Cronaca

Strage del pane sessantasette anni fa: un libro per le vittime "dimenticate"

Oggi commemorazione a Palazzo Comitini organizzata dalla Provincia. Sarà presentato un volume di due insegnanti. Intervista ai due autori: "Vogliamo divulgare un evento ignorato dai libri di storia e dalla gente"

Palazzo Comitini, luogo di fronte al quale avvenne la Strage del pane

Sul web non ci sono problemi di spazio, di righe. Oggi a 67 anni da un giorno terribile per Palermo, pare doveroso iniziare un articolo con un elenco di nomi, l'elenco delle vittime della Strage del pane di via Maqueda del 19 ottobre 1944. Ventiquattro vite spezzate e dimenticate. Dalla storia, dalla stampa, da tutti. Volevano pane e pasta a prezzi decenti, ricevettero in cambio bombe e piombo dall'esercito.

Giuseppe Balistreri (16 anni), Vincenzo Buccio (22), Vincenzo Cacciatore (38), Domenico Cordone (16), Rosario Corsaro (30), Michele Damiano (12), Natale D'Atria (28), Andrea Di Gregorio (16), Giuseppe Ferrante (12), Vincenzo Galatà (19), Carmelo Gandolfo (25), Francesco Giannotta (229, Salvatore Grifati (9), Carmelo Gandolfo (25), Francesco Giannotta (22), Salvatore Grifati (9), Eugenio Lanzarone (20), Gioacchino La Spia (17), Rosario Lo Verde (17), Giuseppe Maligno (22), Erasmo Midolo (19), Andrea Oliveri (16), Salvatore Orlando (17), Cristina Parrinello (61), Anna Pecoraro (37), Giacomo Venturelli (70), Aldo Volpes (23).

A loro Francesca Lo Nigro e Carmelo Botta, insegnanti rispettivamente alla scuola media Bonfiglio e al liceo scientifico Benedetto Croce, dedicano “La strage del pane di via Maqueda”, (edito dalla Provincia nella collana “I quaderni della memoria”). Il libro sarà presentato stamattina a Palazzo Comitini (luogo di fronte al quale avvenne l'eccidio), nel corso di una giornata di incontri dibattiti e concerti organizzati dalla Provincia.

Abbiamo intervistato gli autori del libro che da anni svolgono un lavoro di ricerca minuzioso sulla strage e che ora hanno voluto mettere tutto in un volume. Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro sono marito e moglie e il loro pensiero sulla vicenda è univoco.

Qual è l'obiettivo del libro?
"Gli abbiamo dato un taglio scolastico perché vogliamo divulgare un evento completamente assente dai libri di storia e dalla memoria dei palermitani, ventiquattro morti quasi giustificati solo perché si era a ridosso della guerra".

Come si compone l'opera?
"Si parte dall'arrivo dell'esercito americano, si parla della caduta del fascismo per contestualizzare i fatti. Poi si parla della strage e di come venne superficialmente trattata dal tribunale militare di Taranto nel '47. Il processo si concluse in due giorni con la sentenza di "non doversi procedere... per essere tutti i delitti estinti per amnistia". Il pubblico ministero che in primo grado aveva chiesto la condanna a 10 anni, dopo la sentenza propose il ricorso, poi rinunciò all'impugnazione".

Quanto è durato il silenzio sulla strage?
"Se ne cominciò a parlare soltanto dopo la commemorazione dei 50 anni grazie a Lino Buscemi, avvocato che ricostruì gli avvenimenti e a Giorgio Frasca Polara, giornalista che intervistò un soldato sardo, Giovanni Pala, che prese parte alla strage pur rifiutandosi di sparare o lanciare bombe".

Com'è possibile riaccendere i fari su quel bagno di sangue?
"Nell'ultimo paragrafo del libro noi vogliamo smitizzare la dimenticanza della strage. Il fatto ha ispirato teatro, letteratura e musica e  quando le arti si appropriano di un avvenimento hanno più forza di cento libri di storia. Franco Carollo nella pièce  "Una giornata d'acqua una sposa", racconta quel giorno dal punto di vista di una donna che convola a nozze, poi c'è il romanzo di Giacomo Cimino "Sarà femmina", infine Giovanni Di Giandomenico in un pezzo per pianoforte recitato dal soprano Francesco Adamo dà voce a tre immaginarie vittime di quel giorno che parlano del loro futuro se non fossero stati ammazzati per un tozzo di pane".

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