Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca Cinisi

Sparatoria a Cinisi, l'indagato non era solo: "Ma non vi dirò chi mi ha accompagnato"

I retroscena dell'agguato in cui sabato notte sono rimasti feriti due fratelli e la caccia al complice. Vincenzo Carlo Daricca, che ha ammesso di aver aperto il fuoco anche contro la casa delle vittime, si è però rifiutato di svelare l'identità di chi era con lui. Nell'ordinanza con cui è stato confermato il carcere, il racconto dei tanti testimoni

Ha chiamato una persona - di cui si è ripetutamente rifiutato di dire il nome agli inquirenti - e si è fatto accompagnare a Cinisi, con una pistola (che dice di aver buttato per strada) per punire, sparando una decina di colpi, quel giovane che si sarebbe permesso di dare un ceffone alla sua fidanzata e che è poi finito in gravi condizioni in ospedale. Dall'ordinanza del gip Clelia Maltese, che ha convalidato il fermo per Vincenzo Carlo Daricca, 19 anni, disponendo il carcere, emerge dunque chiaramente che l'indagato, sabato sera, quando ha aperto il fuoco contro due fratelli davanti a un distributore di benzina, non era solo. E i carabinieri stanno cercando di rintracciare proprio questo presunto complice. 

Il racconto: "Aveva un foro al torace e gridava aiutatemi"

Dieci colpi, anche contro la casa delle vittime, poi la fuga allo Zen

Nel provvedimento, con cui sono state accolte le richieste del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e del sostituto Chiara Capoluongo, sono riportate anche tutta una serie di testimonianze, che fanno riferimento alla rissa tra ragazze a Terrasini, precedente alla sparatoria, ai motivi che l'avrebbero scatenata, e che consentono pure di ricostruire l'agguato: Daricca, dopo aver ferito E. B. ad una gamba e il fratello, R. B. al torace, avrebbe pure sparato due colpi contro la loro abitazione, si sarebbe sbarazzato dell'arma gettandola lungo la statale 113, sarebbe passato da casa sua a Carini "per prendere le cose" e infine si sarebbe rifugiato in una casa dello Zen, attendendo la mattina per chiamare l'avvocato Maurilio Panci e costituirsi.

Il video dell'agguato e il ferito che riconosce l'indagato prima di essere operato

La sparatoria è stata ripresa dalle telecamere della stazione Q8 di corso Umberto, a Cinisi, ma è stato proprio il ragazzo che si trova in prognosi riservata, prima dell'intervento chirurgico, a riconoscere il suo aggressore in una foto che gli hanno mostrato i carabinieri. Dalle immagini della videosorveglianza si vedrebbe chiaramente che Darrica scende dalla sua Fiat 600 dal lato passeggero, a conferma che a guidare era qualcun altro.

Il fermato: "Hanno aggredito la mia ragazza e le mie cognate"

Nell'ordinanza c'è proprio la versione dell'indagato, che spiega: "Sabato sono uscito con la mia fidanzata, con cui sto da 8 mesi e siamo andati a Terrasini verso le 22. Dopo cena - afferma Daricca - abbiamo raggiunto le sorelle della mia ragazza che erano con altri amici in piazza. C'erano altre persone e la situazione era tesa perché hanno cominciato a discutere con altre ragazze, parenti dei fratelli. La cugina (delle vittime, ndr) aveva avuto una relazione con il ragazzo che ora è fidanzato con mia cognata. Probabilmente per questo è nata la discussione e ho visto che a un certo punto tutti aggredivano la mia fidanzata e le sorelle. Hanno avuto anche dei lividi - sostiene - ma nessuna di loro è andata al pronto soccorso".

"Mi sono allontanato e ho preso la pistola in macchina"

Daricca prosegue: "Mi sono allontanato e sono andato in macchina a prendere la pistola. Sono ripassato davanti alla piazza, dove nel frattempo erano arrivati i carabinieri e ho tirato dritto, ma la lite era ancora in atto. Poi sono ripassato e c'erano solo i carabinieri". E chiarisce: "Mi sono messo a cercare i fratelli perché sono stati loro ad aggredire le ragazze. Li conosco di vista perché comunque io sono tutti i giorni a Cinisi e Terrasini, ma neanche ci salutavamo". Sostiene inoltre che avrebbe conosciuto il ragazzo ferito più gravemente proprio il giorno in cui, per l'accusa, ha tentato di ammazzarlo.

"Non ero solo, ma non voglio dire chi mi ha accompagnato"

L'indagato parla poi del suo presunto complice: "Non ero solo in macchina, ma non voglio dire chi era l'altra persona. Io ero sul lato passeggero, abbiamo fatto un giro e ho visto i fratelli fermi alla pompa di benzina a Cinisi. Sono sceso dalla macchina e con la pistola ho cominciato a fare fuoco, non volevo prenderli ma solo spaventarli, sparavo verso la macchina non verso di loro. Penso di aver sparato una decina di colpi. La pistola era mia, ce l'avevo da quando ero uscito a cena con la mia fidanzata".

"Ho buttato la pistola, non conosco le vittime"

L'indagato racconta poi la fase successiva dell'agguato e la sua fuga: "Ho inseguito uno dei fratelli e poi sono andato via. Arrivato verso la curva di Villa Paradiso sulla statale 113 ho lanciato l'arma, sono passato da casa a Carini, ho preso le cose e sono andato allo Zen, dove ho un'altra casa, ho aspettato che si facesse mattina e ho chiamato l'avvocato. Non conosco i fratelli né i loro amici, oltre a me e a chi guidava l'auto non c'era nessuno con cui ho parlato di quello che stavo per fare".

