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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Politeama / Piazzetta Francesco Bagnasco

La donna con la scopa? Una provocazione: dietro alla statua un sostegno alle imprenditrici

L'installazione è spuntata in piazzetta Bagnasco ed ha scatenato molte critiche perché rappresenta una figura femminile impegnata in faccende domestiche e secondo alcuni dal corpo troppo "perfetto". In realtà ai piedi del monumento c'è un QR-code che offre una vetrina virtuale per le aziende rosa

Una donna alta, snella, coi pantaloni e una camicetta allacciata quasi fino al collo, che con una mano si aggiusta i capelli e con l'altra tiene una scopa. Ai piedi della statua, che è misteriosamente spuntata lunedì in piazzetta Bagnasco, la scritta "ogni donna è libera di essere chi vuole e deve essere anche libera di scegliere" e una porta virtuale, un QR-code, che si spalanca su un altro mondo, fatto anch'esso di donne, che non hanno una scopa in mano, ma sono tutte imprenditrici. L'installazione ha già scatenato molte polemiche, soprattutto sui social, ma rientra in un'iniziativa per favorire l'imprenditoria femminile, che coinvolge oltre a Palermo, anche Milano, Roma e Torino, con il patrocinio delle relative amministrazioni comunali.

Le contestazioni riguardano soprattutto le fattezze della donna raffigurata, per alcune troppo "perfetta", con seno, vita e sedere da modella, e dunque poco realistica, ma c'è anche chi grida allo scandalo e lancia anatemi perché la donna, secondo uno stereotipo atavico, è stata rappresentata mentre sembra impegnarsi in faccende domestiche. Critiche che sono lontanissime da ciò che aveva in mente la Schwarzkopf, uno dei brand per la cura dei capelli più noti al mondo, con questa campagna, denominata "Heads", cioè "teste", perché la libertà dovrebbe iniziare proprio lì, nella testa appunto, consentendo a ognuna - come recita la scritta - di essere ciò che vuole. Anche una casalinga.

Basta entrare nel mondo virtuale che è ai piedi della statua e accedere al sito lalibertainiziadallatesta.it, infatti, per capire che l'intenzione è quella di stigmatizzare come la pandemia abbia costretto molte donne a lasciare il posto di lavoro "per tornare ad occuparsi esclusivamente di questioni domestiche e - si legge - non ci sarebbe nulla di male, se si trattasse di una libera scelta, ma per molte così non è stato". Accedendo alla realtà aumentata con il QR-code le donne che spuntano sono tutte delle imprenditrici: le loro aziende, se aderiscono al progetto, vengono indicate ai passanti che possono così sostenerle scegliendo di fare i loro acquisti da loro, ma vengono anche forniti dati relativi al divario di genere.

La statua quindi vuole richiamare provocatoriamente l'attenzione e permette di accedere a una sorta di vetrina virtuale "per centinaia di imprenditrici che vogliono raccontare la propria attività", si legge ancora sul sito legato all'iniziativa. Chi si iscrive può anche partecipare a un concorso, con in palio buoni acquisto da 5 mila euro l'uno da spendere per la propria azienda.

In poche ore in Sicilia hanno aderito tredici ditte, di cui quattro a Palermo, una a Terrasini e le altre nel Catanese. In un contesto economico che a queste latitudini è certamente meno sviluppato e con un numero di donne lavoratrici ben inferiore alla media nazionale ed europea, forse la scelta di piazzetta Bagnasco dovrebbe essere vista come un segnale importante: le siciliane non vengono considerate - come troppo spesso accade - ai margini del Paese, ma parte attiva, esattamente come le donne che vivono in regioni più ricche. Basta guardare la mappa sul sito per vedere che in Italia le aziende iscritte sono più di 150 e che al Sud, a farla da padrona, è proprio la Sicilia.

La campagna, già avviata a gennaio dell'anno scorso con una veste diversa e tre testimonial femminili - l'attrice Isabella Ferrari, la cantante Elodie e la pallavolista Paola Egonu - non sarà forse la chiave di volta per assicurare davvero a tutte le donne le stesse opportunità e gli stessi stipendi che vengono riconosciuti agli uomini, ma è comunque uno stimolo, un'occasione per porre al centro del dibattito questi temi importanti. Ma bisogna fare lo sforzo di andare oltre la statua, il suo lato b, la sua posa, la sua scopa, oltre le apparenze. Che poi è quello che in genere rivendicano tutte le donne, troppo spesso giudicate soltanto per il loro aspetto fisico e non per le loro competenze.

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