Cronaca

Il teatro va in carcere: al Pagliarelli uno spettacolo dove i detenuti sono attori

Si chiama "Creatura" il progetto della regista Daniela Mangiacavallo. Le lettere scritte dal carcere durante la pandemia, con tutte le paure e le ansie del momento, hanno fatto da canovaccio per la drammaturgia

Dall’Inferno dantesco a quello da attraversare tutti i giorni, con la speranza di uscirne migliori. Per la regia di Daniela Mangiacavallo, mercoledì nel teatro della Casa circondariale Pagliarelli “Antonio Lorusso”, con lo spettacolo “Creatura” tornano in scena i detenuti-attori della Compagnia Evasioni.

Curato dall’associazione di promozione sociale “Baccanica”, lo spettacolo rientra nel progetto della Fondazione Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio), intitolato “Per Aspera ad Astra” e finalizzato a portare il teatro in carcere, per contribuire al recupero dell’identità personale e alla risocializzazione dei detenuti. Giunto quest’anno alla sua quinta edizione, oggi il progetto vede in rete ben quattordici istituti di pena italiani; capofila con la Compagnia della Fortezza, il carcere di Volterra, dove nel 1994 grazie al regista Armando Punzo è iniziata questa avventura.

"Il mio incontro con Punzo - dice la regista palermitana Daniela Mangiacavallo - risale al 2008. Entrare nel carcere di Volterra, lavorare al suo fianco con gli attori-detenuti, per me è stata una folgorazione. Grazie al teatro, è stato possibile destrutturare un luogo di pena, levargli idealmente le sbarre: una volta dentro, ho dimenticato dov’ero; come per magia non c’erano più barriere, non si percepivano più. Sono tornata a Palermo con l’intenzione di replicare questa esperienza, ma all’inizio non è stato facile. Poi, finalmente nel 2015, con l’associazione Baccanica che ho fondato, abbiamo vinto il bando di politiche sociali “Evasioni”, dal quale emblematicamente prende il nome la nostra compagnia".

Il progetto che oggi Daniela Mangiacavallo porta in scena, ha avuto una gestazione lunga, visto che di mezzo s’è messa la pandemia che ha ulteriormente aumentato le distanze tra il carcere e il mondo esterno. Da qui, l’idea di continuare il rapporto con i detenuti in modo epistolare. E sono proprio le lettere scritte dal carcere durante la pandemia, con tutte le paure e le ansie del momento, a fare da canovaccio per la drammaturgia di “Creatura”.

"Il riferimento all’Inferno di Dante - dice Daniela Mangiacavallo - è stato immediato: nelle lettere più volte ricorreva la frase “Mi sembra di essere all’inferno”, emergeva la paura, lo smarrimento… Siamo partiti da qui, ma al contrario dell’inferno dantesco, dove la condanna è eterna, in “Creatura” abbiamo provato a raccontare un inferno non definitivo. Perché, è vero, attraverso le asperità si può giungere alle stelle. La solitudine esistenziale e la monotonia di una vita sempre uguale, può trovare sfogo nella voglia di rivoluzionare tutto attraverso l’ironia e il gioco. Azioni su azioni, piccoli tentativi per attraversare l’inferno e uscirne vivi e migliori". 

Sul palcoscenico, Antonino Alvarez, Gianpaolo Benfante, Maurizio Celesia, Giovanni Cici, Antonio Cirivilleri, Giacomo Cusimano, Marco Cusimano, Eugenio Dalleo, Alessandro Del Noce, Salvatore Di Fatta, Umberto Faija, Giovanni Giardina, Mario Giunta, Giusto Gueccia, Ferdinando Lipari, Daniele Messina, Michele Musso, Gerardo Romano, Giuseppe Stemma, Giuseppe Toia; con la partecipazione delle attrici e collaboratrici della compagnia, Fabiola Arculeo, Oriana Billeci e Marzia Coniglio. Costumi di Roberta Barraja, assistente ai costumi Francesca Mandalà; suoni, Carlo Gargano. Foto di scena, Chiara Lo Nardo e Danilo Tarantino.

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