Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Viaggi e spese pazze con i soldi dell'Amia, arriva la prescrizione per gli ex vertici

Enzo Galioto, Orazio Colimberti e Giuseppe La Rosa erano accusati di abuso d'ufficio. Tra il 2005 e il 2007 si sarebbero fatti rimborsare non solo i biglietti aerei e la permanenza negli hotel degli Emirati Arabi, del Qatar e dell’Egitto, ma anche i pasti, le schede telefoniche e il minibar 

La prescrizione mette la parola fine al caso delle spese pazze all'Amia, l'ex municipalizzata che si occupava della raccolta dei rifiuti fallita e sostituita con la Rap. Secondo l'accusa tra il 2005 e il 2007 dirigenti e funzionari si sarebbero fatti rimborsare non solo i biglietti aerei e la permanenza negli hotel degli Emirati Arabi, del Qatar e dell’Egitto, ma anche i pasti, le schede telefoniche, il minibar e persino le caramelle. A pagare sarebbe stata l’Amia, l’ex municipalizzata poi fallita e sostituita con la Rap, e dunque i contribuenti, essendo l’azienda a totale partecipazione pubblica. 

A giudicare le posizioni degli ex capi Enzo Galioto, Orazio Colimberti, e Giuseppe La Rosa, tra gli altri, il tribunale nisseno poiché tra gli imputati figura anche l’avvocato Tommaso Scanio, allora consulente dell’azienda, che in quel periodo era anche giudice di pace, poi assolto per non aver commesso il fatto insieme a Angelo Canzoneri. Ieri per gli altri imputati, accusati di abuso di ufficio è arrivata la prescrizione.

La vicenda ha visto imputati con l'accusa di peculato - e assolti poco più di un anno fa dalla quinta sezione del Tribunale, accogliendo le richieste del pm Enrico Bologna - anche Lorenzo Lunardo, Paola Barbasso Gattuso, Arrigo Bellinazzo, Daniele Saviotti, Giuseppe Giambelluca, Massimiliano Gibilaro e Salvatore Muratore (assistiti dagli avvocati Sergio Monaco, Loredana Greco, Antonio Carullo, Mario Zito, Gaetano Forte e Vincenzo Lo Re). Per il pm, non c'erano prove di eventuali condotte illecite. Precedentememnte per ben due volte la Procura aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, ritenendo insostenibile l’accusa di peculato in questo caso, essendo stata l’Amia più volte considerata come una società privata e non pubblica. Richieste respinte dal gip Marina Petruzzella, che aveva disposto l’imputazione coatta. Quando finalmente si è celebrata l’udienza preliminare – nell’estate del 2017 – si è arrivati ai rinvii a giudizio.

 
 

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