Cronaca

Strage di Ustica, 32 anni dopo nessuna verità: “Troppi depistaggi”

Oggi a Bologna, da dove partì quel Dc9 mai giunto a Palermo, ci saranno diverse iniziative volute dall'associazione Parenti delle Vittime presieduta da Daria Bonfietti. Presente il sindaco Orlando: "Una delle pagine più buie"

Il relitto del Dc9

Ustica 32 anni dopo. C'è una sentenza del Giudice Priore del 1999 che stabilisce come il DC9 che volava nei cieli siciliani "è stato abbattuto". Ma sulle strage di Ustica la verità completa è ancora lontana dall'essere raggiunta. Oggi a Bologna, dove c'è il museo che conserva i resti dell’aereo, ci saranno diverse iniziative. La giornata è stata voluta fortemente dall’Associazione Parenti delle Vittime presieduta da Daria Bonfietti. Oggi verrà presentato il progetto “Una città per gli archivi”, portale attraverso cui raccontare con materiale non filtrato, fonti originali, cosa avvenne al Dc9 partito da Bologna e mai arrivato a Palermo.

E alla cerimonia  che si svolgerà nella sala del Consiglio di Palazzo d'Accursio ci sarà anche il sindaco Leoluca Orlando. “A 32 anni di distanza da una delle più buie pagine della storia repubblicana ci sono ancora troppe ombre e poche luci – ha spiegato Orlando - ci auguriamo che si arrivi al più presto alla piena verità perché ci sono stati troppi depistaggi e troppe offese nei confronti dei parenti delle vittime e verso tutti coloro che hanno sete  di giustizia. E’ un dovere morale e istituzionale – conclude Orlando - per il primo cittadino di Palermo essere domani a Bologna”.

Quella notte i radar di Ciampino persero i contatti con il volo IH-870, che da Bologna andava a Palermo, e negli stessi istanti - come concluse nel ’99 anche l’istruttoria condotta dal giudice Rosario Priore - lungo l’aerovia percorsa dal Dc9 furono registrate le tracce di altri velivoli, certamente militari e alcuni dei quali mai identificati. Il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Daria Bonfietti, ha chiesto alla Procura di Roma di tentare anche la strada della rogatoria internazionale per sensibilizzare il Governo provvisorio della Libia a collaborare con le autorità italiane. Una strada percorsa già nel 2010, quando la Farnesina inoltrò a Stati Uniti, Francia, Belgio (Nato) e Germania i quesiti formulati dalla Procura di Roma proprio nell’ambito dell’inchiesta che era nata, due anni prima, dalle dichiarazioni di Francesco Cossiga.

L’ex presidente della Repubblica, tirando in ballo direttamente la Francia, affermò che il Dc9 Itavia poteva essere stato colpito per errore nel tentativo di abbattere un aereo che trasportava il colonello Gheddafi. Uno scenario credibile anche secondo il Tribunale di Palermo che lo scorso anno, in sede civile, ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire oltre 100 milioni di euro (pagamento sospeso in attesa dell'Appello) a 81 familiari dei passeggeri del volo Itavia. Secondo quella sentenza, infatti, si può “ritenere provato che l’incidente occorso al DC9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del DC9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il DC9”.
 

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