"Hanno abusato a turno di una compagna di scuola", condannati ma tornano subito liberi

Il giudice ha inflitto poco più di due anni a due ventenni accusati di aver violentato una quindicenne in un parcheggio nella zona di corso Calatafimi. Entrambi hanno già risarcito la vittima e dopo più di un anno lasciano gli arresti domiciliari. Il presunto stupro di gruppo sarebbe avvenuto nel 2018 "per vendetta"

Avrebbero abusato a turno di una compagna di scuola di appena 15 anni in un parcheggio nella zona di corso Calatafimi. Uno di loro, com'era emerso da alcuni messaggi scambiati con la vittima, avrebbe agito per vendetta: la ragazzina non avrebbe più voluto frequentarlo e lui l'avrebbe quindi minacciata di diffondere tramite Whatsapp una foto di lei seminuda. Adesso il gup Clelia Maltese ha condannato i due imputati (di cui non forniamo i nomi per non rendere identificabile la ragazzina), che hanno 20 anni, ma a pene molto miti rispetto a quelle richieste dalla Procura, tanto che entrambi sono tornati liberi, dopo aver trascorso più di un anno agli arresti domiciliari.

Nello specifico, il giudice ha inflitto con il rito abbreviato due anni e mezzo al giovane che avrebbe anche ordito il presunto ricatto e due anni e quattro mesi al suo amico, riconoscendo ad entrambi le attenuanti generiche. Gli imputati avevano già deciso di risarcire la quindicenne con quarantamila euro ciascuno. Il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi ed i sostituti Giorgia Righi e Sergio Mistritta avevano invocato condanne ben più pesanti, tra gli otto e i dieci anni. Un terzo ragazzo è invece a processo con il rito ordinario e per lui, che ha sempre respinto le accuse, i pubblici ministeri hanno invocato una condanna a nove anni di carcere.

Il presunto stupro di gruppo risale al 29 novembre del 2018. Secondo la ricostruzione della Procura, la ragazzina avrebbe avuto una relazione con uno degli imputati e su sua richiesta gli avrebbe anche inviato una sua fotografia in maglietta e slip. Poi la giovane avrebbe deciso di interrompere il rapporto ed è a quel punto che l'imputato avrebbe iniziato a minacciarla: "Hai finito di trattarmi come un cane, ora ci penso io a trattarti male", "ma ti pare che sono il tuo pollo? Il tuo schiavo? Che continui a bidonarmi da oltre un mese, vedi di venire, non facciamo succedere stragi, a me per il culo non mi ci prendi!", "forse non hai capito, se domani alle 16 non sei da me dico a tutti che invii foto in perizoma a chiunque, anche ai bambini", questi alcuni dei messaggi che il diciannovenne avrenbbe mandato alla vittima.

L'adolescente, spaventata, quel 29 novembre, proprio nella speranza di chiarire definitivamente la situazione e di troncare la relazione con il ragazzo, anziché entrare a scuola aveva deciso di salire sulla macchina dell'imputato. Si sarebbero poi appartati nel parcheggio e lui avrebbe abusato di lei. Non pago, avrebbe in seguito chiamato i suoi due amici perché facessero altrettanto.

La quindicenne era poi riuscita a liberarsi e, tornata a scuola, aveva raccontato quanto le sarebbe accaduto e, con il sostegno di amici, insegnanti e della sua famiglia, aveva poi denunciato i tre imputati. I compagni di scuola erano finiti agli arresti domiciliari a luglio dell'anno scorso.

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