I fatti del 28 aprile 2013 / Monreale

Dieci anni fa la sparatoria a Palazzo Chigi, il carabiniere monrealese Giangrande: "Non perdonerò mai Preiti"

Il maresciallo, da allora tetraplegico, risponde all'uomo in carcere per tentato omicidio che dice di convivere con un rimorso: "Una persona che non è lucida non porta con sé una pistola comprata al mercato nero, con la matricola abrasa e con quaranta colpi nel marsupio"

"Assolutamente no. Non ho alcuna intenzione di incontrare Preiti e mai lo perdonerò". Lo dice all'Adnkronos il maresciallo di Monreale, Giuseppe Giangrande, ferito gravemente il 28 aprile di 10 anni fa davanti a Palazzo Chigi, replicando alla richiesta avanzata, in un'intervista all'agenzia di stampa, dall'uomo condannato per tentato omicidio nei suoi confronti. Preiti, ora recluso a Rebibbia, ogni giorno da un anno e mezzo esce dal carcere la mattina per lavorare e rientra in cella alle 19.30.

"Dice che non voleva colpirmi? Oltre a me ha colpito un collega alla gamba e ne ha sfiorati altri due. Una persona che non è lucida non porta con sé una pistola comprata al mercato nero, con la matricola abrasa e con quaranta colpi nel marsupio. Luigi Preiti può dire quello che vuole, ma oltre a colpire me ha tolto soprattutto a mia figlia gli anni della sua gioventù, quello che nessun genitore vuole. Lui mi ha sottratto quello che non doveva sottrarmi", aggiunge Giangrande.

"A Giangrande - aveva detto prima Preiti - penso sempre, non dico ogni giorno ma quasi. Convivo con questo rimorso e dovrò farlo probabilmente per tutta la vita. Credo sia questa la mia condanna più dura”.

Preiti è recluso nella sezione G8 ‘reparto Venere’ del carcere di Rebibbia. Lo stesso giorno, oggi, di dieci anni fa sparò ad altezza uomo davanti a alazzo Chigi dove il governo Letta giurava nelle mani dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un proiettile centrò Giangrande, rendendolo tetraplegico a 50 anni ancora da compiere.

"Quel giorno partii dalla Calabria con la pistola che avevo comprato illegalmente dopo che i ladri provarono a entrare in casa - ha raccontato Preiti -. Scelsi proprio quel giorno per andare a Roma perché c’era il giuramento del nuovo governo, ho pensato che lì avrei trovato sicuramente un politico. Ero convinto che colpendone uno avrei vendicato quelli come me. In testa avevo Berlusconi, Bersani o Monti, erano loro i miei obiettivi. Colpire almeno uno di questi significava nella mia testa prendersi una rivincita per conto di tanti italiani nella mia stessa situazione, disoccupati nel pieno di una crisi economica che allora sembrava avrebbe affossato il paese. Sbagliavo. Io, che pur non volendolo ammettere ero in balia della depressione, commisi allora quello che poi si è rivelato il più grande errore della mia vita”.

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