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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Sparatoria a Milano: 26enne quasi ucciso, palermitano arrestato per tentato omicidio

Tre persone in manette per il raid dello scorso 29 agosto sotto i portici di via Creta: tra loro c'è Fabio Di Salvo, 34 anni, considerato il mandante

In ospedale, ancora in pericolo di vita e con il rischio serissimo di restare paralizzato per sempre, non aveva detto nulla ai poliziotti. Mentre cercava di parlare con i familiari e gli amici per far partire la vendetta, con gli investigatori era rimasto praticamente muto, eppure, nonostante quell'omertà da criminali consumati, gli agenti della squadra mobile sono riusciti a ricostruire il puzzle mettendo insieme tutte le tessere del tentato omicidio di via Creta a Milano risalente allo scorso agosto. Riuscendo a svelare il movente e il film di quel raid di sangue andato in scena sotto quei palazzoni che nel tempo sono diventati - per usare le parole di chi ha indagato - "un'enclave dei gruppi criminali" e inchiodando anche un palermitano coinvolto nella vicenda.

Tre uomini - il 19enne Raimondo Caputo, il 27enne Kevin Giovanni Raineri, e appunto il 34enne di Palermo, Fabio Di Salvo - sono stati arrestati ieri in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché accusati del tentato omicidio di un ragazzo di 26 anni quasi ammazzato a colpi di pistola lo scorso 29 agosto. 

Come racconta Carmine Ranieri Guarino di MilanoToday il blitz dei tre era avvenuto sotto i portici di via Creta, una zona che da tempo fa i conti con degrado, spaccio e criminalità e che più volte è diventata teatro di sparatorie e regolamenti di conti per questioni di droga. Lì, il 26enne - che a luglio era sfuggito a un altro "attentato" nel quale era invece rimasto ferito un suo amico - aveva incontrato gli aggressori in un appuntamento preso per risolvere questioni legate allo spaccio di cocaina. 

L'appuntamento era però diventato una trappola e - stando a quanto ricostruito dagli specialisti della Omicidi guidati da Marco Calì e Alessandro Carmeli - il 19enne aveva estratto una pistola e aveva sparato diversi colpi contro il ragazzo, che ha precedenti per spaccio e che sarebbe un pusher attivo proprio in zona. Centrato al fianco dal proiettile, il giovane era stato accompagnato da un amico al San Carlo ed era stato subito operato per poi essere ricoverato in prognosi riservata. 

Al loro arrivo sul posto gli agenti della Volante e della Mobile avevano parlato con alcuni testimoni che però non avevano fatto nomi, né fornito grandissime indicazioni e avevano sequestrato un bossolo calibro 9x21, identico al proiettile estratto dal medici dal corpo del ferito. Una grande mano alle indagini, coordinate dai pm Laura Pedio e Monia Di Marco, è arrivata dalle telecamere di sorveglianza, che hanno ripreso la fuga di due degli aggressori, tra cui il 19enne che sarebbe l'uomo che materialmente ha aperto il fuoco. Dopo aver dormito in un hotel in zona San Siro, il giorno dopo il ragazzo - che ha precedenti per armi e reati contro la persona - era partito alla volta di Margherita di Savoia, in Puglia, dove ha trovato ospitalità dai nonni fino al momento in cui per lui sono scattate le manette. 

Ad incastrarlo ci sono anche alcune stories Instagram che lui stesso ha pubblicato sul proprio profilo pochi attimi prima della sparatoria che lo mostrano a bordo di un motorino in via Creta insieme al palermitano Fabio Di Salvo, considerato il mandante dell'aggressione. Identificato il più giovane del gruppo, anche grazie ad attività tecniche e appostamenti, i poliziotti sono poi risaliti agli altri due uomini, che vivono e "lavorano" entrambi in via Creta. In quella sorta di fortino dove si spaccia e si spara coperti dall'omertà. In quello sorta di fortino dove, però, venerdì mattina è arrivata la polizia. 

La ricostruzione del raid e la testimonianza

"Il raid, nell’ipotesi degli agenti guidati dal dirigente Marco Calì e dal vice Alessandro Carmeli, è stato pianificato e portato a termine per regolare i conti legati allo spaccio nella zona di Forze Armate - si legge su Il Giorno -. L’inchiesta scatta alle 23.31 del 29 agosto scorso, quando dal pronto soccorso dell’ospedale San Carlo chiamano il 112 per segnalare la presenza di un ragazzo ferito al fianco sinistro da un colpo di arma da fuoco. E' cosciente e lucido, ma alle forze dell’ordine racconta una storia a dir poco strampalata (che gli costerà pure un’accusa di favoreggiamento), provando ad accreditare la pista del litigio casuale con uno sconosciuto dopo una serata trascorsa in un ristorante cinese con fidanzata e suocera. 'Tutto a un tratto – mette a verbale – è passato di fianco a me un ragazzo che non ho mai visto prima, alto circa 170/180 centimetri, castano scuro, senza barba, corporatura magra, al quale, senza alcun motivo se non quello che ero sotto l’effetto dell’alcol, ho tirato uno schiaffo sul volto o sulla nuca chiedendogli a voce alta le testuali parole: 'E tu chi c. sei?'. Non so dove sia andato il ragazzo che ho colpito, ma dopo pochissimi istanti ho sentito due colpi di pistola e ho avvertito un dolore strano alla gamba sinistra'. E invece il giovane – che rischia di dover fare i conti per tutta la vita con le lesioni provocate dal proiettile calibro 9x21 – conosce benissimo sia chi ha premuto il grilletto sia chi gli ha ordinato di farlo. I segugi della Omicidi hanno solo un nome, anzi un soprannome: "Dodo". Così viene abitualmente chiamato Caputo, che tra le 21 e le 22 di quel giorno ha postato un video su Instagram che mostra lui e un’altra persona a bordo di un T-Max. Chi è? Di Salvo, origini palermitane, proprietario di uno scooter identico acquistato due giorni prima per 12mila euro e misteriosamente rivenduto il 12 settembre: è lui, stando a quanto risulta, il capo della batteria di spacciatori che ha assoldato "Dodo" per uccidere il rivale. Conferme arrivano dalle telecamere di videosorveglianza, che tra le 22.59 e le 23.01 (poco dopo la sparatoria) immortalano la corsa di Caputo (e del terzo uomo Raineri) tra via Saint Bon, via Zurigo e la fermata Inganni del metrò".

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