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Strage di via D'Amelio, i pm contro l'ex pentito Avola: "Era a Catania con un braccio rotto"

L'ex killer etneo è stato intervistato ieri sera in uno speciale su La7 da Michele Santoro, raccontando di aver partecipato in prima persona all'eccidio del 19 luglio 1992. La nota della Dda di Caltanissetta: "Rivelazioni dopo 25 anni, nessun riscontro alla sua versione"

"Il 18 luglio Maurizio Avola era a Catania, addirittura con un braccio ingessato". Forse basterebbe questo elemento, ricostruito dalla Procura di Caltanissetta, per smontare (o quantomeno privare di un riscontro fondamentale) la sua versione sulla strage di via D'Amelio, che ieri sera su La7 - intervistato da Michele Santoro - ha illustrato durante uno speciale condotto da Enrico Mentana. Stamattina il capo della Direzione distrettuale antimafia nissena, Gabriele Paci, con una nota ha tenuto a smentire una serie di fatti riportati da Avola e anche a stigmatizzare il suo comportamento.

"Parla dopo 25 anni"

"Avola - si legge nel documento - ha affermato di aver partecipato alla fase esecutiva della strage con Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Aldo Ercolano ed altri. Tale circostanza risulta in effetti essere stata riferita per la prima volta da Avola nel corso di un interrogatorio svoltosi lo scorso anno davanti ai magistrati di questa Direzione distrettuale antimafia, a distanza - sottolinea il procuratore aggiunto - di oltre 25 anni dall'inizio della sua collaborazione". 

"Era a Catania con un braccio ingessato"

Le dichiarazioni del pentito catanese sono state naturalmente vagliate dai pm, ma "allo stato non hanno trovato alcuna forma di positivo riscontro che ne confermasse la veridicità. Dalle indagini demandate alla Dia - si legge ancora nella nota - sono per contro emersi rilevanti elementi di segno contrario che inducono a dubitare tanto della spontaneità quanto della veridicità del suo racconto. Per citarne uno tra tanti, l'accertata presenza dello stesso Avola a Catania, addirittura con un braccio ingessato, nella mattinata precedente il giorno della strage, quando, secondo il racconto dell'ex collaboratore, egli, giunto a Palermo nel pomeriggio di venerdì 17 luglio, avrebbe dovuto trovarsi all'interno di un'abitazione vicina al garage di via Villasevaglios, pronto, su ordine di Giuseppe Graviano, a imbottire di esplosivo la Fiat 126 poi utilizzata come autobomba".

"Non ha mantenuto il riserbo e compromesso le indagini"

Per i pm, quindi, il racconto presentato ieri sera come esclusivo e dirompente, legato peraltro ad una delle pagine più buie della nostra storia recente - anche dal punto di vista giudiziario - per i pm di Caltanissetta non troverebbe alcun riscontro nella realtà. Avola non sarebbe quindi credibile e veritiero. E Paci, nella nota, non manca di rimarcare che l'ex pentito "anziché mantenere il doveroso riserbo su quanto rivelato a questo ufficio, abbia preferito far trapelare il suo asserito protagonismo nella strage di via D'Amelio, oltre a quello di Messina Denaro, Graviano ed altri, attraverso interviste e la pubblicazione di un libro (scritto da Santoro, ndr). E lascia altresì perplessi che egli abbia imposto autonomamente una sorta di discovery compromettendo così l'esito delle future indagini, dopo che l'ufficio aveva provveduto a contestargli le numerose contraddizioni del suo racconto e gli elementi probatori che inducevano a dubitare della veridicità di tale sua ennesima progressione dichiarativa".

Avola: "Non c'entrano i Servizi"

Ieri sera, durante il programma, Avola ha illustrato quelle che secondo lui sarebbero state le varie fasi di preparazione ed esecuzione della strage: "Non c'erano agenti dei servizi segreti, ma solo killer e boss di Cosa nostra". Il pentito Gaspare Spatuzza, quello che è riuscito con le sue dichiarazioni a smascherare il falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino e il depistaggio sulla strage, aveva riferito di aver visto quel giorno anche una persona che non conosceva nel garage. Si è ipotizzato appunto che potesse essere un agente dei Servizi. Avola ieri ha affermato con sicurezza che "quell'uomo o ero io o era Aldo Ercolano, credo che dica la verità ma non essendo un uomo d'onore, Spatuzza non può sapere i retroscena".

"Sapevo già di dover colpire un magistrato"

Alle dichiarazioni del killer di Padre Puglisi, però, sono stati trovati dagli inquirenti riscontri granitici. Esattamente ciò che manca invece ad Avola. "La 126 - ha spiegato ancora ieri sera - è stata imbottita da me e da un'altra persona. Già sapevo che dovevamo colpire un magistrato, conoscevo già il tipo di esplosivo da usare (il T4, ha precisato, ndr) e anche la tecnica. Durante la settimana dell'attentato sono salito a Palermo diverse volte. C'erano Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro".

"Se la 126 non saltava dovevano attaccare con i bazooka"

E ancora: "Io posso  dire che c'ero e sono uno degli esecutori materiale della strage di via D'Amelio. E sono l'ultima persona che ha visto lo sguardo di Paolo Borsellino prima di dare il segnale per l'esplosione". Ha poi aggiunto: "Borsellino scende dalla macchina e lascia lo sportello aperto. Io mi fermo, mi giro e lo guardo, mi accendo una sigaretta. Lo guardo, mi giro e faccio il segnale, verso il furgone a Giuseppe Graviano e vado a passo elevato. Mi dà 12 secondi per allontanarmi. Ho avuto la sensazione che Emanuela Loi abbia visto il led rosso nell'auto, lei alza il passo e non capisco se sta andando verso la macchina. A quel punto mi sono allontanato. Se non esplodeva la macchina avrebbero attaccato con i bazooka". Poi Avola ha sottolineato: "Il nostro ottavo uomo era lo Stato, non i servizi segreti. Hanno fatto una ricostruzione diversa, posso giurare che non c'erano uomini dei Servizi. Io dovevo fare la guerra allo Stato".

Fiammetta Borsellino: "Ogni dichiarazione deve essere riscontrata"

Molto scettica sulle dichiarazioni di Avola è stata anche una delle figlie di Paolo Borsellino, Fiammetta, che ieri sera ha partecipato al programma ed ha voluto ricostruire "il contesto" in cui è maturato l'attentato, non esitando a puntare l'indice contro "i colleghi di mio padre": "Qualsiasi dichiarazione - ha detto Fiammetta Borsellino a proposito di Avola - deve essere oggetto di riscontro, già di depistaggio ne abbiamo subito uno e ancora ci lecchiamo le ferite. La sentenza di  Scarantino (sul depistaggio, ndr) è diventata definitiva appena pochi giorni fa. Sono molto cauta e penso che ogni dichiarazione debba essere oggetto di un riscontro".

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