rotate-mobile
Mercoledì, 1 Dicembre 2021

VIDEO | Altri 4 fermi per la faida allo Zen, l'urlo prima della sparatoria: "Non c'è tempo per la pace"

Questo avrebbe detto uno dei componenti del "commando paramilitare", come lo definisce il capo della squadra mobile Rodolfo Ruperti, prima di aprire il fuoco e colpire Giuseppe e Antonino Colombo. Oltre ai fratelli Maranzano sono state fermate altre quattro persone con l'accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso

"Non c’è tempo per la pace". Questa la frase che avrebbe urlato uno dei componenti del "commando paramilitare", come lo definisce il capo della squadra mobile, entrato in azione allo Zen martedì scorso per aprire il fuoco contro Giuseppe e Antonino Colombo, padre e figlio di 57 e 35 anni, raggiunti da una raffica di proiettili esplosi con almeno tre armi. "Un’azione tanto violenta - spiega Rodolfo Ruperti - non si vedeva da tempo. Hanno voluto dare una dimostrazione di forza sparando all’impazzata". I protagonisti della vicenda speravano nel silenzio che in passato ha avvolto il quartiere Zen dopo fatti del genere ma questa volta due testimoni, vincendo la paura di subire ritorsioni, hanno collaborato fornendo alcuni importanti spunti investigativi.

Le immagini dopo la sparatoria allo Zen | video

La sparatoria avvenuta martedì all’angolo tra via Patti e via De Gobbis ha provocato il ferimento dei due Colombo. L’antefatto, come accertato grazie alle immagini della videosorveglianza, va individuato in una discussione avvenuta nelle ore prima all’interno di un bar. Lo scontro, inizialmente solo verbale, ha esasperato vecchi rancori che avrebbero portato il commando ad armarsi e preparare un agguato. “Si erano registrate frizioni - spiega ancora il capo della squadra mobile - anche prima dei fermi di gennaio scorso. Volevano che i Colombo andassero via dal Zen”. Poco dopo, fallito un tentativo di mediazione per evitare i colpi di pistola, gli (almeno) sei indagati hanno raggiunto via Patti con diverse auto (tra le quali una Audi Q3) e alcuni scooter.

Spari allo Zen, feriti padre e figlio - Foto

Il gruppo armato, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era composto da Letterio e Pietro Maranzano (fermati già nei giorni scorsi), Vincenzo Maranzano (48), Attanasio Fava (37), Nicolò (23) e Giovanni Cefali (52). Non è chiaro se qualcun altro o loro stessi si siano occupati di ripulire il tappeto di bossoli. Stando ai risultati del sopralluogo sono stati trovati bossoli, proiettili inesplosi e anche un’ogiva riconducibili ad almeno tre calibri differenti. Con l’operazione di stanotte, che ha visto impegnati oltre cento agenti per cinturare lo Zen, sono stati individuati i sei presunti componenti del commando armato ma le indagini proseguono per verificare l’eventuale coinvolgimento.

"Dopo la sparatoria in via Patti è stato fatto un grande lavoro investigativo in un territorio di solito impermeabile alle indagini. E' stato un episodio che solo per caso non ha provocato dei morti ma avrebbe potuto innescare una faida tra famiglie collegate alle criminalità organizzata e pronte a tutto". A dirlo è stato Andrea Lo Iacono, il vicario del questore di Palermo. "È un quartiere caratterizzato da omertà dove la gente preferisce tacere - ha aggiunto - ma questa operazione dà fiducia alle numerosissime famiglie perbene che vivono allo Zen. Non esistono a Palermo zone franche, territori sottratti al controllo dello Stato".

Sullo stesso argomento

Video popolari

VIDEO | Altri 4 fermi per la faida allo Zen, l'urlo prima della sparatoria: "Non c'è tempo per la pace"

PalermoToday è in caricamento