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Cronaca

Cene, borse griffate e profumi coi soldi dell'Ars: sconti di pena e assoluzioni per 5 ex deputati

La Corte d'Appello ha scagionato gli imputati da alcune accuse di peculato e ne ha dichiarato prescritte altre. Esclusa totalmente la responsabilità di Livio Marrocco, che aveva avuto 3 anni in primo grado. Cancellate le condanne di Giulia Adamo e Rudy Maira. Riduzioni per Salvo Pogliese e Cataldo Fiorenza

Avrebbero utilizzato i soldi destinati all'attività istituzionale dei gruppi politici all'Assemblea regionale siciliana per comprare foulard di Hermès, borse Louis Vuitton, profumi, soggiorni in Spa, ma anche per pagare cene al ristorante e persino fumetti di Diabolik. Furono definite le "spese pazze dell'Ars" e tradotte dalla Procura nell'accusa di peculato. Adesso le condanne inflitte in primo grado - a luglio del 2020 - a 5 ex deputati sono state però in parte cancellate e in parte riviste al ribasso, anche per via della prescrizione.

Nello specifico, il collegio presieduto da Adriana Piras ha deciso in primo luogo di assolvere pienamente ("perché il fatto non sussiste") l'ex capogruppo di Fli, Livio Marrocco, al quale il tribunale presieduto da Fabrizio La Cascia aveva invece inflitto 3 anni. I giudici hanno accolto le tesi difensive degli avvocati Giovanni Di Benedetto e David Castagnetta, che assistono il politico. Assolta per 4 capi d'imputazione, mentre per un altro è scattata la prescrizione, anche Giulia Adamo (Pdl, Gruppo misto e Udc), che in primo grado aveva avuto una condanna a 3 anni e mezzo. Anche per Rudy Maira (ex capogruppo del Pid) è arrivata l'assoluzione "perché il fatto non sussiste", tranne che per un bonifico bancario da 2 mila euro effettuato il 29 giugno 2010, reato che tuttavia è stato dichiarato prescritto (il tribunale gli aveva inflitto 4 anni e mezzo).

Agli altri due imputati sono stati invece concessi sconti di pena. Cataldo Fiorenza (Gruppo Misto) è stato parzialmente assolto, tranne che in relazione ad alcune spese fatte in diversi supermercati per un totale di 2.156,17 euro, ad altre fatte in farmacia (per 381,25 euro) e per l'acquisto di un barbecue da 1.158 euro: la sua condanna è stata così ridotta a 2 anni e 2 mesi (aveva avuto 3 anni e 8 mesi in primo grado). Salvo Pogliese (Pdl ed ex sindaco di Catania) è stato assolto "perché i fatti non costituiscono reato" in relazione all'appopriazione di 45.429,70 euro e, con la formula "perché il fatto non sussiste", in relazione ad altri 1.366,20 euro; sono stati dichiarati invece prescritti gli episodi legati a due assegni bancari, rispettivamente del 23 giugno e del 2 luglio 2010: la sua condanna è stata così ridotta a 2 anni e 3 mesi (in primo grado ne aveva avuti 4 anni e 3 mesi).

I giudici hanno anche deciso di ridurre l'importo delle confische: per Adamo a 7.205,78 euro, per Fiorenza a 3.695,42 euro e per Pogliese a 28.593,18 euro. Sono state poi revocate tutte le pene accessorie, legate per lo più all'interdizione dai pubblici uffici. Cancellato in parte - per via delle assoluzioni - anche il risarcimento riconosciuto all'Ars che si è costituita parte civile nel processo, rappresentata dall'avvocato Enrico Sanseverino.

A sostenere l'accusa in primo grado era stato il sostituto procuratore Laura Siani, che poi era deceduta un mese prima della sentenza, emessa il 23 luglio del 2020. Il processo era nato da un'inchiesta della guardia di finanza del 2014, che aveva coinvolto un'ottantina di politici: secondo la Procura avrebbero tutti speso indebitamente decine di migliaia di euro di fondi pubblici. Per molti di loro, però, era stato lo stesso pm a chiedere l'archiviazione. Alcuni - pochi - avevano deciso di patteggiare e chi era stato processato con il rito abbreviato, come Innocenzo Leontini e Cateno De Luca, era stato assolto. La Corte dei Conti aveva invece inflitto diverse condanne.

Durante l'inchiesta era emerso, per esempio, che Fiorenza avrebbe assicurato ad una sua collaboratrice un capodanno di lusso al Villa Neri Resort&Spa di Linguaglossa, nel Catanese, sborsando 637 euro. Adamo, con i soldi destinati al suo gruppo politico, avrebbe pagato ristoranti (4.500 euro allo chef Natale Giunta e 1.500 euro a Torre Sibiliana), ma anche fatto regali, come borse griffate Louis Vuitton, gioielli acquistati dal noto orefice Fecarotta, "carré" di Hermès ed Ipad. Secondo l'accusa - che ora è caduta - Marrocco avrebbe versato 79 mila euro al suo autista ed avrebbe utilizzato 179 euro per comprare fumetti di Diabolik, nonché altri 1.600 per acquistare Ipad, pasta fresca, profumi, saldare conti in lavanderia e fare pure la revisione alla moto.

Le reazioni

"Finalmente una sentenza che entra nel merito e cancella quella lettera scarlatta che mi sono portato addosso quando ipocritamente si è parlato di 'spese pazze' nei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana. Ero certo dell’esito favorevole nel giudizio di appello poiché come giurista, prima ancora che come uomo politico, sapevo di avere agito secondo il principio di legalità sancito in Costituzione e in linea con le norme vigenti durante i miei mandati. Avendo letto il dispositivo della sentenza voglio precisare che l’assoluzione è stata pronunciata perché il fatto non sussiste, e che solo per un importo di duemila euro, che non sono riuscito a ricostruire come spesa, è stata dichiarata la prescrizione", afferma Rudy Maira, ex deputato all’Ars.

"Si conclude con la piena assoluzione - afferma l'ex deputato Livio Marrocco - un processo partito in pieno clima di odio nei confronti della politica, che ad oggi dopo più di cento indagati si sta concludendo con un nulla di fatto. Nel frattempo sono state distrutte le vite di coloro che sono stati travolti dalla gogna mediatica, impossibilitati a difendersi dall’odio dei social".

"Un sistema che non funziona - prosegue Marrocco - orientato solo alla gogna e non ai principi costituzionali della non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio. Non porto rancore ma non dimentico. Non avevo mai avuto a che fare con la giustizia ed ho avuto modo di vivere un mondo completamente diverso in cui la tua vita è appesa al nulla. Nessuno mi restituirà questi 10 anni, nessuno mi ridarà indietro ciò che ho perso in termini lavorativi, in termini di carriera istituzionale. Sono riuscito a resistere in questo lungo periodo perché ero certo delle mie ragioni, perché avevo una famiglia che mi sosteneva e che io sostenevo, perché avevo il mio lavoro ed ho potuto difendermi. Non so se un’altra persona avrebbe resistito. Dobbiamo interrogarci su questo. Adesso guardo avanti portando con me questa esperienza come fonte di forza e coraggio".

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