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"Uccisi perché non pregavano Allah": chiesti 14 ergastoli

Ecatombe durante la traversata Libia-Sicilia, arriva la richiesta della Procura. Ma la difesa sostiene che la morte di alcuni passeggeri fu causata da un incidente, ovvero l'imbarcazione forata

Quattordici ergastoli. E’ questa la richiesta della Procura per altrettanti cittadini stranieri, per lo più ivoriani, che durante una traversata tra la Libia e la Sicilia, ad aprile dell’anno scorso, avrebbero ucciso almeno 9 passeggeri gettandoli in mare. La colpa delle vittime? Secondo il racconto di alcuni testimoni, essere cattoliche ed essersi rifiutate di pregare Allah sull’imbarcazione. Imputato davanti alla terza sezione della Corte d’Assise – il processo per omicidio plurimo aggravato dall’odio religioso si sta svolgendo nell’aula bunker dell’Ucciardone – c’è anche un altro migrante, accusato di essere lo scafista. Per lui i sostituti procuratori Renza Cescon, Claudio Camilleri e Marina Ingoglia hanno chiesto una condanna a 15 anni di reclusione.

In questi giorni sono in corso le discussioni degli avvocati che sostengono una tesi ben diversa da quella dell’accusa: non vi sarebbe stata alcuna strage di cristiani su quel gommone, ma la morte di alcuni passeggeri – come purtroppo spesso accade – sarebbe stata un fatale incidente: l’imbarcazione avrebbe iniziato ad imbarcare acqua, perché forata (ipotesi che la Procura nega), e diverse persone sarebbero cadute in mare. A dimostrarlo, secondo gli avvocati, ci sarebbero le foto scattate durante i soccorsi.

Per la verità, il racconto di uno dei testimoni chiave del processo, un uomo a cui sarebbe stato ammazzato il fratello durante quella tragica traversata, è già stato giudicato inattendibile e non riscontrato dal tribunale dei minorenni, dove è stato giudicato un altro giovanissimo indagato per la presunta strage. Il fascicolo a suo carico è stato infatti archiviato lo scorso febbraio, perché non c’erano elementi sufficienti per sostenere l’accusa: il testimone, durante i riconoscimenti dei presunti assassini di suo fratello e di altri passeggeri, avrebbe indicato anche i figuranti come responsabili.

La vicenda al centro del processo fece molto scalpore e rimbalzò nei titoli di decine di testate in tutto il mondo: quando sbarcarono a Palermo i 95 passeggeri ripescati nel Mediterraneo, alcuni di loro infatti raccontarono che un gruppo di musulmani che era a bordo avrebbe gettato in mare dei cattolici che si sarebbero rifiutati di pregare Allah.

Secondo gli avvocati Giuseppe Brancato, Giorgia Spinnato, Domenico Trinceri, Giuseppe Piazza, Cristina Marasà, Francesca Di Matteo, Lorenzo Marchese, Mauro Barraco, Mario Caputo e Salvatore Sieli che difendono i 14 imputati, le testimonianze a sostegno della presunta strage di cristiani non solo sarebbero confuse, ma sarebbero anche poche. Solo 6 dei passeggeri avrebbero riferito i fatti in questi termini, decine di altri, di cui ormai si sono perse le tracce, non sarebbero mai stati sentiti dalla polizia. Una decina di altri passeggeri ancora, rintracciati in altre città d’Italia, avrebbe poi parlato di un incidente e non avrebbe confermato le presunte liti per motivi religiosi.

Tra la tesi della strage religiosa e il tragico incidente per 14 persone c’è adesso il rischio del carcere a vita. Al termine delle discussioni dei difensori, saranno i giudici a stabilire come sono andati i fatti. 
 
 

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