Cronaca Montepellegrino / Via Brigata Aosta

L'onore, le corna e la sparatoria con due feriti in via Brigata Aosta: definitive tre condanne

La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Silvestro Sardina, di suo padre Francesco Paolo e del cugino Yuzef: dovranno scontare 9 anni e 8 mesi di carcere. L'agguato avvenne il 2 gennaio del 2018. A scatenare lo scontro la relazione extraconiugale della compagna di uno degli imputati

I rilievi della polizia dopo la sparatoria in via Brigata Aosta

"C'è una sciarra e sono con le pistole in mano! Al civico 56, dove c'è il palazzo di ferro occupato, c'è un macello! Correte subito perché ci saranno più omicidi", questo disse un testimone alla polizia intorno alle 19.30 del 2 gennaio del 2018. E quando le volanti arrivarono in via Brigata Aosta, si temette veramente il peggio: gli investigatori si trovarono infatti di fronte due feriti, Gaetano La Vecchia e la suocera Teresa Caviglia, e raccolsero più di quaranta bossoli. Adesso per gli autori di quella folle sparatoria e del duplice tentativo di omicidio - nati da una questione di corna e di "onore" - la condanna a 9 anni e 8 mesi di reclusione, inflitta con l'abbreviato, è diventata definitiva.

La prima sezione della Cassazione, presieduta da Monica Boni, ha infatti dichiarato inammissibili i ricorsi di Silvestro Sardina, detto "Silvio", di suo padre Francesco Paolo, detto "Paoluzzo", e di suo cugino Juzef, soprannominato "u tunisinu". I giudici, come era accaduto sin dal primo grado di giudizio, hanno respinto le tesi della difesa, secondo cui si sarebbe dovuto contestare solo il reato di lesioni perché gli imputati non avrebbero mai avuto l'intenzione di uccidere le vittime.

In un primo momento - anche perché all'arrivo della polizia qualcuno lanciò dal palazzo un borsone con quindici chili di hashish - si pensò ad un regolamento di conti nell'ambito della gestione dello spaccio. Invece il movente, come ammettevano nelle intercettazioni gli stessi protagonisti della vicenda, era la relazione extraconiugale intrattenuta da La Vecchia con Caviglia, compagna di Silvestro Sardina.

Il retroscena: una bambina racconta l'agguato

I giudici hanno messo in evidenza il "contesto spiccatamente omertoso", in cui avvennero i fatti, peraltro "in una zona ad elevata densità criminale", visto che gli appartamenti del palazzo di via Brigata Aosta sono "prevalentemente occupati abusivamente da famiglie di pregiudicati, molte delle quali legate a Cosa nostra".

Così la Cassazione ricostruisce la vicenda: "Si è accertato che Francesco Paolo Sardina si era munito del benestare di un personaggio di una certa caratura criminale per l'esecuzione del 'macello' che Silvestro Sardina aveva in animo di compiere" e che "era stato diffuso dagli stessi imputati un preallarme tra i ragazzini del quartiere invitandoli a mettersi al riparo tempestivamente, per evitare un coinvolgimento accidentale nella sparatoria, programmata per tempo". Per questo è stata contestata, e poi ritenuta sussistente, la premeditazione.

"Il commando - si legge ancora nella sentenza - si presentò davanti allo stabile di via Brigata Aosta con il dichiarato intento di sterminare 'la razza dei Fragale', ossia l'intero nucleo famigliare della moglie di Gaetano La Vecchia, che aveva leso l'onore di Silvestro Sardina. Quest'ultimo armato ed istigato dal padre Francesco, esplose quattro colpi di arma da fuoco contro Francesco Fragale, che era affacciato al balcone della sua abitazione al primo piano; dopo, mentre Francesco Paolo Sardina rimaneva in strada, Silvestro Sardina, spalleggiato dal cugino Juzef ,si introdusse nello stabile, giunse nella casa di Gaetano La Vecchia e esplose diversi colpi contro di lui e poi, all'impazzata, altri colpi contro mobili e suppellettili; infine scendendo per le scale i due aggressori si fermarono al secondo piano, sul pianerottolo dell'abitazione dei coniugi Salvatore Fragale e Teresa Caviglia. Silvestro Sardina, accortosi della presenza della donna, esplose alla cieca e ad altezza d'uomo altri due colpi di arma da fuoco, che oltrepassarono la porta d'ingresso, ferendo Teresa Caviglia al braccio destro".

Per la "vendetta" furono usate una pistola semiautomatica calibro 9 e un revolver. E' anche emerso che Silvestro Sardina, prima di colpire La Vecchia, gli aveva detto: "Ora ti faccio vedere cosa significa il dolore". Inoltre, l'imputato "litigò violentemente con la compagna, quel giorno, nel primo pomeriggio, intorno alle 15" proprio per il tradimento e "da quel momento covò il proposito di vendetta, pianificando l'aggressione armata". 

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