Cronaca

A 18 anni fa condannare l'ex che la ricatta con video hard: "Non ero più libera di vivere, ragazze ribellatevi"

La storia di una giovane che è stata perseguitata quando ha deciso di troncare la relazione con un coetaneo. "All'inizio non si dà peso a battute e divieti, si crede che l'altro cambierà e invece diventa un incubo". La scelta coraggiosa di denunciare e l'appello: "State attente, date solo a chi merita e se ci sono problemi parlatene"

"Un giorno sono uscita da scuola e sono andata dritta dai carabinieri: ho capito che era il momento di dire basta". Ha 19 anni, sta per diplomarsi e un anno e mezzo fa ha trovato il coraggio di denunciare il ragazzo di cui si era innamorata, ma che col passar del tempo "era diventato un altro, non era più la persona che aveva conosciuto. Mi impediva di vivere, mi aveva tolto la mia libertà". Il giovane, che a gennaio è stato condannato a 9 anni di carcere per stalking, estorsione e pornografia minorile, avrebbe architettato bene le cose: quando lei aveva deciso di lasciarlo, avrebbe iniziato a ricattarla minacciando di diffondere loro video intimi e spillandole anche dei soldi.

E' molto giovane questa donna - che si è costituita parte civile nel processo con l'assistenza dell'avvocato Carolina Varchi -  e non nasconde di aver sofferto e anche molto, ma è determinata, sa di aver fatto la scelta giusta e non esita a dire a coetanee e non: "Fate sempre attenzione, non abbassate mai la guardia e in caso di problemi parlatene. Soprattutto - aggiunge - date alle persone ciò che meritano e non concedete nulla a chi cerca solo di privarvi della vostra libertà e alla fine non vi ama. Non bisogna avere paura di denunciare: è una scelta che richiede molto coraggio, ma ne vale la pena".

Un messaggio importante, com'è importante raccontare il percorso che porta da una storia apparentemente bella e appagante a un incubo, in cui la persona che si ama è quella che poi cerca di distruggerci e annientarci. Come racconta la giovane "inizia con una serie di piccolezze, che da fuori gli altri vedono, ma che tu tendi a giustificare: è proprio vero che l'amore rende ciechi! Lui faceva battutine, come 'non metterti questa maglia' oppure 'non uscire con le tue amiche' e magari, ingenuamente, pensi che siano dei segni di attenzione, invece poi va a finire male. Infatti lui è diventato sempre più pesante e assillante e mi sono accorta che era cambiato in tutto e che quella non era più la persona di cui mi ero innamorata. A un certo punto ho aperto gli occhi".

Inutili i tentativi di confrontarsi con il ragazzo: "Ho provato a parlare tante volte con lui, ma mi ignorava totalmente, come se non avesse alcuna importanza perché tanto ciò che diceva lui era legge". Ma "poi ho capito che dovevo fermarmi, che era il momento di dire basta" e aggiunge: "Ho capito che non dovevo più stare con lui perché mi impediva di avere una vita, mi privava della mia libertà e così ho iniziato ad allontanarmi". Aveva confidato a poche amiche ciò che le stava succedendo, e all'inizio "non ho avuto il coraggio - spiega - di dirlo alla mia famiglia, non volevo metterli in mezzo. Loro avevano qualche sospetto, ma io temevo che la storia non si sarebbe mai chiusa e a me interessava solo questo, fare finire l'incubo in cui mi trovavo".

La scelta di denunciare non è arrivata subito: "Prima di andare dai carabinieri ci ho pensato per giorni - racconta ancora la ragazza - mi ripetevo che non poteva continuare così. Lui mi ricattava, mi chiedeva soldi e poi trovava sempre scuse per non ridarmeli e ho capito che era troppo e ho detto basta. Un giorno sono uscita da scuola e sono andata dritta dai carabinieri della stazione Uditore. Appena arrivata sono scoppiata a piangere e loro hanno subito capito che avevo bisogno di aiuto, si sono preoccupati e mi hanno sostenuta".

La consapevolezza di dover cambiare rotta è maturata anche in un altro modo: "Non solo avevo sentito parlare in tv e sui giornali di storie simili alla mia, ma ho fatto anche delle ricerche in rete per capire cosa sarebbe potuto accadere e soprattutto cosa potevo fare per uscirne. E l'unica cosa da fare era denunciare". I carabinieri - coordinati dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Giorgia Righi - sono intervenuti immediatamente, il giorno stesso della denuncia, a novembre del 2019, tendendo una trappola all'imputato, "lo hanno arrestato sotto i miei occhi", dice la ragazza, che sottolinea: "Già in quel momento mi sono sentita liberata. Mi sono detta: 'Finalmente è fatta' perché non credevo fosse possibile, io avevo detto anche a lui che sarebbe finita così se non avesse smesso, ma non pensavo che ci sarei realmente arrivata. In quel momento non mi importava nulla delle conseguenze".

Non è stato semplice dopo questa terribile esperienza riprendere in mano la propria vita: "All'inizio ero molto chiusa, ho preferito stare da sola. A scuola ero peggiorata e non uscivo più. Ho dovuto riabituarmi a vivere perché stando con lui non facevo più niente. Non è stato facile, anche perché non avevo più fiducia. Poi ho ripreso contatti con una vecchia conoscenza e da qualche mese sto con questo ragazzo e mi accorgo ancora di più di tutto ciò che mi era mancato prima".

La ragazza sa che la sua non è una storia isolata ed è anche per questo che ha accettato di parlarne: "Purtroppo sono cose molto diffuse - afferma - molte mie coetanee hanno problemi simili. Diverse amiche mi hanno raccontato di avere fidanzati che sono gelosi e io dico sempre: 'Fermati, non è il caso di andare avanti, quando inizia così non può che finire peggio'. Perché noi pensiamo sempre che poi cambierà, invece le persone non cambiano".

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