Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Polizia nelle scuole, gli Studenti Medi rispondo a Sonia Alfano

Botta e risposta tra il coordinamento e l'europarlamentare dopo che nei giorni scorsi alcuni agenti sono entrati all'interno dell'istituto linguistico Cassarà per interrogare quattro ragazzi protagonisti dell'occupazione di quest'inverno

Le parole di Sonia Alfano: "L'accesso effettuato dalla Digos della polizia al liceo linguistico Cassarà di Palermo è stato disposto dall'autorità giudiziaria; un provvedimento davanti al quale nessuno puo' opporsi, tanto meno un dirigente scolastico, il cui comportamento e' stato di assoluto rispetto delle norme di legge. Parlo da genitore più che da europarlamentare, dato che anche alle mie figlie che frequentano questo istituto è stato negato in quei giorni il diritto di entrare a scuola. Non credo sia opportuno pensare che la presenza della Digos possa intimidire gli studenti. Mi preoccuperei se dentro un istituto scolastico ci fosse la mafia, non la polizia che è lo Stato. Chi di dovere intervenga al fine di chiarire che la presenza della polizia al Cassarà, per espletare un accesso su ordine dell'autorità giudiziaria, non può e non deve essere inteso come un atto di ostilità ma va anzi interpretato come un modo per garantire gli studenti, la loro sicurezza e il loro diritto allo studio".

La risposta degli studenti Medi:
Sedicenti maestri, presunti insegnati e politici: ecco perché non vi crediamo più. Apprendiamo proprio in queste ore della pubblicazione di alcune dichiarazioni rilasciate da Sonia Alfano (europarlamentare, Commissione europea Antimafia) a proposito dei fatti avvenuti venerdì scorso al liceo statale  linguistico Cassarà di Palermo. Avremmo fortemente voluto che la politica – su cui, ad essere sinceri, non abbiamo  mai nutrito grossa fiducia – si occupasse di fatti, a nostro avviso, gravissimi. Certo è che, se le prese di posizione dovevano essere di questo tenore, ne avremmo volentieri fatto preventivamente a meno. Sosteniamo ciò per la semplice ragione per cui non può passare in silenzio il metodo messo in campo, nel caso in questione, dalla Procura di Palermo, dalla Digos della locale questura, e da preside e professori del Ninni Cassarà. Ma allo stesso modo non possono essere svilite e banalizzate – come invece fa la Alfano – scelte politiche e giudiziarie che segnano una pericolosa svolta autoritaria nella vita politico-democratica del paese.Sonia Alfano-2

Così vi spieghiamo perché, noi studenti delle scuole, giovani troppo spesso accusati di avere scarsa coscienza per la vita pubblica, non vi possiamo più credere e ascoltare. Iniziamo dalle dichiarazioni della Alfano che giudica di “garanzia” per gli studenti l’affidare alle forze dell’ordine, alle procure e alle denunce (notificate in maniera subdola e plateale durante le ore di lezione) la “punizione” contro gli studenti indisciplinati. Chiederemmo volentieri alla parlamentare, sempre pronta ad invocare la “sana” presenza dello Stato in qualsiasi contesto sociale, dalle scuole alle piazze, cosa garantirebbe un simile approccio; o meglio, chi garantirebbe. Rispondiamo noi: tutto ciò prova a garantire la riproduzione di una scuola in cui nessuno spazio è possibile per il confronto e anche per la protesta contro un sistema e una classe politica che immiseriscono le nostre vite.

Garantisce chi, con la paura creata con atti plateali come quelli di venerdì, ci vorrebbe come branco  di pecoroni sempre chini di fronte all’ingiustizia e ai diktat di istituzioni sorde e incapaci. Infine, garantisce le stesse questure, gli organi repressivi e quelli giudiziari spaventati dall’ ”eccesso” di proteste nel mondo della scuola e dei giovani in generale. La signora Alfano dovrebbe, se il suo mestiere vero fosse il “ragionamento politico”, pensare a tutti i diritti lesi da provvedimenti del genere. Quello alla libertà di parola, associazione e protesta. Quello alla libertà alla speranza: quella speranza di poter cambiare le cose che non vanno, di trasformare le rovine che ci state consegnando in nuove e vere possibilità di vita e futuro.

