Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

La strage di Casteldaccia e i 9 morti sepolti dal fango: a processo il sindaco e altri due

Il gip di Termini Imerese ha rinviato a giudizio Giovanni Di Giacinto, la responsabile della protezione civile del Comune e il proprietario palermitano della villetta che era abusiva. La tragedia in contrada Dagali avvenne il 3 novembre del 2018 dopo l'esondazione del fiume Milicia. Morirono anche due bambini

I rilievi degli investigatori subito dopo la strage in contrada Dagali a Casteldaccia

Saranno in tre a rispondere della strage di Casteldaccia, quella in cui per via dell'esondazione del fiume Milicia del 3 novembre 2018 persero la vita nove persone - compresi due bambini - intrappolate nel fango che invase una villetta abusiva di contrada Dagali. Il gip di Termini Imerese, Claudio Emanuele Bencivinni, ha infatti rinviato a giudizio il sindaco di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto, la responsabile della protezione civile del Comune, Maria De Nembo, e il proprietario dell'immobile, il palermitano Antonino Pace. Il processo inizierà per loro il 7 luglio davanti al tribunale di Termini.

Altri cinque indagati archiviati

L'inchiesta era inizialmente più vasta ed erano state indagate altre cinque persone, il predecessore di Di Giacinto al Comune, Fabio Spatafora, tre dirigenti che dal 2008 hanno guidato l’ufficio municipale per le sanatorie, i condoni edilizi, le demolizioni e l’acquisizione degli immobili abusivi al patrimonio del Comune, ovvero Rosalba Buglino, Alfio Tornese e Michele Cara Pitissi, nonché la moglie del proprietario della villetta, Concetta Scurria. Le loro posizioni, come anticipato da PalermoToday, dopo la richiesta formulata dal procuratore Ambrogio Cartosio e dal sostituto Carmela Romano, sono state archiviate.

L'onda di fango e i nove morti

La villetta di contrada Dagali dove avvenne la tragedia era stata già dichiarata abusiva da tempo e con una sentenza del tribunale del 2010 avrebbe dovuto essere demolita. Invece era rimasta sempre lì al suo posto e in quei giorni di festa del 2018 venne presa in affitto da Giuseppe Giordano e dalla sua famiglia. Furono giornate di pioggia molto pesante, tanto che il vicino fiume Milicia esondò: un'ondata di fango alta almeno sette metri travolse così l'immobile e morirono in nove: Francesco Rughoo, Monia, Antonio, Marco, Federico e Rachele Giordano, assieme a Nunzia Flamia, Matilde Comito e Stefania Catanzaro.

L'allerta meteo e la perizia

Subito partirono le indagini. In base a una perizia è stato poi stabilito che la piena del fiume fosse un evento eccezionale, ma anche che in quei giorni era stata diramata un'allerta meteo. Per la Procura, quindi, la protezione civile del Comune di Casteldaccia avrebbe dunque dovuto attrezzarsi. I periti hanno anche messo in luce come già dal primo novembre 2018 in contrada Dagali avrebbe piovuto molto e come quella fosse una zona a rischio idrogeologico e di esondazione "con pericolosità elevata". La sera della strage, inoltre, nel giro di un'ora, la portata del Milicia sarebbe passata da sessanta metri cubi a ben mille. 

La villetta abusiva mai demolita

Per l'accusa, il Comune, guidato da Di Giacinto, sarebbe stato informato dell'allerta meteo e avrebbe anche saputo che quella villetta era abusiva ed avrebbe dunque dovuto essere demolita. Il sindaco risponde per questo di omissione di atti d'ufficio e di omicidio colposo. Di questo secondo reato è accusato anche il proprietario dell'immobile, perché non avrebbe proceduto - come disposto dai giudici - alla sua demolizione

Il dossier della difesa e i detriti nel fiume

I difensori del sindaco, gli avvocati Nino Zanghì e Pietro Siracusa, si sono fermamente opposti a questa ricostruzione dei fatti ed avevano anche presentato un dossier per dimostrare che Di Giacinto non avrebbe mai potuto evitare quell'alluvione, che sarebbe stata provocata a monte, dove l'alveo del Milicia sarebbe stato ostruito da tonnellate di detriti, ovvero gli scarti dei lavori per l'ammodernamento della statale 121.

"Gli atti andavano trasmessi a Caltanissetta"

Non solo, assieme agli altri difensori, gli avvocati Marco D'Alessandro e Ninni Cotorno, hanno sostenuto che gli atti dell'inchiesta avrebbero dovuto essere trasmessi alla Procura di Caltanissetta: la demolizione della villetta disposta dal tribunale, infatti, dal loro punto di vista, avrebbe gravato non solo sui proprietari, ma anche sui pm di Termini. L'istanza è stata riproposta anche durante l'udienza di stamattina, ma il gip l'ha rigettata, come già aveva fatto a marzo.

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