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Spese pazze all'Amia, sette assoluzioni tra tecnici e funzionari

Secondo l'accusa tra il 2005 e il 2007 si sarebbero fatti rimborsare biglietti aerei, pasti, schede telefoniche, minibar e persino le caramelle. Per il pm non c'erano però elementi per la condanna. Tesi accolta dai giudici

La quinta sezione del Tribunale, accogliendo le richieste del pm Enrico Bologna, ha assolto sette persone (tra cui funzionari e tecnici) coinvolte nell'inchiesta sulle "spese pazze" all'Amia accusate di peculato: Lorenzo Lunardo, Paola Barbasso Gattuso, Arrigo Bellinazzo, Daniele Saviotti, Giuseppe Giambelluca, Massimiliano Gibilaro e Salvatore Muratore (assistiti dagli avvocati Sergio Monaco, Loredana Greco, Antonio Carullo, Mario Zito, Gaetano Forte e Vincenzo Lo Re).

Secondo l'accusa tra il 2005 e il 2007 si sarebbero fatti rimborsare non solo i biglietti aerei e la permanenza negli hotel degli Emirati Arabi, del Qatar e dell’Egitto, ma anche i pasti, le schede telefoniche, il minibar e persino le caramelle. A pagare sarebbe stata l’Amia, l’ex municipalizzata poi fallita e sostituita con la Rap, e dunque i contribuenti, essendo l’azienda a totale partecipazione pubblica.

Per il pm, non ci sarebbero prove di eventuali condotte illecite degli imputati tanto da chiedere l'assoluzione. L’inchiesta non era partita subito, ma il procedimento si trascina ormai da anni. Per ben due volte la Procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo, ritenendo insostenibile l’accusa di peculato in questo caso, essendo stata l’Amia più volte considerata come una società privata e non pubblica. Richieste respinte dal gip Marina Petruzzella, che aveva infine disposto l’imputazione coatta. Quando finalmente si è celebrata l’udienza preliminare – l’estate scorsa – e si era arrivati ai rinvii a giudizio, il processo era stato però assegnato alla sezione del tribunale presieduta proprio da Petruzzella. Che, lo scorso ottobre, aveva dovuto dunque astenersi. E’ stato necessario quindi individuare un altro collegio.

Le posizioni degli ex capi Enzo Galioto, Orazio Colimberti, e Giuseppe La Rosa, tra gli altri, sono state stralciate e mandate a Caltanissetta e il dibattimento non è neppure ancora iniziato: la prima udienza è stata fissata a giugno. Gli atti sono stati trasmessi al tribunale nisseno poiché tra gli imputati figura anche l’avvocato Tommaso Scanio, allora consulente dell’azienda, che in quel periodo era anche giudice di pace.

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