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Cronaca

Spaccaossa, arrivano le prime 25 condanne definitive: alcuni imputati tornano in carcere

La sentenza della Cassazione per le persone coinvolte nei blitz "Tantalo" e "Tantalo bis" coi quali fu scoperta la maxitruffa alle assicurazioni con finti incidenti ma vittime vere, a cui venivano rotte braccia e gambe per simulare i sinistri. Una di loro perse la vita. I giudici dispongono un nuovo processo solo per 3 persone

Poche centinaia di euro per farsi spaccare letteralmente le ossa, spesso senza neppure un'anestesia e riportando lesioni permanenti, per fingersi vittime di falsi incidenti, messi in scena per le strade di Palermo, e ottenere così risarcimenti da decine di migliaia di euro dalle assicurazioni. In questo consisteva la maxitruffa dei così detti "spaccaossa" che venne scoperta per la prima volta - in tutto il suo orrore, non soltanto fisico - ad agosto del 2018 con la prima inchiesta sull'imbroglio, denominata non a caso "Tantalo", per via delle torture alle quali venivano sottoposti i finti feriti, uno dei quali, Yacoub Hadri, perse perfino la vita. Nella tarda serata di ieri la sesta sezione della Cassazione ha messo un punto finale alla vicenda giudiziaria, confermando definitivamente 19 condanne. Altre 6 non erano state impugnate. Alcuni degli imputati, nel frattempo scarcerati, dovranno quindi tornare in cella. Soltanto in 3 casi, ma per solo per un paio di capi d'imputazione, occorrerà celebrare un nuovo processo d'appello.

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Il morto nell'incidente di Brancaccio e l'inizio delle indagini

A processo davanti alla Suprema Corte sono finiti 22 imputati, coinvolti anche nel seguito di "Tantalo", "Tantalo bis", messo a segno nell'aprile 2019. Entrambi i blitz furono condotti dalla squadra mobile, coordinata dai procuratori aggiunti Salvatore De Luca (oggi procuratore capo a Caltanissetta), Ennio Petrigni e Sergio Demontis, assieme ai sostituti Daniele Sansone e Alfredo Gagliardi. Tutto era partito proprio dalla morte di Hadri, un tunisino deceduto - apparentemente - in seguito a un incidente stradale avvenuto il 9 gennaio del 2017, in via Salemi, a Brancaccio. Dopo una perizia si era scoperto però che le lesioni riportate dalla vittima non erano compatibili con la dinamica dell'ipotetico sinistro e da lì era poi venuto fuori il vorticoso e agghiacciante giro d'affari di una delle bande di spaccaossa. Per la morte di Hadri, legata non all'incidente ma alle lesioni inflitte dai truffatori per inscenare l'incidente, la Procura aveva inizialmente chiesto l'ergastolo, ritenendo si trattasse di un omicidio volontario. Una tesi che però non è mai stata accolta dai giudici.

La sentenza d'appello: sconti di pena per 28 imputati

La quinta sezione della Cassazione ha confermato la sentenza emessa il 7 aprile dell'anno scorso, dopo ben 24 ore di camera di consiglio, dalla Corte d'Assise d'Appello presieduta da Mario Fontana. I giudici avevano rivisto le condanne inflitte con l'abbreviato in primo grado dal gup Giulia Malaponte, l'11 settembre del 2020, concedendo diversi sconti di pena.

Le condanne in Cassazione

Nello specifico i due imputati che rispondevano anche della morte di Hadri, Gesuè Giglio ed Alfredo Santoro, dovranno scontare rispettivamente 16 anni e 2 mesi e 14 anni un mese e 10 giorni di carcere. Confermate anche le condanne di Letizia Silvestri (2 anni e 2 mesi), Cristian Pasca (3 anni 6 mesi e 20 giorni), del perito assicurativo Mario Fenech (2 anni e 4 mesi), di Piero Orlando (2 anni e mezzo), Carlo Alicata (4 anni 10 mesi e 20 giorni), Gaetano Alicata (2 anni e 4 mesi), Salvatore Di Gregorio (2 anni e 2 mesi), per l'avvocato Graziano D'Agostino (3 anni e 4 mesi), Maria Silvestri (3 anni e 8 mesi), Monia Camarda (3 anni e 2 mesi), Mario Modica (6 anni e 2 mesi), Antonio Giglio (2 anni e 2 mesi), Giuseppe Mazzanares (4 anni 6 mesi e 20 giorni), Domenico Schillaci (3 anni 10 mesi e 20 giorni), Massimiliano Vultaggio (3 anni) e Antonino Santoro (4 anni un mese e 20 giorni). La sentenza è stata confermata anche per Rita Mazzanares, anche se le è stato concesso uno sconto di due mesi sulla pena di 8 anni 7 mesi e 10 giorni, già inflitta in appello.

"Malata e con un figlio piccolo, ho accettato di farmi rompere le ossa"

I giudici hanno poi confermato i risarcimenti per le assicurazioni truffate che si sono costituite parte civile attraverso gli avvocati Massimo Motisi, Cinzia Calafiore, Marina Cassarà, Loredana Lo Cascio, Valeria Rizzo, Fabiana Cilio, Giuseppe Davide Giugno e Luigi Ragno.

Altre 6 condanne sancite in appello non sono state impugnate (così come 4 assoluzioni) e sono dunque diventate anch'esse definitive. Si tratta di quelle inflitte a Giuseppe Portanova (4 anni e 2 mesi), alla sedicente avvocato Giovanna Lentini (2 anni e 2 mesi e 20 giorni), a Salvatore Arena (un anno), Gioacchino Campora (5 anni 2 mesi e 20 giorni), Salvatore Di Liberto (2 anni e 4 mesi) e a Giovanni Napoli (2 anni 8 mesi e 20 giorni). Le assoluzioni già passate in giudicato riguardano invece Alfonso Macaluso, Filippo Ancheschi, detto "il nano", Vittorio Filippone e Maria Mazzanares.

L'esercito di finte vittime e complici, chiusa l'inchiesta per 400 persone

Il processo d'appello da rifare per 3 imputati

I giudici hanno invece disposto un nuovo giudizio d'appello, ma soltanto per ipotesi residuali, per Francesco Faija, detto "Berlusconi", condannato in appello a 14 anni 8 mesi e 26 giorni, e sotto processo anche con l'accusa di aver truffato l'Inps fingendosi cieco per incassare la pensione di invalidità e l'accompagnamento, per Isidoro Faija (aveva avuto 10 mesi con la sospensione condizionale della pena) e per Francesco La Monica (già condannato a 7 anni). Sono tutti difesi dall'avvocato Antonio Turrisi.

Le altre inchieste e il film

A "Tantalo" seguirono altre 5 inchieste, con decine di imputati e centinaia di vittime consenzienti, legate ad altri finti incidenti. Per tantissime persone (circa 400) rimaste a piede libero la Procura ha chiuso le indagini. La vicenda degli spaccaossa ha suscitato uno sgomento tale da diventare anche materiale per un film. Gli appartenenti alle bande, infatti, avrebbero incassato somme decisamente consistenti truffando le assicurazioni, mentre le persone di cui si servivano, alle quali rompevano ossa delle braccia e delle gambe, spesso in condizioni di grave disagio economico o afflitte da dipendenze, si sarebbero accontentate di poche centinaia di euro, spinte quasi sempre dalla disperazione.
 

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