormai ex fidanzata e si sarebbe appartato con lei perché la ragazza avrebbe voluto ulteriori spiegazioni sulla decisione di interrompere la loro storia. C. V. ha ammesso che poi avrebbe avuto un rapporto sessuale con la quindicenne che, tuttavia, sarebbe stata d'accordo. Ha negato di aver usato violenza e di averne abusato.

La difesa, a sostegno di queste dichiarazioni, ha affermato che non lontano dal punto in cui sarebbe avvenuto lo stupro ci sarebbe stato un gruppo di amici dei due. Quelli sentiti durante il processo hanno dichiarato che C. V. e la presunta vittima, dopo essersi allontanati, sarebbero tornati insieme e che non avrebbero notato alcun segno di turbamento nella ragazza. Nel punto in cui sarebbe avvenuta la violenza, poi, sarebbe stata ritrovata una sciarpa che, secondo la ragazza, sarebbe stata dell'imputato: sull'indumento, nonostante accertamenti, non sarebbero state trovate però tracce biologiche dell'uomo. Questo, sommato ai referti medici, che non fornirebbero alcuna prova di una violenza sessuale, ha fatto traballare l'accusa. E i giudici hanno infatti deciso di ribaltare la sentenza di condanna e di assolvere con formula piena l'imputato.

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