Ustica, gli ex lavoratori Itavia: "Eravamo un'azienda sana, tutto è finito quella terribile sera"

A 40 anni dalla strage del 27 giugno 1980 il presidente dell'associazione Noi dell'Itavia racconta la storia del Dc9 vista dalla prospettiva dei lavoratori della compagnia aerea

Le loro vite sono intrecciate con uno dei misteri d'Italia, quello della Strage di Ustica, e a 40 anni da quel maledetto 27 giugno 1980 non smettono di essere uniti e conservare la memoria di chi non c'è più: sono gli ex lavoratori della compagnia aerea Itavia, famosa per la triste storia del volo di linea IH870 partito da Bologna e mai arrivato alla destinazione di Palermo Punta Raisi, precipitato fra le isole di Ponza e di Ustica. 

"Sono passati quarant'anni eppure sembra ieri - dice a BolognaToday Antonio Bovolato, presidente dell'Associazione Noi dell'Itavia -. Una triste vicenda che riguarda i mille dipendenti fra personale di terra e di volo che nell'80 lavoravano per una compagnia aerea tutta italiana e che da un giorno all'altro si sono trovati in una situazione surreale, con una cassa integrazione di tre anni attivata con una legge fatta ad hoc e 81 vittime, fra viaggiatori ed equipaggio. Una storia che merita giustizia visto che sapevamo fin da subito che non si trattava di un guasto o un incidente, bensì di un missile partito per errore". 

"Parlai con l'assistente di volo Paolo Morisi il giorno prima e ci salutammo dandoci appuntamento alla settimana successiva. Partì per Bologna e non lo rividi mai più"

"Sono entrato in Itavia nel '71 (avevo 23 anni) e la mia storia professionale nasce in un periodo storico nel quale per lavorare stabilmente in un'azienda italiana bastavano un colloquio e tre mesi di prova. Sono partito come impiegato di scalo a Ciampino, poi mi sono trasferito a Bologna (che era l'hub italiano della compagnia) per poi tornare nuovamente a Roma. Parlavo inglese, cosa che all'epoca non era così scontata, e sono riuscito a fare carriera diventando responsabile dei servizi di bordo legati al comfort: quella che abbiamo chiamato la Jet Boutique e la vendita di cibo, bevande e alcolici sull'aereo (in pratica il catering). Eravamo un po' la Ryanair degli anni 70-80. Siamo stati i primi a distribuire le salviettine umidificate ai passeggeri ed erano famose le nostre caramelle. Al tempo si volava su concessione ministeriale e Alitalia, che era il nostro competitor diretto, aveva la maggior parte delle rotte, mentre a noi restavano quelle meno importanti, ma quelle che poi sono diventate strategiche come Bologna e Bergamo. 

Per gestire questa parte di servizio chiedevamo agli assistenti di volo una documentazione che tenesse registro delle vendite con i versamenti degli incassi dopo ogni volo. Paolo Morisi quel giorno venne da me in ufficio e mi disse che non aveva fatto in tempo a depositare il denaro e che lo avrebbe fatto la settimana successiva. 'Nessun problema' gli dissi e ci salutammo convinti che ci saremmo visti pochi giorni dopo. Ma così non è stato perchè Paolo è partito da Bologna verso Palermo e non è più tornato". Questo accadde il 26 giugno del 1980, il giorno dopo fu quello dell'incidente. 

"Quando il TG diede la notizia fu uno shock"

Cosa ricorda del 27 giugno dell'80? "Ricordo che quella sera diedero la notizia al telegiornale e fu uno shock. So che già in quelle ore arrivò una telefonata dall'ambasciata americana nella quale si parlava di un incidente che aveva coinvolto un missile a stelle e strisce che aveva abbattutto il nostro aereo. Eravamo tutti a pezzi mentre l'opinione pubblica cominciava a screditare l'Itavia, descritta come compagnia non sicura. Tutti noi, 1.000 dipendenti, siamo stati messi in cassa integrazione grazie a una legge fatta ad hoc mentre in seguito è stata fondata un'altra compagnia che tornava a servire le nostre stesse rotte". 

L'Itavia non deve morire mai

Quali sentimenti provate oggi, a 40 anni dalla tragedia? "Il nostro stato d'animo nel 2020 è ancora dispiacere e rancore, voglia di verità, verità che non è mai venuta fuori in modo chiaro. La Corte di Cassazione ha finalmente sancito che quell'aereo è stato abbattuto ma noi aspettiamo tutti che quegli 81 specchietti neri oscurati al museo di Ustica a Bologna tornino a brillare. In realtà gli specchietti sono 82, perché ci mettiamo anche il nostro presidente Davanzali".

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