La strage di Casteldaccia, chieste 5 archiviazioni ma il sindaco rischia il processo

Chiusa l'inchiesta sull'esondazione del fiume Milicia che, il 3 novembre del 2018, provocò la morte di nove persone, tra cui due bambini. La Procura ha deciso di procedere solo per il primo cittadino, Giovanni Di Giacinto, per la dirigente comunale della protezione civile e il proprietario della villetta abusiva

La villetta di contrada Dagali travolta dal fango

Chiusa l’inchiesta sulla strage di Casteldaccia in cui, per via dell’esondazione del fiume Milicia del 3 novembre 2018, nove persone – compresi due bambini - persero la vita intrappolate nel fango che invase una villetta abusiva. A sorpresa, però, il procuratore di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio, ed il sostituto Carmela Romano, hanno deciso di chiedere l’archiviazione per cinque degli otto indagati: la richiesta di rinvio a giudizio, infatti, potrebbe essere formulata soltanto per il sindaco di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto, per la responsabile della protezione civile comunale, Maria De Nembo, e per il proprietario dell’immobile, il palermitano Antonino Pace.

La Procura ha invece chiesto l’archiviazione – ma le parti civili si sono opposte – per il predecessore di Di Giacinto al Comune, Fabio Spatafora, per tre dirigenti che dal 2008 hanno guidato l’ufficio municipale per le sanatorie, i condoni edilizi, le demolizioni e l’acquisizione degli immobili abusivi al patrimonio del Comune, ovvero Rosalba Buglino, Alfio Tornese e Michele Cara Pitissi, nonché per la moglie del proprietario della villetta, Concetta Scurria.

Quell’immobile di contrada Dagali, già dichiarato abusivo da tempo e che, con una sentenza del tribunale del 2010, avrebbe dovuto essere demolito, era stato preso in affitto da Giuseppe Giordano e dalla sua famiglia per trascorrere i giorni festivi. Il fine settimana, però, finì in tragedia e nella villetta persero la vita Francesco Rughoo, Monia, Antonio, Marco, Federico e Rachele Giordano, assieme a Nunzia Flamia, Matilde Comito e Stefania Catanzaro.

In base a una perizia, è stato stabilito che la piena del Milicia sarebbe stata sì un evento eccezionale, ma che comunque per quei giorni era stata diramata un’allerta meteo. La protezione civile comunale, così sostiene la Procura, avrebbe dunque dovuto attrezzarsi per fronteggiare l’emergenza. Gli esperti hanno inoltre messo in evidenza come dal primo novembre del 2018 in contrada Dagali avrebbe piovuto molto e come quella fosse una zona a rischio idrogeologico e a rischio di esondazione “con pericolosità elevata”. In base agli accertamenti compiuti, la sera della strage, nel giro di un’ora, la portata del fiume Milicia sarebbe passata da 60 metri cubi a ben mille. E proprio questo avrebbe determinato un’onda di fango di ben 7 metri che aveva poi invaso la villetta.

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Il Comune sarebbe stato informato, secondo la Procura, sia dell’allerta meteo che del fatto che l’abitazione fosse abusiva, da qui le accuse per Di Giacinto e De Nembo di omissione di atti d’ufficio e omicidio colposo. D’altro canto, però, l’abitazione presa in affitto dalla famiglia non avrebbe dovuto essere lì, visto che ne era stata disposta la demolizione. Per questo il proprietario dell’immobile è accusato di omicidio colposo.

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