La fidanzata: "Quel ragazzo mi ha dato un ceffone"

I carabinieri hanno sentito anche la fidanzata di Daricca, che ha riferito: "Intorno alle 3 ero in piazza a Terrasini e ho avuto un'accesa discussione, terminata con una colluttazione, con altre tre ragazze. Il mio intervento nella lite era finalizzato a difendere mia sorella di 16 anni che era stata insultata dalle ragazze, come me e l'altra mia sorella. Tutto è sforciato in una lite fisica e io ho ricevuto un ceffone da R. B., cugino di una delle ragazze, intervenuto per dividerci. A quel punto ho perso completamente il controllo e mi sono avventata contro di lui, che cercava di scusarsi. Tutti hanno visto che ho ricevuto uno schiaffo da R. B. Il mio ragazzo appena ha saputo questa cosa si è allontanato e ho notato che si era innervosito moltissimo". Dopo la ragazza dice di essere tornata a casa con le sorelle.

La sorella: "Daricca ha avuto una discussione con uno dei fratelli"

A confermare questo racconto è una delle sorelle della fidanzata di Daricca, che sarebbe stata aggredita nella piazza di Terrasini e sarebbe anche finita a terra. "R. B. cercando di difendere le cugine ha dato uno schiaffo a mia sorella. Il fidanzato (Daricca, ndr) ha saputo subito dello schiaffo e l'ho visto avere una discussione accesa con R. B., poi si è allontanato". Aggiunge di aver appreso solo domenica mattina dell'accaduto guardando Facebook: "Mia sorella inizialmente è stata molto vaga, ma poi piangendo mi ha confidato che a sparare era stato proprio il suo ragazzo".

Il passaggio in auto e il racconto dei testimoni

C'è poi l'altro punto di vista, quello delle vittime e di chi le ha soccorse. I due fratelli con un amico avrebbero infatti preso un passaggio a Terrasini da altri due ragazzi, ma conoscevano solo il guidatore, che aveva appunto bisogno di fare benzina e da qui la sosta alla Q8 di corso Umberto. Tutti sarebbero scesi dalla macchina, tranne l'amico del proprietario del mezzo, che ha raccontato a Palermotoday come sarebbero andati i fatti, dopo essere stato sentito anche dai carabinieri. Ha spiegato che dopo la sparatoria, R. B. e il guidatore sono risaliti nell'auto e "mi accorgevo che quel ragazzo era ferito alla pancia e al braccio con perdite di sangue, decidevamo di andare subito all'ospedale di Partinico".

"Mentre prendevo i soldi quel giovane ha iniziato a sparare"

Il giovane che guidava la macchina ha riferito che avrebbe "incrociato tre ragazzi che conoscevo di vista a Terrasini, mi sono fermato per salutare uno di loro (R. B., ndr). Mi ha chiesto se andavo verso Cinisi e se potevo accompagnarli e ho deciso di farlo". Al distributore di Cinisi si sarebbero fermati un attimo a chiacchierare e i fratelli, secondo il teste, avrebbero annunciato che sarebbero rientrati a casa: "Li ho visti incamminarsi, mentre stavo prendendo dalla tasca del mio pantalone 20 euro per fare benzina ho visto una macchina di colore chiaro fermarsi. E' scesa una persona che si è avvicinata a noi, ma è rimasta comunque lontana ed ha cominciato a sparare diversi colpi. Non appena ho capito che gli spari erano diretti verso di noi, sono entrato rapidamente in macchina. Mentre mettevo in moto ho sentito diversi colpi e R. B. mi ha detto: 'Aiutami, sto male', ho capito che era stato colpito e l'ho fatto entrare, ho accelerato e sono scappato". Ha poi accompagnato il ferito al pronto soccorso.

"Si è avvicinato e ha detto: 'Pezzo di merda...'"

L'altro testimone è il ragazzo che ha passato la serata di sabato con i fratelli e ha potuto quindi raccontare qualcosa anche sulle fasi precedenti all'agguato. Ha detto di aver visto nella piazza di Terrasini "alcune ragazze litigare tra loro urlando, con persone che non conosco". Ha anche confermato di aver preso un passaggio con le vittime e che, arrivati davanti al distributore di Cinisi "l'autista della macchina si raccomandava con i fratelli, dando loro buoni consigli per quanto riguarda la discussione che avevano avuto a Terrasini. Dopo 10 minuti una Fiat 600 chiara si è fermata davanti al distributore. Un soggetto è sceso dal lato passeggero ed è venuto verso di noi, dicendo testualmente 'Pezzo di merda...' e ha aperto il fuoco. Appena realizzato quello che stava accadendo - ha detto ai carabinieri - mi sono messo a correre".

Il gip: "Concreto il pericolo di fuga"

Il gip, di fronte a questo quadro, ha prima di tutto ritenuto "concreto il pericolo di fuga" perché "l'indagato - scrive tra l'altro - dopo i fatti si è subito rifugiato a Palermo, ma dopo essere passato a prendere le sue cose; si è presentato alle forze dell'ordine diverse ore dopo i fatti ed essersi disfatto dell'arma".

"Voleva ucciderli, ha un'indole violenta"

Duro il giudizio su Daricca, che il giudice ha infatti deciso di lasciare in carcere: l'indagato si è "ostinato a non voler rivelare chi era alla guida della 600 e da chi ha avuto la pistola", ha avuto la "precisa volontà di colpire i fratelli e di ucciderli, quantomeno R. B.", di "punirli per il comportamento irriguardoso nei confronti della fidanzata". Inoltre, "nonostante la giovane età, l'indagato ha un'indole gravemente violenta e pericolosa ed è assolutamente incapace di contenere la rabbia". Il gip non ha ritenuto, invece, che ci siano gravi indizi di colpevolezza per la ricettazione dell'arma "mancando gli elementi per chiarire la provenienza dell'arma (non trovata)".
 

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