Viviamo in un paese in cui non esiste più dibattito politico che non sia il teatrino in cui tutti finiscono per sostenere le stesse politiche, fare accordi per poi sfasciarli, spartire poltrone. Viviamo in un tempo in cui ogni questione sociale viene trattata solamente come “questione di ordine pubblico” e mai affrontata nella sua sostanza politica: quella per esempio in cui qualcuno, nella politica che lei  rappresenta, si prenda le responsabilità di scelte che ci hanno e continuano a condurci in sempre più profondi e bui baratri. Così, non vi chiedete (o non volete chiedervi) il perché di un malessere sociale così diffuso; non vi chiedete perché lo scorso autunno Palermo ha visto più di trenta fra scuole e licei in occupazione e mobilitazione. Il risultato (se non lo avesse capito) è che degli studenti, che decidono di prendere per la coda la propria e l’altrui vita per provare a fare sentire una voce di rabbia e sdegno cresciuta nella scuola di oggi (lei che ha figlie proprio in quella scuola dovrebbe saperlo) in cui ci avete costretti, vengano trattati come criminali.

Sig.ra Alfano, ma la scuola non dovrebbe essere un luogo di formazione? Non dovrebbe essere lo spazio in cui i giovani formano le proprie coscienze collettive e individuali? Non dovrebbe essere la fase in cui si scoprono il confronto, il dissenso e la differenza(!) delle idee e delle posizioni? Non pensa che fare indicare da professori incapaci studenti considerati “pericolosi” sia la negazione di tutto ciò? Anni di mobilitazioni non hanno convinto lo Stato che secondo lei ci garantisce (a colpi di denunce, ma per il nostro bene…) a rivedere i piani di smantellamento della formazione pubblica e dei diritti sociali di questo paese. Beh noi, a differenza di quelli che dice essere lei “le povere vittime delle occupazioni”, stiamo provando a cambiare le cose. Forse è proprio questo che a lei, alla procura e ai professori spaventa più di ogni altra cosa: vederci ritrovare la volontà di essere protagonisti delle nostre vite!

Vorremmo dedicare un ultimo e rapido pensiero a quei professori (non tutti, attenzione) che si sono prestati a questo sporco gioco. A costoro vorremmo soltanto ricordare che denunciare dei propri studenti che hanno come unica colpa  quella di essere politicamente attivi è la negazione stessa del loro ruolo d’insegnamento. Additare e segnalare ragazzi con cui il confronto e la relazione dovrebbero essere quotidiani e di fiducia vi proietta immediatamente fuori da ogni parvenza di comunità scolastica e dell’educazione (che non c’è più ma che qualche sano docente prova ancora ad alimentare) e vi trasforma in meri gendarmi dell’ordine costituito. Sappiamo che queste parole difficilmente vi creeranno sensi di colpa e rimorsi  ma ci teniamo a ribadirvi che scelte come quelle compiute venerdì (anche soltanto di tacito consenso) sono il motivo stesso per cui la distanza tra noi e voi diviene sempre più incolmabile. Voi, così,avete scelto di difendere la stessa vergogna contro cui vi lamentavate: riforme, tagli e offerte formative sempre più dequalificanti vi ringraziano di cuore.

Noi, intanto, come in una celebre canzone dei Pink Floyd, vi ricordiamo che non sentiamo più il bisogno di ricevere le vostre banali e ripetitive lezioni; che non accettiamo l’educazione della passiva accettazione di tutto; ma soprattutto che non abbiamo nessuna paura!

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