Pranzi, borse griffate e fumetti di Diabolik con i soldi dell'Ars: condannati 5 ex deputati

Inflitte pene fino a 4 anni e mezzo a Giulia Adamo, Rudy Maira, Livio Marrocco, Cataldo Fiorenza e l'attuale sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che dovranno pure risarcire l'Assemblea. Assolto invece Titti Bufardeci. Il processo nato da un'inchiesta della guardia di finanza che risale al 2014

Palazzo dei Normanni

Foulard di Hermès, borse Louis Vuitton, profumi, cene al ristorante, soggiorni in Spa e persino fumetti di Diabolik. E' anche così, secondo la Procura, che sarebbero stati spesi i soldi destinati in realtà all'attività istituzionale dei gruppi politici all'Ars da sei ex deputati finiti sotto processo con l'accusa di peculato. La terza sezione del tribunale, presieduta da Fabrizio La Cascia, ora ha deciso di condannarne cinque, che dovranno anche risarcire l'Assemblea regionale che si è costituita parte civile, e di assolverne uno, Titti Bufardeci, ex presidente del gruppo Grande Sud, difeso dagli avvocati Roberto Mangano e Paolo Reale.

Nello specifico, a Salvo Pogliese, oggi sindaco di Catania, sono stati inflitti quattro anni e tre mesi, a Rudy Maira, ex capogruppo Pid, quattro anni e mezzo, a Livio Marrocco, ex capogruppo Fli, tre anni, a Giulia Adamo e tre anni e otto a mesi a Cataldo Fiorenza. I giudici hanno inoltre disposto la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. Sono state quindi accolte le richieste del sostituto procuratore Laura Siani, morta suicida a giugno, e che - come ha richiesto l'avvocato Enrico Sanseverino - è stata anche ricordata con un minuto di silenzio da legali e magistrati.

Il processo è nato da un'inchiesta della guardia di finanza del 2014, che aveva coinvolto un'ottantina di politici che avrebbero speso indebitamente decine di migliaia di euro di fondi pubblici. La sentenza di oggi arriva un po' a sorpresa perché per molti degli indagati era stata poi la stessa Procura a chiedere l'archiviazione. In pochi avevano patteggiato e chi era stato processato con l'abbreviato come Innocenzo Leontini e l'attuale sindaco di Messina Cateno De Luca, erano stati assolti. La Corte dei Conti, invece, aveva inflitto diverse condanne.

Durante le indagini si era scoperto per esempio che Fiorenza avrebbe assicurato ad una sua collaboratrice un capodanno coi fiocchi al Villa Neri Resort&Spa di Linguaglossa, nel Catanese, per una spesa di 637 euro. Adamo, invece, con i soldi destinati al gruppo politico, avrebbe - secondo l'accusa - pagato diversi ristoranti (4.500 allo chef Natale Giunta e 1.500 a Torre Sibiliana), ma anche fatto regali, come borse Louis Vuitton, gioielli acquistati dall'orefice Fecarotta, foulard di Hermès, Ipad per un costo di circa 6 mila euro. Marrocco avrebbe a sua volta versato 79 mila euro al suo autista e avrebbe utilizzato 179 euro per acquistare fumetti di Diabolik, nonché altri 1.600 euro per comprare Ipad, pasta fresca, profumi, pagare spese di lavanderia e sostenere anche la revisione della moto.

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La Procura contestava poi a Bufardeci - ma la tesi non è stata accolta dai giudici - di aver versato decine di migliaia di euro ai collaboratori, usato 35 mila euro per pagare la benzina, ma anche per la riparazione e la manutenzione di una Ford Kuga di sua proprietà. 

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