Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Da Ballarò a Brancaccio: ecco la guida alla street art di Palermo

Presentato ieri il catalogo dedicato alle opere in città. Leoluca Orlando: "La promozione dell'arte di strada è certamente una operazione di bellezza"

E’ stato presentato ieri - nei locali dell’Eco Museo del Mare - col sindaco Leoluca Orlando, l’assessore alle Culture Mario Zito e alcuni artisti citati nella pubblicazione, il catalogo dedicato alle opere di Street Art in città: una sorta di istantanea di un preciso momento storico di un’arte in continuo divenire, iniziato con l’istituzione dei "Muri Liberi".

La pubblicazione è stata voluta dal Comune di Palermo, a testimonianza di un dialogo iniziato nel 2018 con gli artisti, "fino ad allora troppo spesso definiti semplicemente “graffitari” se non addirittura vandali  dicono dal Comune - e che ha portato nel 2019 alla creazione di un Albo ufficiale a cui accreditarsi per poter dipingere sui 24 muri autorizzati sparsi per la città, da Brancaccio a Mondello".

Il catalogo propone, accanto al racconto dei Muri Liberi, anche un itinerario dedicato alla “Public Art”: opere figurative inserite nel tessuto urbano, spesso realizzate su commissione, ulteriore prova dell’attenzione che negli ultimi due decenni si è posta sulla Street Art a Palermo. E anche qui, l’elenco di opere è lungo e va dalle periferie al centro storico, passando per Ballarò e Danisinni, quartieri a cui sono state dedicate delle vere e proprie piccole monografie.

Realizzato alla fine del 2020, ma presentato solo ora a causa delle restrizioni anti Covid dei mesi scorsi, “Street Art Palermo” suggella il percorso intrapreso dal Comune insieme agli artisti, con l’organizzazione di un tavolo tecnico e con l’identificazione dei Muri Liberi autorizzati. Inoltre, è un’istantanea che coglie lo “stato dell’Arte in Città", segnalando le principali opere di Public Art che creano un filo unico in città, da seguire dal centro alle periferie.

Per il sindaco Leoluca Orlando, "la promozione della street art a Palermo è certamente una operazione di bellezza che si realizza non in base alla casualità, ma secondo una visione, un disegno e dei provvedimenti dell’amministrazione comunale che ha individuato, d’intesa con la Soprintendenza, i luoghi liberi per potere essere punti di riferimento della creatività . Tutto questo è frutto, altresì, di una operazione che definisco di urbanesimo umano, dopo i secoli passati nei quali un’opera d’arte stava nel chiuso dei palazzi ed era un’eccezione vedere qualche obelisco per strada, mentre le facciate servivano per evidenziare il distacco tra chi stava fuori e chi stava dentro. La street art rende la città una comunità. L’esperienza di Danisinni, dello Sperone, della Cala, di Brancaccio, che si va sviluppando in tutta la città, dimostra come chi vive in quelle strade e in quei quartieri, che forse non è mai andato in un museo o in un teatro, apprezza l’arte perché la sente parte della vita. Qualcuno sostiene che l’arte cambia il mondo, che costruisce il futuro. Sicuramente è bene che l’arte accompagni la vita di tutti e di una città".

"L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita è scritto sul frontone del nostro Teatro Massimo . La capacità di rinnovamento sociale dell’arte – afferma l’assessore Mario Zito - è conseguenza del processo di auto- rinnovamento dei processi artistici. Il fenomeno della Street art a Palermo ha avviato un percorso socio-culturale unico nel panorama della creatività contemporanea: l’Arte visiva è entrata prepotentemente nelle periferie della città oltre che nel Centro storico, contribuendo fattivamente a creare le condizioni idonee per la costruzione della città-comunità. L’arte nei quartieri diventa oggi estremamente apprezzabile perché comunica non solo tematiche sociali ma permette anche di visitare in luoghi della città una vera e propria Galleria a cielo aperto, di apprezzare la creatività degli artisti che rapportandosi con lo spazio urbano migliorano aree degradate e ne valorizzano le risorse".
 

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