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L'arrivo della polizia dopo la sparatoria

L'arrivo della polizia dopo la sparatoria

L'agguato di via Brigata Aosta, una bambina racconta tutto: "Ho visto la pistola, gli spari e il sangue"

E' stata la figlia di uno dei due feriti - con l'innocenza dei suoi 6 anni - a ricostruire con lucidità quel pomeriggio di follia. Una storia di corna e vendette: "Lui saliva armato, l’ho riconosciuto perché è un nostro amico. Mamma e nonna mi avevano detto di non raccontare nulla..."

Ricostruire la dinamica del tentato omicidio di 10 giorni fa al “Palazzo di ferro”, scaturito da un tradimento e dalla “necessità” di difendere il proprio onore a colpi di pistola, non è stato semplice per gli investigatori. Nessuno degli inquilini di via Brigata Aosta 56, pur avendo le idee chiare su chi fosse stato, ha voluto parlare o fornire elementi utili per risalire al gruppo di fuoco che ha rischiato di fare una carneficina. A illuminare le indagini è stata la figlia di uno dei due feriti, nonostante la mamma e la nonna l’avessero messa in guardia: “Mi avevano detto di non raccontare quello che avevo visto e saputo perché altrimenti mi rinchiudevano in una comunità”. Il suo racconto, incrociato con l’attività d’intercettazione telefonica, ha fornito un contributo importante che ieri ha portato al fermo di Silvestro Sardina (22 anni), del padre Francesco Paolo Sardina (43) e del cugino Juzef Sardina (23), oggi convalidato dal gip Walter Turturici. I tre quindi restano in carcere.

La bambina, davanti agli agenti e all’album fotografico dei potenziali indiziati, non ha mentito e ha ricostruito con lucidità quel pomeriggio di follia in cui erano rimasti feriti il padre Gaetano La Vecchia, che avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale con la moglie di Silvestro Sardina, e la nonna Teresa Caviglia, colpita di striscio a un braccio. “Stavo andando dai miei nonni e ho visto nella scala un ragazzo che saliva armato con una pistola. Alla mia vista si è alzato il giubbotto come a nascondersi, ma io l’ho riconosciuto perché è un nostro amico. Qualche giorno prima io e la mia famiglia siamo andati insieme alla fiera di Natale. Quando l’ho visto si è nascosto la pistola dietro la schiena. Mentre mi trovavo nel terrazzo e giocavo con mia cugina (in casa dei nonni, ndr) ho sentito due botti provenire dalla scala. Rientrando in casa - spiega la bambina che compirà 7 anni a marzo - ho visto mia nonna che sanguinava ad un braccio. Mi sono messa a piangere e mio nonno per tranquillizzarmi mi ha subito abbracciata”.

Altre informazioni la bambina le ha apprese dai familiari, nessuno dei quali ha voluto collaborare con le forze dell’ordine. “Mia madre - dice la piccola - ha poi raccontato ai miei parenti lì presenti che a casa sua Silvio (Silvestro, ndr) aveva sparato a papà e che aveva puntato la pistola a mia sorella Michelle (di 2 anni) e che mamma aveva preso la piccola e l’aveva messa nel letto per proteggerla. A questo punto un altro ragazzo presente è venuto con Silvio, ha preso una sedia e ha colpito la mamma in testa”. Poi la conferma sul movente passionale di cui in molti erano già a conoscenza: “Tutti i grandi dicono che Silvio si è arrabbiato tanto facendo tutto questo manicomio perché ha saputo che sua moglie Maria gli ha fatto le corna”.

Infatti, poco prima che scoppiasse il caos in via Brigata Aosta, qualcuno aveva chiamato da una cabina telefonica di corso dei Mille per avvisare la polizia su ciò che sarebbe successo di lì a poco: “Correte in via Montalbo, c’è una sciarra e sono con le pistole in mano. La persona armata è Silvio Sardina che stava litigando con la moglie a causa di un presunto tradimento. Era al civico 56 dove c’è il palazzo di ferro occupato. La donna si chiama… c’è un macello, correte subito perché ci saranno più omicidi”.

E così è andata. Qualche minuto dopo i tre componenti della famiglia Sardina, secondo quanto ricostruito dalla polizia, si sono presentati davanti al “palazzo di ferro” cominciando ad aprire il fuoco già dalla strada. Prima hanno sparato contro il balcone al primo piano della scala B, verso l’appartamento di Francesco Fragale. Poi sono saliti di gran corsa continuando a sparare contro La Vecchia, il loro obiettivo, e la suocera Teresa Caviglia. Almeno una quarantina i colpi esplosi con tre pistole calibro 9 Luger. A confermare la dinamica e a parlare di tragedia sfiorata è la stessa donna rimasta ferita durante una telefonata al marito: “Mi stava portando a morire a me, a tuo fratello Ciccio, ai bambini... che se Ilenia (nome di fantasia, ndr) a posto di essere seduta qui, la bambina si trova seduta nel divano, me le lasciano distesa a terra. Basta che sa lui quello che maneggia. Loro sono più importanti di lui, no una volta, centomila volte! Perché per i figli non ce ne è prezzo”. Davanti al gip, Silvio Scardina, assistito dall'avvocato Tommy Delisi, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, mentre si sono difesi il padre e il cugino. Francesco Paolo Sardina ha detto di non aver partecipato alla sparatoria ma di essere intervenuto solo in un secondo momento per calmare il figlio.

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