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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca

Ambulante chiede la cittadinanza italiana ma scopre di essere stato condannato a sua insaputa

L'amara sorpresa per un uomo del Bangladesh, al quale nel 2013 era stata inflitta una pena di 21 giorni per la vendita di prodotti falsi senza che però gli fosse mai stato notificato l'avviso di deposito della sentenza, che è quindi diventata definitiva. Il tribunale ora ha risolto il pasticcio, ma si dovrà celebrare un processo solo per dichiarare il reato prescritto

E' arrivato in Italia dal Bangladesh ormai tantissimi anni fa e a marzo scorso ha deciso di chiedere la cittadinanza italiana. Cosa che gli è stata negata perché, come comunicatogli dal ministero dell'Interno, risultava - a sua insaputa - una condanna definitiva a suo carico. Una sentenza - 21 giorni di reclusione e 55 euro di multa (pena sospesa) - legata alla vendita di 610 cover per cellulari col marchio Nokia contraffatto, emessa quasi 10 anni prima, il 29 gennaio del 2013, dal tribunale di Cefalù (sezione distaccata di quello di Termini Imerese che non esiste più da anni), passata in giudicato senza che né lui né il suo avvocato fossero mai stati informati - come previsto per legge - del deposito.

E' una storia surreale quella dell'uomo, che oggi ha 50 anni, e che per un errore del giudice - che ha ommesso di notificargli l'avviso - non ha potuto impugnare la sentenza e si è quindi ritrovato pregiudicato a distanza di anni, con ripercussioni anche sui suoi diritti nel nostro Paese. Un errore al quale adesso, però, dopo l'intervento dell'avvocato Giuseppe Avarello che difende il malcapitato, è stato posto un rimedio: con un incidente di esecuzione, il giudice di Termini Imerese ha infatti dichiarato non esecutivo quel verdetto e rimesso nei termini il processo proprio per dare la possibilità all'imputato di fare ricorso in appello. Dove - giusto per essere lineari con le cose all'italiana - il reato sarà ovviamente dichiarato prescritto.

Al venditore ambulante erano state sequestrate le cover contraffatte nel 2012 ed era finito a processo per la vendita di prodotti falsi. Il giudice di Cefalù, il 29 gennaio del 2013, gli aveva inflitto 21 giorni e 55 euro di multa, con la sospensione condizionale della pena. Entro 15 giorni il magistrato avrebbe dovuto depositare le motivazioni della sentenza, cosa che in realtà fece il 27 febbraio di quello stesso anno. Fuori dai termini, dunque, e con l'obbligo sancito per legge di notificare l'avviso di deposito all'imputato e al suo avvocato. In realtà quell'avviso all'epoca fu mandato soltanto alla Procura generale e, in assenza di un ricorso in appello, la sentenza era diventata definitiva il 26 aprile del 2013, all'insaputa dello stesso condannato.

L'uomo ha scoperto la condanna irrevocabile solo l'8 marzo scorso, quando ha chiesto al cittadinanza italiana e la pratica si è impantanata proprio per il pasticcio avvenuto ormai 10 anni fa in un tribunale che non esiste più. Il difensore dello straniero è riuscito a superare il problema grazie all'incidente di esecuzione, anche se ora occorrerà fare appello e celebrare un altro processo, ma solo per dichiarare prescritto il reato.

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