Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Appello dagli studenti in carcere: "Investire nella scuola"

I risultati del questionario sulla percezione del fenomeno mafioso somministrato dal Centro studi Pio La Torre nell'ambito del Progetto educativo antimafia

"Bisogna investire nella scuola in carcere, coltivando la fiducia nell'essere umano. Offrire nuove 'finestre' alle quali potersi affacciare per vedere delle alternative a una vita sbagliata". E' la risposta data da uno studente detenuto al questionario sulla percezione del fenomeno mafioso somministrato dal Centro studi Pio La Torre nell'ambito del Progetto educativo antimafia. L'iniziativa, sostenuta dal Ministero dell'Istruzione, ha coinvolto per la 15esima edizione più di 600 scuole da Nord a Sud Italia, comprese alcune case circondariali. Oltre il 65% del campione interpellato discute di mafia a scuola con i docenti, fenomeno che per i ragazzi può essere sconfitto boicottandone l'economia criminale con delle scelte di consumo più consapevoli. Quest'anno il campione degli studenti detenuti si è allargato agli alunni dell'istituto penale minorile di Catania Bicocca e Malaspina di Palermo, rivelando alcuni dati interessanti. Se per l'utenza di adulti, infatti, la mafia sarà definitivamente sconfitta e chi è stato ucciso per combatterla è "un eroe", per alcuni minori è "meglio perdere la libertà che l'onore e il rispetto".

Un dato che mostra come "la giovane età sia più influenzata dagli stereotipi sulla mafia - spiega Rita Barbera, vicepresidente del Centro - Emerge anche un desiderio di soldi, benessere, si è alla ricerca di individualità pur di prendere una posizione, anche se sbagliata". L'80% degli studenti ritiene però più utile, dovendo cercare un lavoro che li reintegri nella società una volta fuori, "dedicarsi all'agricoltura, studiare e avere una specializzazione".

Le principali cause dell'espansione delle mafie al centro-Nord, secondo la metafora della 'linea della palma' profetizzata da Sciascia risiedono nella "corruzione della classe politica locale" per quasi il 55% del campione intervistato, seguito dalla "ricerca di nuovi territori per il riciclaggio" (circa il 30%). Per quanto riguarda il radicamento della mafia siciliana, invece, potendo fornire più di una risposta, i ragazzi ritengono sia colpa della corruzione della classe dirigente (quasi il 45%) delle scarse opportunità di lavoro (39,55%) e della mentalità dei cittadini (39,15%). Sul fronte della lotta per il 42,85% è fondamentale "non sostenere l'economia mafiosa", per il 21,46% rivendicare i propri diritti e rispettare quelli altrui e, per quasi il 17%, "non essere omertosi".

Tra i comportamenti ritenuti più scorretti, in una scala che prevedeva più di due risposte, i ragazzi hanno messo al primo posto l'evasione delle tasse, odiosa per il 64,55%, il mancato rispetto dell'ambiente per oltre il 50%, seguito dall'assunzione dei lavoratori in nero, 36,74%. "La pandemia crea nuove disuguaglianze e povertà - ha detto Vito Lo Monaco, presidente del Centro - E' interessante da questo punto di vista la centralità riconosciuta alla scuola e la convinzione dei ragazzi che, per trovare un lavoro, è meglio fare un corso di formazione o partecipare a un concorso, piuttosto che ricorrere alla raccomandazione di un mafioso". Trasversale l'impegno delle scuole da Nord a Sud: la scuola capofila è il liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo, scuole in rete: liceo Teresa Ciceri di Como e I.T.I. Antonio Pacinotti di Fondi (Latina). "Con la nostra azione forniamo gli strumenti critici per capire il complesso fenomeno mafioso, ricordare quella legge Pio La Torre diventata la madre di tutta la legislazione antimafia successiva" aggiunge Lo Monaco.

"Si è diffusa tra le generazioni più giovani la consapevolezza che è possibile agire in modo deciso contro la criminalità organizzata - afferma Franco Garufi, vicepresidente del Centro - Resta da capire quanto inciderà sui giovani la lunga chiusura degli istituti e la forzata interruzione della socialità". Anche per questo, nell'indagine di quest'anno sono state introdotte alcune domande sulle misure di contenimento della pandemia. Sul fronte dell'informazione aumenta il divario tra media on line e media tradizionali: oltre il 76% degli studenti interpellati si informa dai social network, appena il 2,73% legge i quotidiani cartacei.

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