Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Giallo sulla sparatoria allo Zen, poliziotti restano agli arresti domiciliari

Il Riesame ha rigettato la richiesta avanzata dall'avvocato dei due agenti, Nino Zanghì, che ha prodotto una controperizia: "Presenteremo ricorso. Il processo faccia il suo corso in tribunale, non sui giornali"

Restano agli arresti domiciliari i due poliziotti accusati di aver inscenato un sparatoria allo Zen. Il tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta avanzata dai legali dell’ispettore capo Francesco Elia e dell’assistente capo Alessandra Salamone, finiti sotto indagine per i reati di calunnia, simulazione di reato e procuratore allarme. Lapidario il commento dell’avvocato Nino Zanghì: “Presenteremo ricorso contro questa decisione, ma non voglio dire altro. I processi - ha dichiarato a PalermoToday - si fanno in tribunale, non sui giornali, e credo che di questa notizia se ne sia parlato troppo”. La tesi del pm Maurizio Bonaccorso, almeno per il momento, ha retto nuovamente di fronte a un giudice diverso da quello che firmò l’ordinanza di custodia cautelare.

I fatti risalgono al 16 marzo scorso, quando i due poliziotti hanno lanciato l’allarme alla sala operativa per chiedere l’intervento di altre pattuglie, sostenendo di essere finiti nel mezzo di una sparatoria. Nell’auto dei due agenti è stato trovato un buco nel cofano, mentre l’ispettore capo Elia è rimasto ferito a un braccio. Ferita che secondo l’accusa si sarebbe inflitto da solo. Dopo circa un’ora è stata individuata una Hyundai Atos, risultata rubata, che è stata al centro di un inseguimento terminato in via Filippo Di Giovanni. Dal mezzo è uscito un italiano di etnia rom, Roberto Milankovic (23 anni) che ha cercato di scappare arrampicandosi tra i balconi di una palazzina prima di essere fermato. Dopo l'accaduto il giovane è stato rinchiuso in carcere per oltre 50 giorni.

Le indagini, però, hanno rivelato che si sarebbe trattato di una messinscena. Il sospetto è che i due agenti possano aver simulato l’accaduto per ottenere "riconoscimenti e benefici" come sostenuto dall’accusa. A confermare questa ipotesi le immagini riprese da una telecamera e una perizia chiesta dal pm che getterebbe più di qualche dubbio sulla dinamica raccontata da Elia e Salamone. Inutile la controperizia prodotta dalla difesa. Sulle incongruenze riscontrate dalla Procura durante gli interrogatori di garanzia l’avvocato Zanghì non ha dubbi: "Chi riuscirebbe a essere lucido nel riferire dettagli precisi dopo un conflitto a fuoco?".

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