Sciopero della fame al carcere Pagliarelli, dopo 5 giorni rientra la protesta dei detenuti

La rivolta pacifica messa in atto nel reparto di alta sicurezza ha portato alcuni piccoli frutti. "Ora potranno scaldare l'acqua con i fornelli che hanno in cella per poi portarla nelle docce comuni e utilizzarla. Nulla da fare sul fronte farmaci"

Il carcere Pagliarelli

Rientrata la protesta al carcere Pagliarelli. Dopo cinque giorni trascorsi senza mangiare, rifiutando i colloqui con i familiari e altro ancora i detenuti hanno vinto quella che definiscono una “battaglia per la dignità umana”. Fra le ragioni della rivolta pacifica messa in atto dai 332 detenuti del reparto di alta sicurezza la turnazione delle docce (“una a settimana”), la somministrazione dei farmaci (“Tachipirina per tutto, al di là della patologia”) e altri piccoli problemi che in carcere diventano giganti. Circostanze alle quali la direttrice dell’istituto penitenziario, Francesca Vazzana, ha trovato una spiegazione: "La struttura è stata progettata per 600-700 persone e attualmente ne ospita 1.380. Purtroppo i fondi assegnati dal ministero sono risibili rispetto alle reali necessità".

Una volta esplosa la protesta, l’ultima di una lunga serie che ha riguardato i vari istituti penitenziari dell’isola, l’associazione per i diritti e le garanzie del sistema penale Antigone ha programmato una visita che si è svolta ieri insieme al responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Ucpi nonché vicepresidente della Camera penale di Palermo, Fabio Bognanni, e ai rappresentanti dell’Osservatorio carcere della camera penale di Palermo Rosalia Zarcone, Anna Bonfiglio e Rita Maccagnano. "L’incontro con i rappresentanti dei detenuti - si legge in una nota - è servito per chiarire le ragioni e disagi che li hanno portati a forme esasperate di protesta, come quella di non presentarsi ai colloqui con i familiari".

In prima battuta i carcerati hanno elencato alcune richieste parzialmente già accolte, come il cambio di materassi e l’aumento del limite di peso per i pacchi destinati ai carcerati che arrivano da un’altra regione. Poi hanno passato in rassegna altri problemi per i quali è stato trovato un accordo con la direzione e con gli agenti di polizia penitenziaria. Tra questi uno riguarda l’igiene: "Hanno concordato la possibilità di riscaldare l’acqua con i propri fornelli per potersi lavare nelle docce comuni", prosegue la nota. Di fatto gli impianti idrici, come ammesso dalla stessa direttrice in virtù dei numeri, non consentirebbero a tutta la popolazione carceraria di fare tre volte a settimana la doccia.

Uno dei nodi rimasti irrisolti è quello relativo alle medicine. Poco o nulla, si legge ancora nella nota, è stato ottenuto per la consegna dei farmaci. "Per ottenerli passano circa 15-20 giorni, ma non per tutte le fasce e tipologie. L’altro grave problema per il quale l’istituto è abbandonato a se stesso - spiega Apprendi a PalermoToday - è legato alla salute mentale: ci sono oltre 300 detenuti che prendono farmaci specifici e invece avrebbero bisogno di maggiori attenzioni". L’elenco dei problemi è ancora lungo: "Attualmente ci sono 80 donne detenute in un reparto che può comunque considerarsi vivibile. Queste donne però - aggiunge il presidente di Antigone Sicilia - non hanno un’area verde per i colloqui con i loro figli. Per quanto colorata e più o meno attrezzata, la stanza messa a loro disposizione non può considerarsi adeguata".

Ad essere sottodimensionato, oltre al complessivo sistema di impianti, è anche il numero di agenti di polizia penitenziaria, che devono occuparsi praticamente di tutto, dal trasferimento dei detenuti ai vari servizi amministrativi passando per la sicurezza dell'istituto. E su questo, conclude la nota, "il ministero fa orecchie da mercante". A parlare sono i numeri: "Servirebbero almeno 727 unità, che sarebbero comunque oberate di lavoro, ma ce ne sono appena 691. Numero che ovviamente va suddiviso per i vari turni. Questa protesta era nell’aria e ha fatto emergere le gravi responsabilità dello Stato e le sue decennali inadempienze: non sono stati fatti investimenti. Prima venivano utilizzati i soldi delle ammende per la piccola manutenzione, ora neanche quello. E da ultimo, non per importanza, mancano i mediatori culturali, anello di congiunzione necessario per i 210 stranieri - tra uomini e donne - reclusi al Pagliarelli".

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