Cronaca

Falcone ricordato da chi quel giorno non c'era: "Da grande voglio fare il magistrato"

Hanno le idee chiare i tantissimi bambini che questa mattina hanno affollato l'aula bunker. "Siamo nati in una terra molto bella dove splende il sole, ma un giorno ci hanno detto che non è proprio così..."

Alcune bambini della scuola Mario Rapisardi

Per Matteo, 9 anni, "la cupola è il vertice di cosa nostra, organizzazione mafiosa sconfitta dopo il maxi processo e le stragi dove sono morti Falcone, Borsellino e tanti uomini giusti". Per Angela, 8 anni, "Falcone era un giudice che ha sacrificato la sua vita per noi". Per Nicolas, Andrea e Chiara, di 9 e 10 anni, "Giovanni e Paolo non sono semplici uomini, sono degli eroi".

Hanno le idee chiare i tantissimi bambini che questa mattina hanno partecipato all'anniversario della strage di Capaci. Sono passati 23 anni eppure quei piccoli che hanno letto delle stragi nei libri o visto video e fotografie, a distanza di anni, sanno di quel tragico 23 maggio. Sanno delle 17.58, ora in cui persero la vita il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sanno cosa è cambiato e cosa resta uguale rispetto a quel giorno così buio per la città. E non solo. Tancredi Virzì, uno dei bambini del coro che ha accolto in una gremita aula Bunker il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si dice "emozionato di aver cantato davanti al capo dello Stato". E a chi gli chiede cosa vorrà fare da grande, il piccolo risponde "un po' il calciatore e un po' il magistrato".

"Siamo nati in una terra molto bella dove splende il sole, ma un giorno ci hanno detto che non è proprio così", canta una scolaresca davanti alle tante autorità presenti all'interno del carcere Ucciardone. Voci che rimbombano solenni in quel luogo in cui si svolse il maxi processo. Voci intorno alle quali si stagliano i tanti cartelli, appesi intorno all'aula, preparati da allievi e insegnanti per conservare viva la memoria. "Lo Stato è più forte della mafia perché lo Stato siamo noi", si legge in uno striscione che campeggia in alto, al centro della grande sala. "Insieme da tutta Italia per non dimenticare", sono le parole intessute come le trame di un canto in un altro cartellone.

Partecipano, scattano fotografie, applaudono prima e dopo il lungo intervento di Mattarella. Si fanno spazio tra i giornalisti perché vogliono stare in prima linea. "Sì, è importante esserci perché la mafia è ovunque e non è ancora sconfitta - dicono senza incertezze i bambini della scuola secondaria di Paternò (Catania) Virgilio - perché la mafia oggi è illegalità e atteggiamenti mafiosi. Mafia è pagare il pizzo. Mafia è attraversare con il rosso e superare le altre persone in fila. Mafia è essere indifferenti alla morte di Falcone e Borsellino e non fare nulla perché non muoiano altre persone".

Per Giovanni, un piccolo di 10 anni con un sorriso timido e degli occhiali tondi, la cosa più bella della giornata è stato il collegamento con le altre piazze d'Italia. "Mi è piaciuto - dice con emozione - perché mi ha fatto capire che non siamo soli. E' la prima volta che partecipo e non pensavo che tutte queste persone sapessero di questa giornata di cui mi hanno sempre parlato mio padre e la mia maestra". Ad aderire infatti all'iniziativa "Palermo chiama Italia", lanciata dalla fondazione "Giovanni e Francesca Falcone", sono le piazze di Milano, Firenze, Napoli, Rosarno, Gattatico e la vicina Corleone. 

E se all'interno dell'aula bunker e del villaggio della legalità, allestito alla presenza delle forze dell'ordine e di giovani e artisti di tutta la Sicilia, alle piazze reali si uniscono i tanti autoscatti lanciati su Facebook e Twitter sotto l'hashtag #palermochiamaitalia, fuori dal carcere Ucciardone, i passanti si chiedono cosa stia succedendo. Sull'autobus adulti e anziani parlano di questa giornata come quella in cui fu ucciso Paolo Borsellino. Davanti alla libreria Feltrinelli, in via Cavour, dove è stato allestita una ricostruzione di quel giorno fatale, ventenni e trentenni si chiedono perplessi cosa rappresenti quel momento. 

Se Falcone diceva che "gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini", forse le piccole gambe in cui queste idee potranno trovare cammino fertile sono quelle di Matteo, Nicolas, Chiara e Tancredi. Sono i sogni e e la sete di conoscenza e verità di Angela e Andrea. Perché - come dice nel suo lungo discorso Mattarella - "voi rappresentate il futuro e la speranza". 

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