"Quell'uomo con la matassa di fili prima dell'attentato", nuove rivelazioni sulla strage di Capaci

Roberto Di Legami, dirigente superiore della polizia, è stato sentito in commissione nazionale Antimafia. Nelle sue parole il colloquio con una fonte e con Francesco Flores Naselli, cognato del generale Dalla Chiesa

Mentre a Palermo si aprono le porte del carcere per il presunto boss dell'Arenella Scotto e l'arresto per associazione mafiosa del fratello della vedova Schifani (divenuta simbolo di una città ferita da Cosa nostra ma che non si arrende) sottolinea le mille contraddizioni di Palermo, emergono nuovi retroscena proprio sulla strage di Capaci. A Roma la commissione nazionale antimafia ha sentito Roberto Di Legami, dirigente superiore della polizia in servizio presso l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale. "Una fonte - dice nel corso dell'audizione - mi riferì che una decina di giorni prima della strage di Capaci si era trovato a passare da quell'autostrada la mattina presto per andare in aeroporto e aveva notato sei persone, nell'area di rispetto, nella zona dove poi si è verificato l'attentato".

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Di Legami prosegue e spiega che "la persona in auto vide un giovane su un albero intento a tagliare dei rami e altre persone che in fila indiana stavano avvicinandosi a quella area, scavalcando il guardrail. L'ultimo della fila lo guardò in cagnesco: il guidatore non andava veloce; la cosa lo spaventò e  lui si disse indisponibile a collaborare. Scrissi una relazione". 

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Ma non solo. Di Legami parla anche della testimonianza resa da Francesco Flores Naselli, cognato del generale Dalla Chiesa. "Quattro-cinque giorni dopo (la strage ndr), nel pomeriggio, ero in commissariato e arrivò una telefonata dell'ingegnere Francesco Flores Naselli, cognato del generale Dalla Chiesa. Mi disse che aveva cose importati da riferire sulla strage, io chiesi un  numero fisso e me lo diede e allora mi recai nel suo ufficio. Mi confermò - racconta - il legame di parentela con Dalla Chiesa e mi disse che era titolare di società di servizi informatica e che il giorno precedente la strage, il 22 maggio, si trovava a transitare sull'autostrada in direzione dell'aeroporto, si doveva imbarcare alle ore 13. Superato lo svincolo di Isola delle Femmine vide sul ciglio della carreggiata opposta un furgone bianco. Poichè personale della sua ditta aveva affittato un furgone, pensando che fosse dei suoi collaboratori, lasciò la macchina con le 4 frecce accese e si portò sul ciglio della carreggiata opposta ma vide che il furgone non era quello della sua ditta. Dando un'occhiata, intravede che il mezzo mancava della targa anteriore, gli sportelli posteriori erano aperti e dentro c'erano attrezzi da lavoro con segnali autostradali per il restringimento di corsia. Guarda oltre il guardrail vide due uomini intenti a sbrogliare una matassa di filo nero: uno lo vide bene e non sembrano particolarmente preoccupati che lui li stesse osservando". 

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Venne fatto un identikit dell'uomo il cui volto l'ingegnere Naselli ricordava e questi poi si disse sicuro che corrispondeva al viso di Santino di Matteo, detto Mezzanasca, poi condannato come uno degli autori della strage di Capaci.

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