Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Studente Erasmus respinto alla frontiera di Tunisi: "Prigioniero per 4 giorni sulla nave"

La disavventura di un giovane costretto prima a passare 12 ore negli uffici della dogana e poi rispedito sul traghetto senza apparente motivo. "Avevo tutto in regola. Altri viaggiatori sono stati respinti, ma per loro è stata trovata una soluzione". Nell'ultimo mese registrati almeno una ventina di episodi simili che hanno coinvolto passeggeri partiti dal porto di Palermo

L'area sbarchi della nave rientrata da Tunisi al porto di Palermo

Respinto alla frontiera senza un (apparente) motivo dopo 12 ore trascorse alla dogana di Tunisi, è stato costretto alla fine a restare sulla stessa nave per quattro giorni, quelli necessari per circumnavigare la Sicilia, raggiungere Salerno e tornare a Palermo. E’ la storia di uno studente del corso magistrale in Cooperazione, sviluppo e migrazioni che lo scorso 27 marzo avrebbe dovuto raggiungere la capitale della Tunisia per un periodo di studio con il progetto Erasmus all’Università di El Manar ma che si è ritrovato a cambiare i suoi piani.

Sembrrebbe che nell’ultimo mese altri viaggiatori abbiano vissuto la stessa odissea. Polacchi, argentini, olandesi arrivati con la nave Catania della compagnia Grimaldi partita dalla Sicilia e respinti alla frontiera senza alcun documento che ne attestasse le ragioni. Tra questi pure una donna tunisina al quinto mese di gravidanza, arrivata insieme al compagno italiano e lasciata in piedi per ore ad attendere le disposizioni della polizia.

"Avevo tutto in regola, un tampone negativo fatto nelle ultime 72 ore e le carte necessarie per il mio soggiorno. Niente, non c’è stato verso", racconta Andrea Garuccio ripercorrendo la normativa in vigore fino a quella data per potere entrare in sicurezza in Tunisia. "Nella mia stessa situazione - continua - c’erano altri sei passeggeri (foto allegata) ma alla fine per loro è stata trovata una soluzione. C’erano due olandesi dei quali si è saputo dopo che erano ospiti del governo tunisino e un argentino al quale è stato chiesto quanti soldi avesse addosso. A me hanno fatto storie perché, nonostante i contratti firmati con le due università, non avevo ancora la registrazione del contratto dell’appartamento che avrei condiviso con altri studenti. Ho detto ai poliziotti che avrei potuto fare una prenotazione in albergo ma pretendevano che la facessi per 4 mesi nonostante avessi già casa".

Dopo decine di telefonate e mail Andrea è andato a sbattere contro un muro di gomma, dovendosi arrendere alla discrezionalità degli agenti che secondo lui avrebbero valicato i confini della legalità. "A lezione - racconta ancora - abbiamo parlato di queste pratiche illegittime che vedono coinvolte soprattutto persone provenienti dal medio oriente e dirette in Europa sulla Balcanica, mai però avrei pensato di vivere una storia del genere anch'io. In tutto questo colpisce anche il fatto che ho un'invalidità civile e rientro nel progetto Erasmus+ detto ‘bisogni speciali’, quindi alla frontiera ne avrebbero dovuto tenere conto".

Solo al rientro in Sicilia lo studente ha ricevuto risposta dall’ambasciata italiana a Tunisi: "Mi hanno detto che avrebbero scritto immediatamente una nota alle autorità tunisine chiedendo delucidazioni. Anche l’Università palermitana e quella tunisina si sono messe in contatto, ma purtroppo non potevano fare nulla e quindi ho riprogrammato la partenza". Dopo settimane e l’organizzazione di un nuovo viaggio, questa volta in aereo, Andrea è riuscito a raggiungere il campus di El Manar.

"Dopo l’odissea alla frontiera - sottolinea lo studente - qualcuno tra del personale di bordo mi ha raccontato che ultimamente è accaduto spesso che la polizia respingesse persone di ogni nazionalità. Con altri passeggeri abbiamo pensato di aprire una casella di posta, italiani.respinti@gmail.com, per raccogliere le testimonianze di chi è convinto di avere subito un'ingiustizia". Un piccolo "incidente diplomatico" che per una strana coincidenza è avvenuto pochi giorni prima dell’incontro tra l'ambasciatore italiano a Tunisi, Lorenzo Fanara; il presidente dell'Assemblea dei rappresentanti del popolo, Rached Ghannouchi; la presidente della Commissione per i diritti, le libertà e le relazioni estere, Samah Dammak; e la presidente della Commissione per i tunisini all'estero, Lilia Bellil, "per ribadire la profondità strategica delle relazioni italo-tunisine e reiterare l'esigenza di un dialogo euro-tunisino sulle tematiche migratorie".

La foto pubblicata nel post dell'ambascita italiana a Tunisi il 6 aprile

incontro ambasciata tunisi-2

Durante le prime settimane di marzo erano arrivate alla redazione di PalermoToday alcune segnalazioni inviate da altri respinti. L’ultima, verificata sul posto, risale al 14 marzo e riguarda i controlli al porto, accanto alle postazioni della polizia di frontiera marittima, delle auto appena sbarcate. Tra queste una monovolume guidata da un uomo, un ex militare italiano, e la moglie, un’impiegata originaria della Tunisia: "Siamo molto arrabbiati - dice lui - e valuteremo se rivolgerci a un legale. Ci hanno tenuto per ore alla dogana facendoci questioni assurde che però - lascia intendere - forse si potevano risolvere con poco".

Dietro di loro le auto degli altri "respinti" - altri cittadini provenienti da vari paesi dell’Europa e un paio di italiani - incappati nelle maglie, in questa occasione molto strette, dei controlli di polizia sui flussi migratori. Da inizio marzo a oggi sarebbero stati almeno una ventina i casi segnalati. Tanto che, secondo indiscrezioni, anche il ministero degli Interni e quello degli Affari esteri si sarebbero interessati della vicenda. Per i casi segnalati la redazione ha provato a contattare tramite Pec o per telefono il consolato tunisino a Palermo e l’ambasciata italiana a Tunisi senza però ottenere alcuna risposta.

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