Cronaca Zisa

Zisa, il call center della coca: "Dosi a casa e pure a professionisti": chieste 12 condanne

Gli imputati erano stati arrestati a luglio dell'anno scorso col blitz "H24 Evolution", che aveva sgominato una vasta rete di spacciatori operativi ad ogni ora. Tra i clienti anche avvocati e dentisti. Un business da 30 mila euro al mese

Cocaina a tutte le ore e consegnata anche a domicilio, per lo più a professionisti (avvocati, dentisti, architetti e agenti immobiliari). Quello sgominato alla Zisa il 26 luglio dell'anno scorso era a tutti gli effetti un call center della droga, con pusher sempre operativi e pronti a prendersi a calci e pugni per assicurarsi i clienti. Un affare da 30 mila euro al mese, secondo le stime della squadra mobile, e ovviamente con il benestare di un boss del calibro di Fabio Chiovaro. Oggi il sostituto procuratore Bruno Brucoli ha chiesto al gup Guglielmo Nicastro la condanna dei 12 degli imputati nel processo nato dal blitz "H24 Evolution". E, nonostante il rito abbreviato, sono pene pesanti.

Nello specifico, per Giuseppe Vallecchia e Giuseppe Randazzo la richiesta è di 18 anni di carcere a testa, 14 anni per Danilo Biancucci, 13 anni e mezzo per Ernesto Gulotta, 12 anni e 4 mesi per Francesco Paolo La Rocca, 8 anni di reclusione ciascuno sono stati invocati poi per Carlo Marchese e Michele Calaiò, 7 anni per Anna Bonfardino, 6 anni e 8 mesi per Antonio Napolitano e 4 anni e 8 mesi per
Emanuele D'Angelo. Pene molto più lievi invece per il pentito Francesco Paolo Lo Iacono (2 anni e mezzo) e anche per la moglie, anche lei collaboratrice di giustizia, Lorena Vitale (un anno e 8 mesi).

L'inchiesta, che il pm ha coordinato con la collega Giulia Beux, aveva acceso ancora una volta i riflettori sul business fiorentissimo della droga. Uno dei pusher aveva nel cellulare ben 400 numeri di presunti clienti e dalle intercettazioni era emerso come venisse sempre usato un linguaggio in codice per le consegne di cocaina (che veniva tra l'altro definita "una birra grande" e "due bottiglie di vino alla volta"). E la macchina dello spaccio non doveva fermarsi neanche per un minuto, tanto che in una telefonata era stato captato il rimprovero a un pusher: "Ti chiamò alle 4 e ci dicisti ca eri curcato?", questo il rimbrotto. Addirittura uno degli indagati si vantava del buon andamento delle vendite: "Cioè, forse ho battuto il record!".

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