"Minacciato, picchiato e costretto a spacciare", il giudice non ci crede: assolti due giovani

Non reggono le accuse di un diciassettenne tunisino che aveva fatto arrestare gli imputati, sostenendo che lo avrebbero obbligato a smerciare marijuana e a suon di botte a consegnare i 400 euro ricavati dalla vendita

La compagnia dei carabinieri di Partinico

Erano stati arrestati a giugno dell'anno scorso con un'accusa molto pesante, quella di aver costretto - a suon di botte e minacce - un adolescente a spacciare e a consegnare a loro i proventi. Una storia, denunciata dalla presunta vittima, alla quale però il gup Roberto Riggio non ha minimamente creduto, tanto che ha assolto i due imputati, Giuseppe Oliva e Agostino Arancio.

Il giudice, che ha processato i due giovani con il rito abbreviato, ha accolto le tesi degli avvocati Massimiliano Russo e Cinzia Pecoraro. Il sostituto procuratore Giulia Beux, che aveva coordinato l'inchiesta, aveva chiesto invece due condanne, rispettivamente a 7 e a 5 anni di carcere.

L'indagine era nata proprio dalla denuncia della presunta vittima, un diciassettenne di origini tunisine e residente a Partinico. Il giovane aveva raccontato di aver ricevuto pesantissime minacce e anche di essere stato aggredito per spacciare 50 grammi di marijuana acquistata dagli imputati e da un minorenne. I tre, inoltre, avrebbero preteso con la forza la consegna di 400 euro ricavati dalla vendita della droga. Questa la versione fornita dal ragazzo anche alla madre e che aveva fatto finire ai domiciliari i due imputati, su disposizione del gip Annalisa Tesoriere.

Questa ricostruzione è stata sempre negata da Oliva, che ha pure reso dichiarazioni spontanee durante il processo. Ha spiegato di conoscere il giovane che lo accusa sin dalle scuole medie, di essere stato suo amico e che insieme avrebbero comprato una piccola partita di "erba" per furmarla. Solo che la presunta vittima non avrebbe pagato la sua parte e da qui le richieste di soldi che l'imputato gli avrebbe rivolto. Per Oliva il diciasettenne si sarebbe inventato tutto per non far scoprire alla madre che si faceva qualche spinello.

Il giudice per chiarire il quadro ha voluto sentire anche la presunta vittima, che però si sarebbe contraddetta più volte durante l'esame, seppur continunando ad accusare Oliva e Arancio di estorsione aggravata. Ma non è riuscito a convincere il gup che, infatti, ha assolto gli imputati.

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