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Spese pazze Amia, 12 anni per il processo tra prescrizione e richiesta di assoluzione

La Procura ha chiesto di assolvere i sette imputati, tutti ex dipendenti e consulenti dell'ex municipalizzata poi fallita e sostituita con la Rap. Il reato di peculato, almeno per i fatti relativi al 2005, in ogni caso è già prescritto

Tra il 2005 e il 2007 si sarebbero fatti rimborsare non solo i biglietti aerei e la permanenza negli hotel degli Emirati Arabi, del Qatar e dell’Egitto, ma anche i pasti, le schede telefoniche, il minibar e persino le caramelle. A pagare sarebbe stata l’Amia, l’ex municipalizzata poi fallita e sostituita con la Rap, e dunque i contribuenti, essendo l’azienda a totale partecipazione pubblica. Adesso, però – dopo un lunghissimo percorso giudiziario e a ben dodici anni dai primi fatti contestati – la Procura ha chiesto l’assoluzione per sette imputati, tutti ex dipendenti e consulenti dell’azienda.

Il reato di peculato di cui rispondono Lorenzo Lunardo, Paola Barbasso Gattuso, Arrigo Bellinazzo, Daniele Salviotti, Giuseppe Giambelluca, Massimiliano Gibilaro e Salvatore Muratore, almeno per i fatti relativi al 2005, è in ogni caso già prescritto. Sarà impossibile comunque arrivare a una sentenza definitiva prima che si prescrivano anche quelli del 2006 e del 2007.

A Caltanissetta, peraltro, è pendente un altro troncone del processo, in cui sono imputate altre sette persone, tra cui i vertici dell’epoca dell’Amia - l’ex presidente e senatore Enzo Galioto e l’ex direttore generale, Orazio Colimberti – per le quali il dibattimento non è neppure ancora iniziato: la prima udienza è stata fissata a giugno. Gli atti sono stati trasmessi al tribunale nisseno poiché tra gli imputati figura anche l’avvocato Tommaso Scanio, allora consulente dell’azienda, che in quel periodo era anche giudice di pace.

L’inchiesta sulle cosìddette spese pazze dell’Amia non era partita subito, ma il procedimento si trascina ormai da anni. Per ben due volte la Procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo, ritenendo insostenibile l’accusa di peculato in questo caso, essendo stata l’Amia più volte considerata come una società privata e non pubblica. Richieste respinte dal gip Marina Petruzzella, che aveva infine disposto l’imputazione coatta. Quando finalmente si è celebrata l’udienza preliminare – l’estate scorsa – e si era arrivati ai rinvii a giudizio, il processo era stato però assegnato alla sezione del tribunale presieduta proprio da Petruzzella. Che, lo scorso ottobre, aveva dovuto dunque astenersi. E’ stato necessario individuare un altro collegio, quello della quinta sezione, e il dibattimento è finalmente iniziato diverse settimane fa. Ieri, la richiesta di assoluzione per tutti.

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