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Cronaca

Finti incidenti al Nord per truffare le assicurazioni, condannati 16 tra spaccaossa e vittime compiacenti

Il processo si è svolto con il rito abbreviato e il giudice ha anche deciso di assolvere 4 imputati. La presunta banda era stata individuata a marzo scorso e avrebbe organizzato i finti sinistri, con persone disposte a farsi mutilare a colpi di mattoni, nelle province di Novara, Torino, Vercelli, Milano e Varese. Una truffa da oltre 2 milioni

I finti incidenti, con vittime vere e disposte a farsi rompere braccia e gambe per incassare poi i soldi versati dalle assicurazioni, sarebbero avvenuti in molti casi fuori dalla Sicilia, tra le province di Novara, Torino, Vecelli, Milano e Varese, tra il 2017 ed il 2020. Una truffa che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un valore di oltre 2 milioni (di cui 700 mila euro già liquidati dalle compagnie assicurative). Adesso il gup Clelia Maltese, che ha processato con il rito abbreviato 20 persone, tra spaccaossa e finti feriti, ha deciso di condannarne 16 e di assolverne altre 4.

Il giudice ha in parte accolto le richieste del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e del sostituto Anna Battaglia, che avevano coordinato l'indagine del commissariato Brancaccio, culminata il primo marzo dell'anno scorso in 8 fermi

Nello specifico sono stati condannati i tre presunti capi della banda, ovvero Matteo Corrao (8 anni e 4 mesi), Giuseppe Zizza (8 anni) e Vincenzo Maccarone (8 anni 3 mesi e 10 giorni). Condannati anche Girolamo Faia (5 anni 9 mesi e 10 giorni), Luca Poerio (4 anni e 8 mesi), Giuseppa Messina (2 anni e 8 mesi), Lorenzo Catalano (un anno e 8 mesi), Salvatore Picone e Domenico Baldo (entrambi a un anno e 4 mesi), Maria Spinelli, Franca Silvana Gnoffo, Antonio Mussumarra, Ferdinando Lo Iacono, Giuseppa Ales e Rita Scasso (tutti ad un anno pena sospesa) e Vincenzo Aiello (8 mesi pena sospesa). Sono stati invece assolti Giovanni Pisciotta, Angelo Geloso, Lucia Pancari e Rosolino Napoli.

Al vertice dell'ennesima banda di spaccaossa sgominata in città sarebbero stati Corrao, Zizza e Maccarone e molti degli incidenti al centro dell'inchiesta erano stati inscenati utilizzando delle biciclette. L'indagine era partita quando una persona aveva cercato di aprire un conto in un ufficio postale per incassare il risarcimento legato ad un incidente stradale, fornendo però dei documenti falsi.

Poi erano arrivate anche le confessioni di due vittime, mutilate con blocchi di cemento per inscenare alcuni dei sinistri. Una di loro aveva raccontato di essere stata spinta dal bisgono: "Mi sono prestata a questo costretta dalla necessità di fare fronte a un momento di difficoltà economica estrema dovuta al fatto che mi sono trovata sola, separata dal mio compagno, a dover mantenere il mio bambino di 7 anni, senza poter pagare l'affitto della casa in cui vivevo e senza poter pagare le cure costose legate alla mia malattia oncologica".

Una storia di disperazione, quindi, come tante di quelle che negli anni sono entrate nelle varie inchieste condotte dalla Procura sul fenomeno dei falsi incidenti gestiti dagli spaccaossa. "Tu ti sei ammazzata per loro e poi finisce così?", questa era la conclusione della donna che, a fronte di un risarcimento di 45 mila euro liquidato dall'assicurazione, ne aveva percepiti appena 2 mila.

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