Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Gli spari in strada allo Zen, polizia assedia il quartiere: scattano quattro fermi

L’accusa è tentato omicidio con l’aggravante del metodo mafioso: presa la banda che lo scorso martedì aveva aperto il fuoco contro Giuseppe Colombo e i figli Antonino e Fabrizio, lasciando sul selciato una decina di colpi, tra proiettili inesplosi e bossoli

A distanza di sei giorni dall'agguato allo Zen, la polizia all’alba di oggi ha eseguito quattro fermi di indiziato di delitto, con l’aggravante dal metodo mafioso. Si tratta di Giovanni Cefali, 52 anni, Nicolò Cefali, 23 anni (padre e figlio), Vincenzo Maranzano, 48 anni e Attanasio Fava, 36 anni: sono accusati di avere fatto parte del commando che lo scorso martedì ha fatto fuoco contro Giuseppe Colombo e i figli Antonino e Fabrizio, lasciando sul selciato una decina di colpi, tra proiettili inesplosi e bossoli.

I fermi sono stati emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. "La Squadra mobile - dicono dalla questura - ha così chiuso il cerchio su quello che, fin dai primi momenti, aveva assunto le caratteristiche di un vero e proprio agguato mafioso, interrompendo le esuberanze criminali di quanti credevano di sottrarre lo Zen alla legge dello Stato".

Decisiva, nella ricostruzione del quadro, la testimonianza di una donna, che era presente al momento non solo della sparatoria, ma anche dei vari scontri che nella giornata di martedì l'avrebbero preceduta. Era stata lei a fare i nomi dei fratelli Litterio e Pietro Maranzano, di 35 e 21 anni, fermati martedì scorso, alcune ore dopo l'agguato tra via Patti e via de Gobbis. Anche una delle vittime, inizialmente, appena arrivata a Villa Sofia, aveva indicato i Maranzano come i suoi aggressori ai poliziotti della squadra mobile, salvo poi rifiutarsi di firmare il verbale, temendo gravi ritorsioni.

La Procura ritiene che l'agguato sia maturato nell'ambito di una faida legata al controllo del territorio, consumata con metodi tipicamente mafiosi. E già dalla prime battute era evidente che nell'inchiesta, oltre ai Maranzano, erano coinvolte anche altre persone, visto che, secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate almeno tre diverse pistole per sparare ai Colombo. Inoltre, la testimone aveva raccontato che al momento dell'agguato in via Patti erano arrivate almeno cinque macchine e diversi scooter con un numero significativo di uomini. 

Tutto sarebbe nato, secondo la donna da una spallata data scherzosamente da uno dei Colombo a un commerciante dello Zen, all'uscita del bar Cherry. Una scena a cui avrebbero assistito i Maranzano, che avrebbero detto ad Antonino Colombo: "Testa di minchia la finisci di insultarlo? Quando dici tu la finisci". Dietro all'episodio, però, vi sarebbe un astio profondo e risalente nel tempo. E adesso, a distanza di sei giorni, la chiusura del cerchio. La polizia stanotte ha messo sotto assedio il quartiere e nel giro di meno di una settimana sono stati individuati i protagonisti del commando che volevano prendersi lo Zen.

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