Si chiude il primo processo agli "spaccaossa", raffica di condanne e una sola assoluzione

Il gup Annalisa Tesoriere ha inflitto con l'abbreviato pene tra 11 anni e 8 mesi a 36 persone coinvolte nel blitz "Over" dell'anno scorso. Tra loro ci sono anche le vittime compiacenti che pur di truffare le assicurazioni con finti incidenti si erano fatte rompere gambe e braccia con pesi da palestra e mattoni

Un frame con le intercettazioni relative all'operazione che ha sgominato la banda

Si chiude con una raffica di condanne - in tutto 36 - e una sola assoluzione (quella di Giovanni Salvatore Norfo), il primo processo a carico dei così detti spaccaossa, che – con finti incidenti realizzati però menomando davvero vittime compiacenti – avrebbero messo su una maxitruffa alle compagnie assicurative. Gli imputati, giudicati con il rito abbreviato dal gup Annalisa Tesoriere, erano stati in buona parte arrestati nel blitz “Over” dei carabinieri del 15 maggio dell’anno scorso, coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giacomo Brandini e Giulia Beux.

La pena più pesante, 11 anni e 2 mesi, è stata inflitta ad Andrea Salvatore Cintura, poco meno – cioè 10 anni e 10 mesi – ha avuto Luca Reina. Per Alessio Cappello e Domenico Cintura, la condanna è di 5 anni e 10 mesi a testa, 5 anni e mezzo a ciascuno hanno avuto invece Antonino Buscemi e Giuseppe Orfeo, 4 anni e 10 mesi a Giovanni Napoli, 4 anni e 8 mesi ad Alessandro Bova, 3 anni e 10 mesi a Giovanni Viviano, 3 anni e mezzo per Claudio Baglione, 3 anni a testa per Giuseppe Cintura, Giuseppe Monti e Vito Virzì. Per gli altri le pene sono più lievi: 2 anni e 10 mesi ciascuno a Cristofaro Vincenzo Renna, Silvestro Lo Sasso, Salvatore Chiodo e Francesco Dragotto, 2 anni e mezzo per Francesco Tosco, 2 anni per Cristian Neri, 1 anno e 8 mesi per Giovanni Armanno, 1 anno e mezzo ciascuno per Giuseppe Gallo e Francesco Mutolo, 1 anno e 4 mesi per Letterio Maranzano, 1 anno e 2 mesi per Salvatore Fasullo, 1 anno a testa per Giovanni Zinna, Leonarda Amato e Rita Arceri, 1 anno e 20 giorni per Davide Mendola, 10 mesi ciascuno per Domenico Celesia, Franco Arnone, Davide Giammona, Giovanni Calì, Angelo Lo Pinto, Giuseppe Bondini e Manlio Lo Piccolo. Infine 8 mesi per Concetta Di Carlo. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Massimiliano Russo e Antonio Turrisi.

Il giudice ha anche condannato gli imputati a pagare quasi 100 mila euro di risarcimento a diverse compagnie assicurative che si sono costituite parte civile nel processo.

L’inchiesta era stata denominata “Over” perché gli spaccaossa avrebbero utilizzato il termine proprio delle scommesse sportive quando con un finto incidente avrebbero ritenuto di poter incassare somme molto consistenti dalle assicurazioni. Nel processo che si è concluso oggi sono state condannate, anche se a pene molto basse, anche le vittime compiacenti, ovvero le tante persone disperate che, pur di incassare poche centinaia di euro, sarebbero state disposte a farsi frantumare braccia e gambe con mattoni di tufo e pesi da palestra. A loro, infatti, gli spaccaossa avrebbero lasciato solo le briciole di un business fiorentissimo, oltre a menomazione spesso irreversibili.

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Le intercettazioni: "Dietro ogni truffa c'è un grande sacrificio" | VIDEO

Sono ben cinque finora le inchieste che la Procura guidata da Francesco Lo Voi ha messo a segno su questo filone investigativo che aveva suscitato particolare clamore anche per la crudeltà ed il cinismo col quale gli indagati avrebbero approfittato della povertà, delle dipendenze e persino delle malattie mentali delle persone disposte a farsi “rompere”. Nell’ultimo troncone, messo a segno a novembre, erano emerse anche connessioni tra alcuni spaccaossa e i boss di Brancaccio: anche Cosa nostra, quindi, avrebbe lucrato sull’affare. Nelle varie indagini sono coinvolte complessivamente quasi 500 persone.

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