Parla l'autista di Falcone: "Mi disse 'sarò il procuratore nazionale Antimafia'"

Giovanni Costanza è stato sentito per la prima volta dalla commissione nazionale antimafia e ha ricostruito gli otto anni passati con il giudice: "Portava i fascicoli in casa e quando ci andavo di mattina lo trovavo in vestaglia che studiava e lavorava". Il ricordo del fallito attentato all'Addaura e di quel tragico 23 maggio 1992

Strage di Capaci

Il 23 maggio del 1992 Giovanni Costanza è sopravvissuto alla strage di Capaci, costata la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti di scorta. Eppure da allora l'autista del giudice non era mai stato sentito dalla commissione Antimafia. Un "vuoto" colmato solo oggi. Parte dell'audizione è stata secretata, alcuni passaggi sono invece stati resi noti. Un lungo racconto quello fatto da Costanza, la ricostruzione tra pubblico e privato di Giovanni Falcone e del suo impegno antimafia non senza ostacoli. Gli anni a Palermo, quelli a Roma, il fallito attentato all'Addaura e quello, fatale, sulla A29. "Sono passati 27 anni - ha detto - mi sarei aspettato di essere su questo banco molto prima, non so perché non ho avuto la possibilità di dare il contributo che adesso ascolterete. Fortunatamento il tempo è galantuomo, gli uomini cambiano e la verità viene a galla".

"Sono stato accanto a quell'uomo - ha sottolineato Costanza - per otto anni, vedevo il suo impegno che non era solo in ufficio. Portava i fascicoli in casa e quando ci andavo di mattina lo trovavo in vestaglia che studiava e lavorava. Quando viaggiavamo lui si sedeva accanto a me, non dietro. Poi lo vedevo, la sua testa ciondolava... chissà da che ora aveva iniziato a lavorare. Questo era il suo relax. E' stato condannato senza aver commesso alcun crimine, ma per dare giustizia a tutti".

"Avevo una guerra in casa e fuori - ha detto Costanza -. Lda famiglia si ribellava, ma non mi sentivo di mollare Falcone, era una molla trainante portava avanti le indagini in prima persona. Non aspettava che altri le svolgessero per lui. Quando il personale non era in servizio, andava a raccogliere i documenti che gli servivano. Io non ho mai avuto un sostituto, ero solo io in servizio, non c'era tutela in auto, eravamo solo io e lui".

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Costanza ha ricordato i suoi anni con il giudice. Tra gli episodi citati quello del fallito attentato all'Addaura. "Mi chiamò a casa comunicandomi i suoi spostamenti: mi disse che aveva due ospiti elvetici all’Addaura. Rientrai in servizio e come si faceva abitualmente scesi sulla scogliera a bonificarla. Quel giorno si rinvenne un borsone con una muta da sub poggiata sopra, presente l’agente di polizia Roberto Lindari che incautamente ha aperto una cerniera. Venne rinvenuto un contenitore metallico e un altro collegato con fili: si capì subito che era una bomba e fu dato l’allarme. Il magistrato era incredulo e mi chiamò: cosa è? Lei l’ha vista? Finalmente si convinse. L’artificiere fu bravissimo "e con una minicarica l’ha fatto brillare, ha aperto come se si fossero usate le chiavi, nulla andò distrutto", fu fatta saltare solo la serratura, non il dispositivo. Costanza il giorno dopo quell'attentato decise di stipulare unìassicurazione "affinchè in caso di morte i miei avessero una assicurazione. Ma io nel 1992 ho subito l’attentato a Capaci e si pensava non ce la facessi a sopravvivere, eppure ma sono qui. La polizza andò perduta... valeva solo in caso di morte".

Costanza ha poi riferito una frase pronunciata da Falcone: "E' fatta, io sarò il procuratore nazionale Antimafia, prenditi il brevetto per il mosquito, l'elicottero".  A sottolineare queste parole (non sentite dal pubblico che ha seguito i lavori in streaming ndr) è stato il senatore Piero Grasso: "La novità vera che oggi ci dice è la frase 'è fatta io sarò procuratore Antimafia, prenditi il brevetto per l'elicottero'". 

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"E' evidente - commenta il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra - che probabilmente Falcone ha vissuto delle dinamiche, soprattutto nell'ultima parte della sua carriera, conflittuali in particolar modo a Palermo e magari su queste vicende un uomo come Costanza, che gli ha vissuto accanto, poteva dare qualche elemento in più a chi avesse voluto approfondire. Forse questa volontà è mancata perché tanta parte della magistratura lavorava in sintonia con mondi politici che non volevano appunto approfondire al meglio questi contesti, quegli anni e quegli scenari".

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Per Morra "Come Costanza ha ricordato, nel palazzo di giustizia ci fu il tentativo non riuscito di avocare ad altri magistrati fascicoli importanti. Sentendosi isolato Falcone aveva pensato di poter lavorare anche meglio a Roma giacché nella stagione dei veleni e dei corvi forse il palazzo di giustizia di Palermo non era la sede più ospitale per chi voleva combattere effettivamente ed efficacemente Cosa nostra"

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